Josip Ilicic, apologia del talento

Scritto il 29/12/2021
da Stefano Ferrio

 Una foto, una storia 


Lo sloveno, con la sua sterminata dotazione tecnica contribuisce ai successi dell’Atalanta


“Cattivo cinematografico”
Se, nell’anno 2021, dalla panchina dell’Atalanta si alza questo signore qui, la cui granitica maschera evoca i peggiori “cattivi” di un secolo di cinema, tipi come Boris Karloff o i fratelli Carradine al completo, a quelli che stanno per l’altra squadra, in campo e fuori, restano solo le scaramanzie a cui aggrapparsi. Perché se, durante quell’ora trascorsa in posizione seduta, il trentatreenne Josip Ilicic, sloveno di Prijedor, ha accumulato la giusta dose di rabbia, i problemi “grandinano” sulle teste dei malcapitati di turno. Guai che agli avversari provoca solo un fantasista libero di colpire come meglio gli aggrada: da punta pura, da ala ispirata o da trequartista mordi e fuggi, in grado di segnare di persona come di invitare al gol qualsiasi compagno di squadra.



Tripletta
Ne sanno qualcosa quelli del Sassuolo, che il 29 dicembre 2018 lo vedono per l’appunto ergersi sul limitare della zona tecnica al momento del cambio, sul risultato di 3-2 per l’Atalanta. Manca mezz’ora alla fine e gli emiliani hanno appena accorciato le distanze, ma i trenta minuti da giocare servono unicamente a far siglare la bellezza di tre gol al “subentrato Ilicic”. Il quale, si sa, sovente morde il freno di fronte ai calcoli tattici con cui mister Gasperini ne contabilizza l’utilizzazione da titolare o da panchinaro, salvo poi doversi ricredere scoprendo quanto vede giusto il “Gasp” nell’affidargli venti o novanta minuti di gioco.

Anima fragile
Perché fisico da panzer e gambe da “etoile” del Bolscioi sono un’alchimia troppo preziosa, e di conseguenza fragile, per esporla ai rischi della sovraesposizione. Non appena l’ossigeno va minimamente in debito, è una macchina che tende a ingolfarsi e a sbagliare traiettoria. Tutto il contrario, invece, quando il motore entra “in coppia” facendo in modo che Josip Ilicic vada a segno travolgente come un tornado, più agile di una gazzella, astuto quanto un cobra. Quattro anni con la maglia nerazzurra della “Dea” hanno fatto di lui uno dei più spietati e spettacolari fantasisti in circolazione, puntualmente atteso, gestito e ottimizzato da Gasperini anche nei momenti cupi di un ingrassamento estivo o di una depressione post-covid.
Difficile pensare che, con un’altra maglia addosso, Josip Ilicic emani la stessa, fatale soggezione quando tocca a lui alzarsi dalla panchina.