Il professore

Scritto il 02/02/2022
da Stefano Ferrio


 Una foto, una storia 


Riaffiora dall’archivio fotografico dell’Associazione Calciatori l'immagine di Franco Scoglio, allenatore dalle massime memorabili


Dalla Gioiese al Genoa, sempre “in cattedra”
Buffo rivedere Franco Scoglio così come compare in questa foto del pregiatissimo archivio AIC, e cioè “vestito da calcio”. Perché come Renzo Ulivieri, Arrigo Sacchi, Maurizio Sarri, Marcelo Bielsa e tanti altri “mister”, Franco Scoglio, classe 1941, messinese di Lipari, è uno nato con la tuta da allenatore, destinato alla panchina senza bisogno di praticare a livello professionistico uno sport che ama così tanto “insegnare”.
Non a caso, e non solo per la laurea in pedagogia grazie a cui sbarca il lunario poco più che ventenne negli istituti tecnici del meridione, Scoglio passa agli annali del football italiano come “Il Professore”. Perché con i suoi modi da erudito, il suo piglio istrionico e le sue smorfie sarcastiche, è come se, sin dai campionati dilettantistici trascorsi nei primi anni ‘70 alla guida della Gioiese, ovvero “i viola” di Gioia Tauro, fosse costantemente su una cattedra. Lo è nel momento di impartire gli schemi ai giocatori, escogitando soluzioni come la zona sporca o il rombo difensivo, ma anche in quello di discettare di massimi sistemi durante le epocali conferenze stampa di cui si rende protagonista.

Tra miracoli e amarezze
Di certo, dopo lunga gavetta consumata nei campionati minori, Scoglio approda alla notorietà in un fatidico periodo storico. Sono infatti gli anni ‘80 di un boom economico-televisivo, rappresentato dal continuo moltiplicarsi di antenne ed emittenti, quelli in cui compie i due principali miracoli di una carriera a tinte molto forti: la promozione in Serie B del Messina, nel 1986, e quella in A del Genoa, nel 1989. In tema agonistico, seguono più amarezze che soddisfazioni, anche se rifulgono una seconda promozione in A, conquistata nel 1992 alla guida dell’Udinese e, soprattutto, il quadriennio da commissario tecnico della Tunisia, culminato con la qualificazione ai Mondiali del 2002.

Sacerdotale polemista
Ma è indubbio che sia la ribalta mediatica quella in cui si staglia l’affermazione definitiva del personaggio nell’immaginario popolare. Come d’altra parte non soffermare le telecamere sulla maschera apparentemente impassibile, ma in realtà incline alla burla stratosferica, con cui il Professore elargisce massime del tipo “La Samp è come Dorian Gray, cultore dell’estetismo”, “Ci sono ventuno modi per battere un calcio d’angolo”, “Io in campo guardo a 300 gradi, gli altri 60 li tengo per me”? Arriva perciò il momento, sul finire degli anni ‘90, in cui matura nitidamente l’impressione che il “campo” dove Franco Scoglio meglio esprima il suo talento da sacerdotale polemista sia quello inquadrato dalle telecamere, senza troppi rimpianti per il verde tappeto erboso degli stadi. Tanto che la sua figura di opinionista sempre sopra le righe, e all’occorrenza scomodo, gli frutta ingaggi non solo nel “Controcampo” di Italia Uno, ma addirittura sulle frequenze di Al Jazeera, la più famosa rete satellitare in lingua araba.

Parlando del Genoa…
Una volta conclusa, con una fallimentare esperienza a Napoli, un’avventura da allenatore durata alla fine più di trent’anni, il mondo del calcio italiano confida di avere ancora lunghe frequentazioni con il Professore, ospite immancabile di rissosi talk show e notturne maratone poste ai confini del fantacalcio. Sarà la realtà a smentire queste previsioni nel più tragico dei modi, il 3 ottobre 2005, durante una diretta serale di Primocanale, Tv locale ligure. È in questo studio che Franco Scoglio, mentre discute al telefono con il presidente del Genoa Enrico Preziosi, muore all’improvviso, stroncato da un infarto.     
Lo choc della morte in diretta è come al solito potente, ma accentuato in questo caso dall’agghiacciante avverarsi di una profezia a suo tempo fatta dall’allenatore messinese davanti alle telecamere: “Io morirò parlando del Genoa”. In quel momento, i confini fra sogno e realtà sembrano brutalmente sbrecciarsi quasi che, lasciando questo mondo, Franco Scoglio reclami a gran voce per sé l’identikit di un personaggio in cerca di autore. Uno di quelli rappresentati da un altro siciliano suo conterraneo, il drammaturgo premio Nobel Luigi Pirandello.