Angelo Benedicto Sormani - Io sono il pallone

Scritto il 31/05/2021
da Pino Lazzaro

 Biblioteca AIC 




A cura di Martina Bonichi
con intervista a Darwin Pastorin
Ultrasport


L’incipit
Sono nato in una famiglia modesta, in una piccola cittadina al centro dello stato di San Paolo, Jaù.
Mio padre faceva l’orologiaio e mia mamma la sarta. In quegli anni si mangiava sempre a casa e prima di rientrare mio papà si fermava a prendere l’aperitivo al bar all’angolo per raccontarsi con gli amici i fatti del giorno. Avevo circa undici mesi quando un giorno, rientrando, mi trovò che gattonavo di qua e di là. Sembra che vedendo rotolare a terra l’uovo per cucire le calze, gridai: “Pa, pa…”. E lui, tutto eccitato: “Dico, Dico corri”. Dico era il nomignolo con cui chiamava la mamma. Quando lei arrivò allarmata, mio padre le disse: “Dico, ha detto papà, l’ha detto prima di dire mamma!”.
Il mio papà era tutto contento e rideva, ma poi si avvicinò mia nonna, la mia balia speciale e, in mezzo a tutto quel chiasso, disse: “Sta chiamando la palla e ha tirato l’uovo di legno per cucire le calze. Non sta chiamando te”.

 



Ecco Sormani
“L’idea del libro è venuta a mia cognata, giusto lei che di calcio tutto sommato ne sa proprio poco, però sa scrivere, è scrittrice. Non che lo volessi proprio fare, non mi pare d’aver fatto chissà che cosa, ma dai e dai abbiamo cominciato, lei registrava, erano soprattutto delle conversazioni tra di noi. Tutto quello che c’è nel libro è vero e ne è uscita così la storia della mia vita”.


E adesso, cos’è il calcio?
“Per me è sempre qualcosa di bello, peccato che per qualche malanno non ci vado più in campo. Per tanti anni ho fatto il maestro di tecnica, fin da quando ho smesso di giocare, ho sempre pensato che la tecnica individuale sia la base per giocare. Quando ho potuto cominciare lì a Napoli, non è con la Primavera che ho voluto cominciare ma proprio con i più piccoli ed è stato lì che mi sono innamorato di questo ruolo, l’insegnamento della tecnica”.


Ancora allo stadio?
“No, non più, però di partite in tv ne guardo anche quattro-cinque al giorno, la passione è sempre tanta. Gioco molto più veloce di una volta ma una cosa continua a essere come prima: non c’è nessun uomo che sa correre più del pallone e le squadre migliori sono quelle che sanno appunto giocare sì veloci, ma con più precisione. Parlando di tecnica, per me c’è quella imparata e quella appresa. La prima è quella che uno fa da solo, provando e riprovando; la seconda è quella delle scuole calcio. È cambiato tutto, certo, per dirne una i bambini non possono più giocare per strada come prima, però imparare e apprendere sono sempre due cose distinte e io noto quelli che hanno imparato e quelli che hanno appreso”.



Sfogliando
… (pag. 13) Ai miei tempi a nessuno sarebbe venuto in mente di mandare un bambino in una scuola di calcio. Non c’era neanche la possibilità di mandarli a una scuola vera, i bambini, figuriamoci il resto … (pag. 44) Io, lui (Pelé) e altri sei o sette ragazzi, vivevamo insieme nella pensione di cui raccontavo prima. Quando volevamo andare al cinema, bisognava aspettare che cominciasse il film e si spegnessero le luci, altrimenti la gente lo riconosceva e voleva l’autografo. Per la stessa ragione quando si usciva, bisognava farlo prima della fine del film. … (pag. 47) Lo ricordo (Pelé) come un ragazzo semplice, cordiale, un amico. Era difficile essere suoi compagni di squadra: era come se lui giocasse davanti al pallone e tutti noi dietro. … (pag. 51) Oggi si paga per andare a scuola di calcio. Se io avessi detto a mia mamma di pagare per mandarmi a scuola di calcio mi avrebbe preso a schiaffi. … (pag. 133) Era molto educato (il papà) e io avevo grande rispetto per quel suo modo di educarmi senza alzare la voce. Lo stimavo molto e, anche se mia mamma era molto severa, con lei facevo le marachelle. Con lui non ero capace.
 



Del 1939, brasiliano naturalizzato italiano, ha giocato con Santos, Mantova, Roma, Sampdoria, Milan, Napoli, Fiorentina e LR. Vicenza. Coi rossoneri ha vinto Coppa Italia, Scudetto, Coppa Coppe, Coppa Campioni e Coppa Intercontinentale. Sette le presenze in maglia azzurra.