Io e il Calcio, con Alessandro De Marchi

Scritto il 06/09/2021
da Pino Lazzaro


Gli inizi

“Avevo sui sette anni, era inverno, forse lì a scuola avevano distribuito dei volantini per fare promozione. Una gimkana, dei percorsi tra i birilli, lì a Buia, al mio paese. Ho chiesto a mio padre di portarmi e così ho cominciato, ce l’ho ancora quella coppetta che mi diedero. In sostanza era un giocare e sono andato avanti così in fondo sino a juniores, senza davvero mai pensare alla cosiddetta carriera e comunque con grande impegno, era soprattutto questo quel che m’hanno inculcato i miei genitori”.

 

Un “lavoro” con le virgolette?

“No, ormai devi toglierle quelle virgolette, le sta proprio perdendo, è certo un lavoro, come no. All’inizio era un qualcosa molto ma molto vicino alla passione, più che altro a quella, ma poi, specie in questi ultimi anni, ci devi per forza aggiungere la tanta professionalità che sempre più viene richiesta. Per essere insomma ai livelli in cui sono ce ne sono tante di cose che devi fare e conoscere, che so, il saperti allenare, come alimentarti, il riposo, i ritiri, star lontano da casa eccetera. Sacrifici che prima li sentivo meno come tali e che ora sono per forza di cose obbligatori, non puoi farne a meno”.

 

Comunque un privilegiato?

“In un certo senso ancora sì (e c’entra qui tuttora la passione) però è un significato che è andato ridimensionandosi perché faccio sì qualcosa di libero e piacevole, però devi comunque sempre e sempre dimostrare e te lo devi continuamente guadagnare questo… privilegio”.

“Continuo però a rendermi conto che la vita vera non è quella che sto facendo adesso, lei è lì che mi aspetta fuori”.


La settimana-tipo (più o meno)

“I miei/nostri carichi di lavoro sono naturalmente sempre legati al periodo. Comincio col dirti che su sette giorni, uno in ogni caso è dedicato allo scarico, al riposo, stacco insomma dalla bici. Sempre legati al periodo, posso dire che faccio in genere blocchi di tre giorni di allenamenti in fila, giorni in cui, specie d’inverno, includo pure dei lavori in palestra. Le uscite in bici possono essere a volte di 4-6 ore, o con un allenamento unico o in due sedute, una a digiuno la mattina presto e la seconda più tardi. Allenamenti che sono sempre legati a tabelle precise, con volumi e intensità da rispettare, con cui mi approccio in modo molto schematico e rigoroso. Ci sono poi giornate in cui devi semplicemente stare in bici, a lungo. Sono quelle che più mi piacciono, anche mentalmente, con percorsi che devono essere adeguati, idem le altimetrie, andandoti così magari a vedere dei posti nuovi”.

“Conta tanto la squadra, ma la bici ha ancora una dimensione individuale e ti insegna a conoscerti, ad arrivare e superare i tuoi limiti, affini la tua sensibilità a seconda delle situazioni e il tutto ti serve anche fuori, nella vita di tutti i giorni. Ecco, è questo che io direi a un papà che pensa a un figlio sulla bici, non tanto il vincere, no”.

 

Idee per il dopo?

“Dopo l’infortunio al Giro, l’obiettivo è stato quello di tornare a correre il prima possibile. Vorrei insomma che questa del 2021 fosse una stagione piena, che la potessi insomma sentirla così, una normale, a differenza delle ultime due, pure col Covid di mezzo. Sì, al dopo comincio a pensarci, idee precise ancora non ne ho. In generale, il sentimento che ho dentro è quello di un qualcosa in cui ci sia ancora la bicicletta, che so, magari legato al territorio, al turismo”.

 

Seguendo l’Udinese

“Allo stadio capitava che ci andavo da bambino, con mio padre, era un tempo quello in cui l’Udinese giocava pure in Europa, ma non sono mai stato uno che andava regolarmente in curva, no. Il calcio non mi ha insomma mai preso molto e penso in particolare al nostro campionato. Mi capita invece di seguire alcune partite della Champions e quelle della nostra Nazionale, quelle provo a non perdermele e certo che l’ho seguito l’Europeo”.

 

SCHEDA

Classe 1986, friulano di Buja (Ud), Alessandro De Marchi è professionista dal 2011 e ha fin qui corso con Androni, Cannondale, Bmc, CCC Team ed è attualmente con la Israel-Start-Up. Azzurro ai Mondiali 2014 (Ponferrada, Spagna), 2017 (Bergen, Norvegia) e 2018 (Innsbruck, Austria), ha pure fatto parte della nostra Nazionale alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016. Nel suo palmares, tra l’altro, tre tappe alla Vuelta e il Giro dell’Emilia. Maglia rosa per due giorni nell’ultimo Giro d’Italia, s’è dovuto poi ritirare per una brutta caduta nel corso della dodicesima tappa, rientrando alle corse al Tour de Wallonie, iniziato il 20 luglio. Forza.