Paolo Vicino… oltre le apparenze

Scritto il 04/01/2022
da Pino Lazzaro

 Biblioteca AIC 



Ricorda che col calcio ha iniziato giusto seguendo il fratello più grande di lui di tre anni. Dice che era quasi una fissazione, che non lo mollava mai, ancora e ancora. Allora, visto che era il più piccolo, l’hanno messo in porta, lui, che fare gol era quel che voleva. Dunque in porta, “lì davanti al garage o con i pali disegnati sui muri col gesso”. Nessuna paura, anche sull’asfalto si buttava.

Storia iniziata che aveva 5-6 anni, a 11 la prima scuola-calcio. Al momento dell’iscrizione, è proprio un ex portiere ad accoglierlo, contento (di più) di poterlo allenare, proprio pochi i portieri tra i ragazzini. Siamo a Gravina di Puglia, è da lì che viene Paolo Vicino. In porta se la cava, pure sei anni nel settore giovanile del Bari, arriva su su sino a fare il terzo in B. Poi il fallimento della società, lui che riparte da Bisceglie, poi Lecce in C (fa il secondo) e ora lì a casa, col Gravina, serie D. Dice che quest’anno gioca un po’ di più, davvero incastrato come è stato in questi suoi anni dalla regola dei fuoriquota, “maledetta” classe 1995. Ah, dimenticanza, pure nella Nazionale U16, “c’erano Romagnoli, Cristante, Petagna…”.

Diploma di ragioniere, una passione matta per il calcio, panini e via tra aule e pallone. Da un po’ si è rimesso a studiare, Scienze Motorie, allena lui adesso i piccoli portieri, un altro pezzo di carta che può e deve servire, meglio far bene le cose.



Ha scritto un libro, Paolo, questa è tutta un’altra storia ed è per questo che è arrivato pure sin qui, in queste righe. Storia iniziata anni e anni fa, sui banchi di scuola, il giorno che lì in classe entrò un ragazzino in carrozzina. Insomma, uno che “normale” non è, che si fa? Una presenza che non puoi non notare, ancora, che si fa? Un disagio che infine Paolo, sì, proprio lui, cerca di affrontare: va ad asciugare la bava sulla bocca di Michele, è lui sulla carrozzina. Lì si crea un primo, piccolo ponte ed è da lì che si è aperta poi una prateria.

Paolo: “I primi giorni Michele si scuoteva, si lamentava, piangeva e voleva uscire dall’aula ed era proprio quel nostro generale silenzio che gli faceva male”. Rotto il ghiaccio, ecco che Michele ha iniziato a “sciogliersi” e a poco a poco è nata un’amicizia forte, l’uno per l’altro sono in pratica dei fratelli. E un’altra chiave è proprio il calcio, “lui è spesso con noi, una sorta di portafortuna, viene allo stadio, lì sotto la curva dei nostri tifosi, ospite fisso pure alle cene della squadra”.



Una esperienza lunga, ricca di spunti e scoperte e la decisione infine di provare a mettere giù per bene il percorso, qui e là riflettendo: ne è uscito un libro, dal titolo “Oltre le apparenze”, con sottotitolo “Non esistono limiti se si guarda col cuore”. Arricchito pure graficamente da numerosi disegni, Paolo lo definisce “un capolavoro”. A supporto pure un ottimo documento visivo su You Tube (27’) e via ora col giro delle presentazioni, lì nel territorio, a cominciare da Gravina naturalmente, sindaco e autorità, girando pure per le scuole.

Paolo: “Sì, mi fa sentire ricco dentro questo mio legame con lui, io/noi che abbiamo tutto, possiamo parlare, camminare, andare in discoteca… già andar fuori a mangiare una pizza è un qualcosa di straordinario per lui. Poco da fare, alla disabilità ci si avvicina con disagio, spesso pietismo e lo sente Michele, come lo sente. Lui è uno normale, ragiona come noi, solo che è intrappolato in un corpo che non gli risponde”.

Ancora Paolo: “Guarda che lo faccio anche per me perché se il libro funzionerà, col ricavato potrei pensare di arrivare ad aprire una palestra per disabili e per me sarebbe così un lavoro, sì. Il calcio finisce e poi gioco in D, mica in A. Che so, se quando arrivo alla laurea mi chiamano magari per una cattedra a Milano, che faccio? Dovrei andarmene da qui, anche da Michele. Se arrivassi invece ad avere una palestra…”.