Il guerriero sdentato

Scritto il 11/06/2021
da Stefano Ferrio

 Una foto, una storia 



Dallo straordinario archivio fotografico AIC spunta fuori uno scanzonato primo piano di Nobby Stiles, “feroce” mediano inglese campione del Mondo nel 1966.


Tempra e furore
Fortemente miope, alto meno di un metro e settanta, stempiato anzitempo, privo di quasi tutti i denti superiori a causa di uno scontro di gioco patito in giovanissima età. Sono tutti handicap fisici per nulla collaterali quando si tratta di definire la tempra e il furore per cui resta agli annali del football l’inglese Norbert Peter Stiles, meglio noto come Nobby, nato a Manchester il 18 maggio 1942, e sempre a Manchester deceduto il 20 ottobre 2020. Ma sono anche limiti assolutamente secondari rispetto alla snodata “nonchalance” con cui, in quest’immagine tratta dal favoloso archivio fotografico dell’Associazione Calciatori, si appoggia al palo della porta, probabilmente in attesa dell’ennesimo corner battuto verso la propria area di rigore.

Rude, ipercinetico e impietoso mediano
La maglia rossa non lascia adito a dubbi, è proprio quella del Manchester United, club nelle cui fila Nobby milita per undici stagioni, dal 1960 al 1971, giocando 322 partite ufficiali e realizzando 17 gol. Non molti per un centrocampista ma, come si sarà già intuito, in una squadra illuminata dal genio di un Bobby Charlton e di un George Best, altre incombenze spettano a questo rude, ipercinetico e all’occorrenza impietoso mediano, votato a un lavoro sporco fatto di tackle, recuperi ai limiti dello schianto, colpi proibiti alternati a plateali fallacci.

The Toothless Warrior
Eppure, a restare impressa dello Stiles che, picchiando e arrancando, con la divisa dello United conquista due titoli nazionali, una Coppa d’Inghilterra e una Coppa dei Campioni, ancora prima della cattiveria agonistica, è questa maschera clownesca, da consumato caratterista di film malavitosi. Un ghigno che sui campi da gioco non fece granché ridere molti avversari incorsi nel trattamento loro riservato da “The Toothless Warrior”, il guerriero sdentato, come si abituarono presto a soprannominarlo i tifosi dello United, ma anche quelli, ancora più numerosi, della Nazionale. Inevitabile era il trasporto emotivo provato nei suoi confronti da una platea più popolare che aristocratica, pronta a riconoscere in lui il canonico rappresentante di un calcio patrio fatto di sudore, sangue e adrenalina.



Campione del Mondo
Indossando la bianca maglia dell’Inghilterra, Nobby Stiles sa come ripagare tanta ammirazione a lui tributata. Nei Mondiali casalinghi del 1966, il commissario tecnico Alf Ramsey ne fa un perno irrinunciabile della squadra, tanto quanto i fratelli Bobby e Jackie Charlton, gli attaccanti Geoff Hurst e Roger Hunt, il portiere Gordon Banks. Anche quando, nella partita contro la Francia, il giovanotto esagera, compiendo un intervento “omicida” ai danni del centrocampista Jacques Simon - fallo condannato in diretta dal telecronista della BBC Danny Blanchflower - Ramsey lo difende apertamente, pronto solo a confermarlo nell’undici titolare. I fatti danno inesorabilmente ragione al ct perché, prima della finale vinta sulla Germania Ovest grazie al gol fantasma segnato da Hurst, nella semifinale disputata contro il Portogallo tocca a Stiles cancellare dal campo – e senza ricorrere a fallacci – il fuoriclasse lusitano Eusebio.

La coppa in una mano e la protesi nell’altra
Comprensibile il cordoglio che ha coinvolto tutto il movimento del calcio inglese alla notizia della scomparsa di Nobby Stiles, spentosi dopo il lungo e triste decadimento dovuto all’imperversare dell’Alzheimer. Tanta amarezza, però, non ha certo cancellato, anzi, ha reso ancora più vivido il ricordo del rude e stempiato mediano che il 30 luglio 1966 festeggia il titolo mondiale appena conquistato tenendo in una mano la Coppa, e nell’altra la protesi dei propri denti finti. Più o meno, con la stessa nonchalance di questa foto.