Il Bologna dei Caduti

Scritto il 11/06/2021
da Stefano Ferrio

 Una foto, una storia 




Dall’archivio fotografico dell’Associazione Calciatori ecco una formazione rossoblu destinata e essere falcidiata dalla Grande Guerra.


Dalla maglia rossoblu al fronte della Grande Guerra
Non è ancora il “Bologna che tremare il mondo fa” del celebre modo di dire generato dalle imprese di uno Schiavio Angiolino e di un Biavati Amedeo, questo inquadrato dall’obbiettivo nel corso della stagione 1914/15, dove finirà terzo, dietro Milan e Juventus, al termine di un girone di qualificazione nazionale che ancora non gli apre la via delle semifinali per il titolo.
Vero, manca oltre un decennio all’esplosione agonistica di una delle squadre italiane più forti del periodo fra le due guerre, ma è già un Bologna aitante, ambizioso, reso ragguardevole da più di una storia nascosta fra le maglie della sua formazione titolare. A cominciare da quella del portiere titolare, Antonio Lazzaro Fontana, nato a Modena il 14 agosto 1892, e morto in battaglia, fra le trincee del Carso, il 10 dicembre 1916. Davanti a lui giostra un difensore che di nome fa Enrico Guardigli, pronto a prendere il suo posto fra i pali quando la patria lo chiamerà all’estremo sacrificio. Al giovanissimo centrocampista Guido Alberti (noto come Alberti I per distinguerlo dal fratello attaccante Cesare) tocca invece sorte simile a quella di Fontana: precettato come sottotenente del 48° reggimento di artiglieria da campagna, al fronte si ammala gravemente, per poi spegnersi ventunenne all’ospedale militare di Padova, il 25 settembre 1918.
 



Due argentini
E poi c’è la legione straniera, che è una discreta rarità per il football italico dell’epoca. Due sono addirittura argentini, anche se di ritorno, in quanto figli di emigranti, Si tratta dei fratelli Angelo ed Emilio Badini, centromediano il primo, che è anche il più vecchio, e attaccante il secondo. Esteta in campo e fuori, Angelo Badini, che in Argentina ha fatto in tempo a militare nelle fila dell’Atletico Rosario, fra un anticipo chirurgico e un lancio millimetrico, trova il tempo di diplomarsi all’Accademia delle belle arti. I tifosi rossoblu, noti da sempre per il palato fine, di Angelo Badini imparano ad apprezzare la pittorica regia che in campo disegna passaggi e dispensa palloni, perdonandogli un anno di fuga alla US Milanese prima del ritorno al Bologna per il drammatico passo d’addio. Non è infatti l’età a decretare la fine della sua carriera, ma la brutalità della setticemia di cui si ammala per trovare la morte ventisettenne, il 12 febbraio 1921.
Ad Angelo sopravvive Emilio, che è il più piccolo di una nidiata composta solo di calciatori, visto Rapido e aggressivo in area di rigore, Emilio Badini fa in tempo a compiere due apparizioni anche con la maglia della Nazionale. Significativa risulta la prima, dato che il 31 agosto 1920 è suo il gol che ai tempi supplementari risolve 2-1 per l’Italia una veemente sfida disputata contro la Norvegia alle Olimpiadi di Anversa.



… e uno spagnolo
Iberico di Granada è infine Natalio Ruiz Rivas, che al club emiliano approda come studente del Collegio Spagnolo di Bologna. È la stessa sorte capitata in quegli stessi anni al connazionale Antonio Bernabeu, che è proprio il fratello del Santiago tuttora ricordato come potentissimo presidente del Real Madrid. Antonio Bernabeu risulta invece tra i fondatori, nel 1909, del Bologna, con la cui maglia realizza otto reti in tredici partite. Rivas lo imita nel numero di segnature, che sono otto, collezionate in quarantatré presenze fatte registrare fra il 1910 e il 1915, prima di tornare in patria, e chiudere la carriera nelle fila del Real Madrid.