Quei finlandesi “ammazza-grandi”

Scritto il 11/06/2021
da Stefano Ferrio

 Una foto, una storia 



I calciatori del Kuusysi Lahti, che nella Coppa dei Campioni dell’86 sfiorarono le semifinali, eliminati da un gol dello Steaua Bucarest, sono tra le immagini più suggestive dell’archivio fotografico AIC.


Tra sogno e rammarico
Risulta non poco significativa questa foto, scattata durante la stagione 1985 – ‘86. A fare festa sono i gagliardi professionisti del Kuusysi Lahti, che nel 1984 si è laureato campione di Finlandia per la terza volta nella sua storia.
All’epoca, per una questione di slittamento dei calendari, il titolo finlandese, assegnato ad autunno inoltrato, prima delle ghiacciate e delle lunghe notti dell’inverno artico, dà accesso alla Coppa dei Campioni della stagione successiva, essendo inammissibile salire “in corsa” in quella iniziata a settembre. Nell’occasione, un anno di preparazione psicologica all’appuntamento con la storia dà al Kuusysi Lahti frutti inaspettati, quanto copiosi, e pure oscurati da ombre di rammarico.

Ai quarti
Questa della stagione 1985 – ‘86 è ancora una Coppa a eliminazione diretta, ragione per cui ai sedicesimi di finale pronti via e la squadra allenata da mister Keijo Voutilainen affronta il Sarajevo campione di una Jugoslavia ancora unita. Contro ogni pronostico, i finlandesi in maglia blu rifilano agli slavi un doppio 2-1 che li qualifica agli ottavi, dove l’avversaria è di lignaggio ancora più alto, trattandosi dello Zenit Pietroburgo (all’epoca Leningrado), campione dell’allora Unione Sovietica. Sconfitto solo 2-1 in trasferta, il Kuusysi incorre al ritorno in una giornata di grazia perché, trascinata dal proprio bomber di una notte Ismo Lius in novanta minuti rifila ai sovietici il medesimo risultato di 2-1, così da rinviare tutto ai supplementari. E al minuto 112 tocca al centrocampista Jarmo Kaivonurmi inzuccare di testa il decisivo terzo gol, che proietta la sua squadra ai quarti di finale.


Inciampati a un passo dal sogno
A questo punto, visto che il sorteggio non dice Barcellona, Bayern Monaco o Juventus, ma Steaua Bucarest, i tifosi di Lahti iniziano ad avere le traveggole. Non hanno torto perché, dopo l’incontro di andata finito 0-0 in Romania, le premesse del ritorno sono così allettanti che la società decide di disputare la partita allo stadio Olimpico di Helsinki. Qui accorrono in oltre 32mila - pubblico record per il calcio finnico - ad assistere a una drammatica tenzone, conclusa, a una manciata di minuti dal 90°, dal gol-partita che segna in mischia l’attaccante romeno Victor Piturca.
Quell’unica, sporca segnatura decide un sacco di cose: riconsegna il Kuusysi a un anonimato calcistico dove sprofondare nei debiti fino alla rifondazione del club, oggi costretto a giocare in terza divisione, e proietta invece lo Steaua prima a vincere la semifinale contro i belgi dell’Anderlecht, e poi a sollevare una delle più imprevedibili Coppe dei Campioni della Storia, dopo avere sconfitto il Barcellona ai rigori.


Calcio povero ma bello
Resta il fatto che entrambe le squadre inscenano nel pieno degli anni ‘80 una parabola di calcio povero ma bello (e vincente). Qualcosa da raccomandare a quanti oggi credono a superleghe riservate solo ai club più forti e blasonati d’Europa, lasciando fuori la plebea grandezza di uno Steaua Bucarest e un Kuusysi Lahti. La cui storia fa solo bene al calcio, e a quanti lo amano.