Si chiamava Bruno Pace e merita un romanzo

Scritto il 13/05/2021
da Stefano Ferrio

 Una foto, una storia 


Dall’archivio fotografico AIC il ritratto gioioso di uno sportivo nato per andare controcorrente, sia come giocatore che come allenatore.

 



Chissà che qualcuno un giorno non si decida a scrivere un libro su Bruno Pace, nato a Pescara il  16 giugno 1943 e morto per problemi cardiaci, sempre nella sua Pescara, il 7 febbraio 2018. Ne varrebbe la pena e, dovutamente pubblicizzato, andrebbe quasi a ruba, perlomeno nelle tante piazze dove Bruno Pace ha lasciato il segno della sua intelligenza e della sua ironia, prima come "tornante destro" dai piedi buoni e dalla discreta visione di gioco, e poi come allenatore con spiccata vocazione per cause perse da trasformare in gloriose galoppate.

 

Sempre controcorrente

È un talento che affiora inizialmente nel Bologna, con la cui maglia Bruno compare in questa foto, scattata durante la stagione 1974-'75. L'aria festosa e un po' scapigliata si sposa perfettamente con l'immagine di giocatore controcorrente, in perenne polemica con presidenti e allenatori animati da furore repressivo verso i propri atleti. Nel capoluogo emiliano ripicche e dispetti sono all'ordine del giorno con un mister autoritario e istrionico come pochi, Oronzo Pugliese, barese di Turi, detto Don Oronzo: celebri sono i blitz nei cinema (pare pilotati dallo stesso Pace e dal suo illustre compagno di squadra Giacomo Bulgarelli), conclusi con sonori ceffoni mollati da Pugliese all'esterrefatto spettatore di turno, quanto meno "lungi" dall'essere scambiato per un giocatore beccato lontano dalla propria camera.

 


Mister dialogante

Il bello di Bruno Pace è che, una volta ritrovatosi dall'altra parte della barricata, ovvero in panchina, non dimentica affatto i propri trascorsi, qualificandosi come allenatore aperto e dialogante con i calciatori. Gli inizi della carriera da mister sono folgoranti, dato che, all'immediata promozione in C1 centrata alla guida del Modena, segue il contratto firmato con il Catanzaro, all'epoca in Serie A. L'impegno si presenta arduo, perché l'appassionata piazza calabrese è appena rimasta orfana del suo più amato giocatore-bandiera, l'attaccante Massimo Palanca, noto per i baffoni e i piccoli piedi con cui riesce a trasformare direttamente in gol un numero esagerato di calci d'angolo.

 

Ranieri e Mauro

Per nulla scoraggiato dall'ambiente dimesso con cui entra in contatto, Pace inventa uno degli squadroni provinciali più ammirati e temuti degli anni '80, forte di un attaccante scaltro e imprevedibile di nome Edi Bivi e, in difesa e lungo la fascia destra, di due giocatori cui toccherà in sorte altra notorietà: uno è Claudio Ranieri, poi allenatore fra i più gettonati del calcio non solo italiano, visto che guiderà il Leicester alla conquista della Premier League, mentre l'altro è Massimo Mauro, destinato prima a una brillante carriera nella Juventus e poi a un posto fisso conservato per alcuni anni tra gli opinionisti televisivi di spicco.


 


Stella... cadente

Alla guida di quel Catanzaro, mister Pace conquista di slancio il settimo posto alla fine del campionato 1981-'82, miglior piazzamento in Serie A mai centrato dal club. A quel punto molti vaticinano per lui un grande futuro sulle più ambite panchine della massima serie. Invece non è così, la stella della sua notorietà si affievolisce bruscamente con la successiva retrocessione del Catanzaro in B, dopodiché si ravviverà solo a sprazzi fino al ritiro definitivo anche da questa seconda carriera.

 

Coraggio e onestà

Segue un "terzo tempo" dedicato, con la consueta arguzia e originalità, al ruolo di opinionista televisivo.

Fino alla fine, prima ancora di qualsiasi risultato, di classifica come di audience, a contare sarà soprattutto la "firma" di Bruno Pace. Fatta di coraggio e di onestà.