Con Maurizio Viscidi (coordinatore delle Nazionali Giovanili)

Scritto il 30/12/2021
da Pino Lazzaro

 Pagine Azzurre 



Covid e dintorni
“Per come qui in Italia abbiamo attraversato il periodo del Covid, non potevo fare a meno d’essere preoccupato. La scelta fatta qui da noi è stata senz’altro conservativa, altre nazioni hanno fatto scelte diverse e temevo che in questi prossimi anni potessimo vederne di conseguenze. Ricordo come esempio una partita fatta a suo tempo con l’Under 16, undici contro undici. Durò in tutto 20 minuti, impossibile proseguire. Un po’ erano stati fermi tanto, un po’ il fatto che le poche partite che magari avevano giocato erano per forza delle amichevoli in cui finiscono per giocare tutti, un po’ ancora l’abitudine degli spazi ridotti in allenamento. Temevo peggio, come detto, anche se poi sul campo il percorso si sta rivelando buono, stiamo insomma facendo bene e cito, giusto come dato, il recente 3 a 0 alla Francia dell’U16”.

Finalmente in presenza
“Sono stato per due giorni a Cagliari, prima uscita ufficiale post Covid, basta videoconferenze, zoom eccetera. Dapprima l’incontro con gli staff tecnici del Cagliari e i responsabili delle società affiliate, confrontandosi su come e dove lavorare, ricercando percorsi condivisi. Poi l’incontro, in un cinema, con i ragazzi e le ragazze del settore giovanile, spiegando intanto come in FIGC valutiamo e scegliamo”.



Passione
“Riflettendo poi sul perché c’è chi arriva e chi no, ho voluto soffermarmi sui valori, sì. La passione per esempio, quella – e l’ho messa come punto di domanda – che ti fa andare a letto presto il sabato sera, che ti fa spegnere telefonino e videogiochi senza giocarci sino a notte fonda, quella che se hai del tempo libero lo puoi dedicare a palleggiare e fare del muro. Sei tu che scegli”.

Sì alla scuola
“E poi la scuola, il suo valore, potendo sviluppare intelligenza e cultura per saperti poi esprimere, decidere che fare, saper trattare con procuratori e giornalisti, la vedo bene la differenza con tutto quello che sta loro attorno, tra chi ha studiato e chi no. Purtroppo ci si è dovuti adattare alla didattica a distanza, ma volendo può esserci pure un dato positivo, la possibilità di continuare a frequentare la scuola e di fare calcio, adattando gli orari”.

Utopia?
“Mi piace immaginare un cambiamento pure nel modo di insegnare, con l’insegnante che non è più quello che giudica ma piuttosto accompagna. Sono ragazzi di talento e assenze che per come funziona ora la nostra scuola, non possono non esserci. Sì, come allenatore/tecnico ne ho meno, ma se penso all’aspetto scolastico allora ne ho di più di incertezze: qualcosa bisognerà/bisognerebbe fare”.



Quale calcio?
“Da quel che sto vedendo, la capacità di costruzione del gioco dal basso è sempre più sicura. A partire dalla metà campo avversaria, c’è però uno sviluppo più verticale che richiede l’interpretazione degli spazi, non più solo attenzione alla palla e al possesso. Questo mi pare il futuro: interpretare gli spazi e da lì trovare poi le soluzioni. Come dire che non c’è più, che so, il trequartista o il regista, lo diventa chi va a occupare quella zona di campo e la differenza la farà chi riuscirà a creare superiorità proprio negli spazi”.

Tecnica cercasi
“Necessario così un ritorno pure alla tecnica, all’uno contro uno, le combinazioni strette negli ultimi 30 metri. In genere direi così che è molto migliorata la costruzione, però per quel che riguarda la finalizzazione, ci manca la tecnica negli spazi stretti, la capacità di saltare l’uomo. In sintesi: bene insomma per 50-60 metri, meno negli ultimi 40”.