Da lontano... Andrea Bertolacci (Fatih Karagümrük, Turchia)

Scritto il 17/11/2021
da Pino Lazzaro


Prima volta all'estero
“Le ultime due stagioni in Italia non erano andate come immaginavo, sia al Milan che alla Sampdoria. Già loro mi avevano contattato in precedenza, la mia prima idea era quella in effetti di restare in Italia, poi non si è concretizzata e loro si sono rifatti vivi. Ho sentito Viviano, Biglia, anche Zukanovic: m’hanno parlato bene, sia della squadra che della società. È la mia prima esperienza all’estero e sono soddisfatto della scelta che ho fatto”.



Con Viviano
“Sono qui da solo, la mia famiglia è a Roma. Due bambini, 4 e 2 anni e mezzo, realtà diverse, di mezzo pure il lockdown, abbiamo deciso così. Poi da Roma ci sono tre voli al giorno per Istanbul, spesso vengono loro o torno io. Vivo in un appartamento, da solo, nel quartiere Beşiktaş e un bel po’ di tempo lo passo assieme a Viviano, anche lui qui è da solo”.

Meno tattica
“Ho trovato un calcio, come dire, più semplice, meno tattico, parecchio fisico. La pressione la si sente, anche se per noi non è certo pari a quella per Beşiktaş, Fenerbaçhe e Galatasaray, le tre “grandi” di Turchia. Ce ne sono sei di formazioni di Süper Lig qui a Istanbul, una ventina di milioni di abitanti, vivono molto di calcio”.

Buon inizio
“Noi siamo una realtà giovane, in tre anni il club è passato dalla C alla A, è adesso che cominciamo a essere conosciuti. Iniziano a fermarmi per strada, chiedono una maglietta, ho fatto un buon inizio di stagione e ripenso al periodo da gennaio a maggio, vissuto praticamente in lockdown, casa-campo, campo-casa”.



Pochi tifosi
“Giochiamo nello stadio olimpico Ataturk e di tifosi non è che ne vengano ancora proprio tanti, tra l’altro lo stadio è lontanissimo dal quartiere Fatih, quello della squadra. È là dove ci alleniamo, le strutture sono quello che sono, però c’è il progetto di un centro sportivo”.

Made in Italy
“Nello spogliatoio c’è un bel misto di nazionalità e tutto sommato è proprio l’italiano la lingua più usata. Il mister è italiano e oltre a noi tre (ci sono Viviano e Borini) ce ne sono diversi che hanno giocato in Italia, altrimenti ci si arrangia con l’inglese; aggiungo che un po’ tutti qui tifavano Italia all’Europeo”.

Sto bene qui
“Di calcio in tv ce n’è tantissimo e continuo comunque a seguire pure quello in Italia. Mi trovo bene qui e posso dire che siamo una grande famiglia, sì: il contratto mi scade a fine stagione, da entrambe le parti c’è la volontà di continuare… sto bene e mi sento apprezzato. Dell’Italia mi manca la famiglia, questo sì, ma poi non troppo altro”.



Mentalità aperta
“Sono rimasto impressionato dall’umiltà con cui si pongono, della disponibilità e del rispetto che hanno. Ho scoperto un Paese con una mentalità aperta, non solo in squadra e nella società, ma pure fuori, tra la gente, dai, non è sempre così lì da noi in Italia”.

Istanbul, Istambul...
“Turista? Sì, qualcosa ho visto, Santa Sofia, il Gran Bazar, in giro un po’ per sti quartieri, i più caratteristici. Ottimi ristoranti, la vista del mare, quei tre ponti che separano l’Europa dall’Asia: tutti dicono che è bellissima Istanbul, ora io lo so”.