Raffaele Bianco, la partita che non dimentico

Scritto il 04/11/2021
da Pino Lazzaro

Di anni ne ha 34 e ne aveva 15 quando è salito, dalla Campania, a Torino, alla Juventus. Dice che tutto sommato gli è andata bene, che è stato fortunato. Uno l’incidente grave, il crociato, ma aveva 18 anni, ha fatto presto a recuperare, “ero giovane”. A 22 anni dentro quella nuvola nera del calcioscommesse a Bari, l’accusa poi derubricata a omessa denuncia, sei mesi fermo, assolto poi qualche anno dopo nel processo penale “per non aver commesso il reato”. Avanti.
Ha giocato via via con Juventus (B), Piacenza (B), Bari (B), Modena (B), Benevento (C1), Spezia (C1), Carpi (C1-B-A-B), Perugia (B) e dal 19/20 è tornato al Bari (C). Di partite ne ricorda in particolare tre ed è significativo che preferisce iniziare da quella negativa, quella dal retrogusto parecchio amaro.

 



Una
“Col Carpi in A, penultima partita del campionato, in casa contro la Lazio. Loro uno squadrone, ricordo che Simone Inzaghi era arrivato da poco sulla panchina. Dopo 10’, rigore per noi: sbagliato. Loro fanno gol e altro rigore per noi: sbagliato. Partita persa, il Palermo che ci supera di un punto in classifica, inutile per noi andare a vincere l’ultima a Udine: retrocessione. Se ci fossimo salvati sarebbe stata davvero una storia diversa, un altro anno in A, tanto sarebbe cambiato, per tutti”.



Due
“L’esordio in A, sai com’è, le solite cose, ma vere. Il coronamento di un sogno dopo anni di sacrifici, quell’obiettivo che credo tutti hanno lì un po’ nel cuore quando inizi a giocare. Contro il Torino, lì a Carpi era arrivato Sannino al posto di Castori, m’ha messo dentro a 20’ dalla fine, era 1 a 0 per noi ed è finita 2 a 1 sempre per noi, c’era Ventura sulla panca del Toro”.

Tre
“Il primo gol in A, che è poi l’unico. Carpi-Frosinone, inserimento da dietro, vado in scivolata e la palla passa sotto il braccio del portiere. Io che non capisco più niente, via sotto la curva, quell’esultanza di gruppo. Vinto 2 a 1, era uno scontro salvezza, peccato che poi è finita come è finita: come faccio a non pensare ancora alla Lazio?”.


Quindicenne a Torino
“Sono partito pieno di entusiasmo, la Juventus, troppo giovane per capire per bene. Duro è stato il primo anno, l’ho proprio sentito il distacco da casa, dagli amici. Nel convitto eravamo in tanti del sud, si viveva la stessa situazione e diventammo quasi dei fratelli, ci si aiutava, era famiglia. Poi un crescendo, davvero si cresce in fretta così e più vai avanti, più ti avvicini alla Primavera, il traguardo a livello giovanile: lì sei già ormai abbastanza grande”.

Futuro
“Sono tornato a Bari tre anni fa, tutti a pensare che si vinceva subito, ma si sa che nulla è scontato. Ora siamo partiti bene, sono proiettato al 100% sul calcio, l’obiettivo ce l’ho e ce l’abbiamo. Fisicamente sto abbastanza bene, però so bene che di anni ne ho 34 e così diciamo che 10’ al giorno ci penso al dopo. Mi sto documentando, vari corsi che potrei seguire… sì, sempre in ambito calcistico, certo”.