De Simoni, primo portiere (per caso) della Nazionale

Scritto il 11/05/2021
da Stefano Ferrio

 Una foto, una storia 


Dall’archivio fotografico AIC affiora il gentleman milanese messo a guardia della porta nella partita d’esordio dell’Italia.




 

Così bardato, con quella casacca a scacchi e le braghe al ginocchio, sembra più un fantino che un portiere, sensazione accentuata dal fisico esile e dalla statura squisitamente media, che sono caratteristiche di solito penalizzanti per un estremo difensore, chiamato a occupare il più possibile l'area piccola di competenza con la sua mole e la sua agilità.

 

Il fascino della divisa

Ma sono osservazioni che contribuiscono solo ad accentuare il fascino di Mario De Simoni, portiere per caso eppure non qualsiasi nella storia del calcio italiano, qui con la divisa della scomparsa Unione Sportiva Milanese durante la stagione 1906 – 1907, quando non ha ancora compiuto vent'anni. Tocca infatti a questo elegante giovanotto, che nella sua Milano coltiva il sogno di fare l'artista studiando all'Accademia di Brera, difendere la porta azzurra nella partita di debutto della Nazionale italiana, il 15 maggio 1910, all'Arena di Milano: un match amichevole sonoramente vinto 6-2 contro la Francia.

 

 

 


Umberto Meazza il ct 

Vero, quella non era la miglior Francia del momento dato che, a causa di guerre intestine scoppiate in seno alla federazione transalpina, le convocazioni della nazionale erano disertate dai giocatori dei club all'epoca più rappresentativi, lasciando quindi spazio a tanti onesti comprimari delle squadre di provincia.

Ma anche l'Italia, affidata nell'occasione al commerciante di vini Umberto Meazza, il primo ct di una lunga storia, schierava più animosi dilettanti che atleti paragonabili ai futuri professionisti. Tutto perché, un paio di settimane prima, i fuoriclasse della Pro Vercelli non si erano presentati allo spareggio-scudetto da giocare contro l'Inter a causa di un irrisolto contenzioso sulla data della partita, con il risultato che l'Inter aveva vinto a mani basse (10-3) la sfida per il titolo contro le riserve dei piemontesi, e che i titolari della Pro erano stati squalificati per un anno e radiati a tempo indeterminato dalla Nazionale.


Un meccanico e un tipografo

Ecco perché, in quel maggio del 1910, il commissario tecnico Meazza deve fare a meno non solo della formidabile linea mediana dei bianchi di Vercelli, composta da Guido Ara, Pietro Leone Giuseppe Milano, ma anche del portiere della Pro, Giovanni Innocenti. Da qui le convocazioni, dettate più dalla disperazione che da autentiche scelte, per avere alla fine undici uomini da mandare in campo contro la Francia, ricorrendo fra gli altri al mediano-meccanico della Fiat Domenico Capello, in procinto di tesserarsi con il Torino, o all'attaccante-tipografo Arturo Bojocchi, un metro e sessanta di incontenibile furore.

 


Portiere pittore

Bojocchi milita nella Milanese, da dove il ct pesca anche questo portiere-pittore che si divide tra pennelli, football, cento metri, nuoto, ginnastica e salto in lungo. Nella goleada inflitta ai Blues, De Simoni lo ripaga con una prestazione così convincente da fargli trovare posto in altre sei successive partite dell'Italia, tutte amichevoli, dove continuerà a giocare da dilettante assoluto, incassando alla fine sedici gol.


Un vero "gentleman"

Dopo il ritiro dal calcio giocato, avvenuto nel 1925, apre un elegante negozio di articoli sportivi nella sua Milano, dove nel 1959 va a trovarlo la troupe del telegiornale Rai diretta da Nino Oppio ed Ezio Stinchelli. Durante la breve intervista, inserita in un servizio sulla storia dei migliori portieri italiani, Mario De Simoni rivela di essere stato contattato da qualche club inglese, in seguito alle prestazioni esibite in Nazionale, ma di avere rifiutato perché troppo legato ai colori della sua amatoriale Unione Sportiva Milanese. Non si sbagliavano i britannici, che avevano visto in lui un vero "gentleman".