Elia Legati… Tra sogni e rimpianti

Scritto il 16/07/2021
da Redazione

 L'incontro 




Le giovanili con Parma e Milan, il debutto tra i professionisti con il Legnano, l'esperienza all'estero nel Principato di Monaco per poi disputare diversi tornei di B, sino alle soglie della massima categoria. Ma anche presenze in azzurro con le nazionali Under 19 e Under 20, che lui definisce una “bellissima esperienza”. È una carriera con molte soddisfazioni e qualche rimpianto quella di Elia Legati, nato a Fidenza (Parma) il 3 gennaio 1986, difensore centrale della Feralpi Salò, con la quale ha disputato quest'anno i play-off per la promozione in B. Una vita trascorsa nel mondo del calcio, dove conta di restarci: in futuro potrebbe sedersi in panchina, visto che ha già passato il primo corso di allenatore.


Scelto dal Milan
“Ho iniziato nel vivaio del Parma ma dopo aver giocato poco nel secondo anno tra i giovanissimi, ho preferito andare al Fiorenzuola che faceva la C2 ed era ben strutturata per le giovanili. Nel 2001, all'età di 15 anni, sono stato visionato e acquistato dal Milan: nel primo anno ho fatto il pendolare, percorrendo più di 200 km al giorno per gli allenamenti, con una macchina della società che veniva a prendermi a casa. L'anno successivo sono entrato nel college di Milanello: al mattino frequentavo il liceo linguistico a Gallarate e nel pomeriggio mi allenavo”.

Via da casa
“La prima esperienza lontano dalla famiglia all'inizio è stata traumatica: eravamo una quindicina di ragazzi nella stessa condizione e solo con il tempo ci siamo ambientati. Sicuramente sono maturato molto sotto l'aspetto educativo e dell'impegno: prima e dopo cena bisognava studiare, giornata piena e faticosa. Con le giovanili del Milan sono arrivato sino alla Primavera, per poi essere ceduto in prestito”.



Esordio tra i prof
“Al Legnago è stata la prima esperienza da calciatore "vero": debuttare tra i professionisti è il primo sogno di ogni bambino che gioca a pallone. In quel momento, oltre ad una nuova avventura, mi sono trovato per la prima volta a gestire la mia vita, visto che abitavo in un appartamento da solo. Una bella esperienza anche per il fatto che nel primo anno è arrivata la promozione in C1. Alla fine di quel biennio si decise il rientro al Milan per procedere con un altro prestito”.

Un sogno "principesco"
“L'offerta del Monaco è arrivata casualmente: i loro osservatori venivano sempre a Legnano per seguire Kamata, esterno offensivo poi del Bari e Siena, così sono entrato nelle loro mire. L'accordo per il congolese non si è concretizzato, mentre io ho accettato l'offerta, ben vista dal Milan, che sperava in una valorizzazione a livello internazionale. Il trasferimento, per la stagione 2008-2009, è avvenuto a giugno, perché in Francia il campionato iniziava prima che in Italia. A Monaco, dove già militava il portiere Flavio Roma, è stata una grande esperienza formativa e di maturità, anche per la necessità di imparare una lingua straniera. Calcisticamente lo è stata di meno perché, pur giocando le amichevoli e qualche spezzone in Coppa, non ho mai esordito nel campionato francese: semplicemente non ero pronto per un'esperienza così importante, ma non rimpiango nulla, perché il Principato di Monaco è un luogo unico al mondo”.

Gioia promozione
“Nel gennaio 2009 sono tornato in Italia, a Novara, in Prima Divisione, dove c'era Notaristefano, mio mister nel secondo anno a Legnano. A fine stagione sarei rimasto volentieri a Novara, dove avevano progetti ambiziosi al punto che poi la squadra è salita in A, ma Milan e Crotone nell'estate trovarono un accordo per la comproprietà. In Calabria, pur molto lontano da casa, fu un'altra bella esperienza, coincisa con la prima esperienza in B, dove sono cresciuto con mister Franco Lerda: sempre in campo, per un totale di 40 presenze e la squadra, neopromossa, totalizzò 62 punti. Alla fine di quel campionato il Milan ha riacquistato il mio cartellino, comunque una bella soddisfazione”.

Consigli da campioni
“Quell'estate non ho mai sognato di far parte della rosa del Milan, non per mancanza di ambizioni, ma perché quel gruppo era formato da tantissimi campioni, difficile trovare spazio. Ho avuto la fortuna, negli anni della Primavera, di allenarmi con campioni come Maldini, Costacurta e Nesta. Di quest'ultimo da ragazzo avevo il poster in camera, era il mio idolo, ma quello che più mi ha aiutato in carriera, anche con insegnamenti, è stato Costacurta, per me rimasto un maestro. Nell'estate 2010 il Milan trovò un altro accordo di comproprietà, con il Padova, che l'anno successivo riscattò interamente il cartellino”.



Sogno svanito
“In biancoscudato è stato il periodo più bello, anche per quanto riguarda la maturità calcistica, tra i 25 e i 28 anni. Splendido in particolare il primo anno, con mister Dal Canto in panchina, culminato con la finale play-off persa contro il Novara: quello è rimasto il maggior rimpianto della carriera, perché la promozione nella massima serie, sfuggita d'un soffio, poteva regalarmi una carriera diversa, sicuramente in quel Padova avrei fatto il titolare in A”.

Futuro
“Il mio contratto scade a fine giugno, ma non sarebbe mia intenzione chiudere la carriera, visto che sono ancora integro e mi trovo bene. Con il presidente Giuseppe Pasini e con mister Massimo Pavanel sono in ottimi rapporti, spero di poter rinnovare il contratto”.

Famiglia e hobby
“Nel secondo anno a Padova mi ha raggiunto la mia compagna Martina, conosciuta sui banchi di scuola a Fidenza: nel 2014 è nata Ginevra, mentre nel 2016 ci siamo sposati. Per quanto riguarda gli hobby nel periodo del campionato ci sono solamente moglie e figlia. In estate mi piace muovermi in bicicletta con una compagnia di amici, amo moltissimo la montagna, con la possibilità di camminate ed escursioni in quota”.