Stefania Tarenzi, la partita che non dimentico

Scritto il 22/11/2021
da Pino Lazzaro


È nata a Lodi nel febbraio del 1988 ed è cresciuta a Castiglione d’Adda (provincia di Lodi). Inizi all’oratorio, da subito una passione grande così per il pallone, bravi (di più) i genitori ad assecondarla. Ha via via giocato con Doverese (a Dovera, provincia di Cremona, in D), Mozzanica (A2-A), Brescia (A, con due scudetti, due Coppe Italia e due Supercoppe), Sassuolo (A), ChievoVeronaValpo (A), Inter (A) e infine ora con la Sampdoria (A). Sono 17 le sue presenze in Nazionale. 



Incroci
“In effetti ne avrei magari un po’ di partite da ricordare e come periodo vado naturalmente agli anni del Brescia, quel gruppo con cui arrivammo a vincere tanto. Il primo flash che così mi torna in mente è in Verona-Brescia, una partita quella in cui ci giocavamo proprio lo scudetto. Stavamo vincendo 3 a 2, mancava poco alla fine, loro che attaccavano, pure con occasioni. Poi c’è stata quella ripartenza, io che ricevo palla sulla destra, mi accentro e rivedo ancora Barbara (Bonansea) libera lì in mezzo, però stavolta m’è venuto da calciare, di sinistro io che sono destra: dritta dritta sotto l’incrocio”.

Un’esultanza particolare?
“No, non ne ho mai fatte, giusto l’abbraccio con le mie compagne, ho fatto sempre così”.

Va bene, un’altra
“Dai, impossibile non riandare al Mondiale. Anche se non ero in campo, ho davanti agli occhi il secondo gol di Bonansea contro l’Australia: ho urlato come mai fatto prima e in quegli attimi ho azzerato in un secondo ogni cosa, gioia pura e via di corsa, tutte in campo, proprio forte una cosa così”



A che punto della carriera?
“Direi di serenità, con l’esperienza che ormai ho, provo a godermi per bene tutto quello che faccio. Sono in una società in cui al primo posto hanno messo il valore umano, è ciò che sempre ha più contato per me, sono molto contenta”.

Ah, il mare
“Vivo a Bogliasco, un posto meraviglioso, lì vicino c’è il mare, sono… rapita. Quante volte avevo sentito che era speciale viverci vicino, ora so che non erano solo parole. Ti cambia l’umore, ti svegli con un’altra voglia di fare, sì, di vivere”.

La fascia di capitano
“È stata una decisione dell’allenatore ed è un ruolo di molte responsabilità ma devo dire che non mi pesa, lo faccio volentieri. Qui nel gruppo ci sono ragazze molto giovani e sento che le posso aiutare, anche perché ci sono passata anch’io. Cerco di dar loro una mano a vivere con serenità quel che stanno facendo, ricordando loro di non dimenticare quel che erano da bambine, come lo vivevano il pallone. Vale anche per me, io piccolina lì a giocare per strada, senza pensare, giusto divertimento. Ogni tanto può capitare che vadano fuori delle righe, così intervengo, sempre con le buone maniere, ci mancherebbe”.



E dopo?
“Penso che sicuramente resterò nel mondo del calcio, non so ancora di preciso in che modo, ma lui ci sarà sempre. Per avere qualche conoscenza in più ho fatto intanto il corso per team manager: comunque, per come la vedo io, le cose verranno poi da sé, senza forzature, sarà così per me”.