Amarcord: Luca Cognigni (Fermana)

Scritto il 01/03/2021
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Amarcord: la partita che non potrò mai dimenticare? 31 luglio 2016, Ancona-Sudtirol di Tim Cup. Fu la mia prima gara con la fascia da capitano dopo 2 anni nella Marche, ma fu anche tante altre cose. 

Dal paradiso... quel giorno ero davvero ispirato: segnai su calcio di rigore, raddoppiai in tap-in su una respinta corta e a tempo scaduto centrai la tripletta con un tiro al volo di sinistro. Poi per non farmi mancare nulla centrai anche un palo.

...all’inferno! Vittoria, pallone e tutti a casa felici e contenti? Nemmeno per sogno, perché purtroppo avanzò tempo per un’entrata scomposta che m’ha scardinato un ginocchio. Un infortunio davvero brutto, che mi ha portato tre volte sotto i ferri.

 



togliere i tifosi al calcio è come togliere le parole da un libro.

 

La rinascita: tornare non fu semplice. Alla lunga riabilitazione si aggiunse il fallimento dell’Ancona e questo aggiunse sconforto allo sconforto. Fortunatamente l’amore per questo sport ha avuto la meglio ancora una volta, come sempre nella mia vita, e con un po’ di sacrifici eccomi di nuovo qui.


Futuro: sarò un sognatore ma a 30 anni non ho ancora smesso di pensare alla serie B, solo accarezzata con l’Ascoli quando avevo 18 anni. Se poi non dovesse accadere pazienza: gioco nella squadra della mia città e della quale sono tifoso fin da bambino. Cosa chiedere di più?



Lockdown e tifosi: togliere i tifosi al calcio è come togliere le parole da un libro. Il succo dello spettacolo sono loro e non averli toglie tutta la magia di questo sport.