Il Dottor D'Angelo tra pallone e master

Scritto il 06/01/2022
da Luca Pozza

Nel settembre scorso ha compiuto 36 anni ma si sente ancora un giocatore integro, in grado di dare un importante contribuito alla causa. Eppure Angelo D’Angelo, classe 1985, centrocampista, attualmente alla Cavese dopo l’ultima esperienza alla Sambenedettese in Serie C (conclusasi pochi mesi fa con una risoluzione) sta già pianificando il suo futuro. Una carriera professionistica di buon livello, in cui spiccano cinque campionati di Serie B con l’Avellino, non gli hanno impedito di studiare e conseguire la laurea in Scienze Motorie, con specializzazione in Management dello Sport, all’Università di Napoli. Tra i suoi impegni quello di consigliere dell’Associazione Italiana Calciatori, che ha accettato per aiutare e sostenere i colleghi.



Futuro nel calcio
“Fin da ragazzino il calcio rappresenta la mia vita e molto probabilmente lo sarà anche in futuro, in un ruolo manageriale. Dopo la laurea ho continuato a studiare, lo faccio tuttora. Ho ottenuto un Master all'Università del Calcio di Roma, un altro dovrei sostenerlo a breve, ma non anticipo nulla per scaramanzia. Tuttavia non mi precludo nessuna strada, per questo ho già conseguito il tesserino Uefa B da allenatore, con l'esperienza accumulata sarei in grado di insegnare ai giovani. Mi piace apprendere nuove cose, mi appassiona il ruolo che sto svolgendo in AIC, che si sta impegnando nella formazione e nell’orientamento, ma anche nei controlli riguardanti i conti dei club”.

La partita simbolo
"La maglia a cui sono più legato è quella dell’Avellino, dove ho giocato ininterrottamente per dieci stagioni, dal 2009 al 2018, e negli anni della B, sono stato il capitano, un ruolo più difficile e impegnativo di quanto può sembrare da fuori. La partita simbolo della mia carriera? Le sfide salvezza con l'Avellino, davanti a 15 mila spettatori, non si dimenticano, ma dovendo scegliere dico quella disputata il 18 dicembre 2013 allo Juventus Stadium di Torino e valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Fu memorabile giocare in quell'impianto appena costruito, davanti a 5 mila tifosi dell'Avellino arrivati da tutta Italia: alla fine perdemmo 3-0 ma fu comunque una grande festa di sport”.



L'amarezza dei fallimenti
Nella sua carriera D'Angelo ha subìto il fallimento del club per quattro volte, nelle file di Cosenza, Spal, Avellino e Sambenedettese. “Tutte situazioni vissute con amarezza, anche nel vedere lo sconforto dei miei compagni, che ho sempre sostenuto. A San Benedetto del Tronto, siamo rimasti 8 mesi senza stipendio, alcuni dei ragazzi più giovani sono stati allontanati dagli appartamenti perché non pagavano. I tifosi, a loro volta vittime del sistema, hanno contribuito a pagarci le trasferte per finire il campionato”.



Ultima sfida sul campo
Dopo la sfortunata esperienza D'Angelo ha ricevuto diverse offerte dalla Serie C ma alla fine ha accettato l’offerta della Cavese, in D, con la quale ha firmato un contratto biennale, sino al giugno 2023. “Nessun problema il salto all'indietro di categoria. Era una promessa fatta al direttore sportivo, Pietro Fusco, con cui ero a San Benedetto: ci siamo prefissati il ritorno in C nell'arco di un biennio. Da qualche mese sono tornato a vivere, con mia moglie e i nostri due bimbi, Giuseppe di 6 anni e Nicole di 20 mesi, nel paese di origine, ad Ascea (Salerno), un luogo meraviglioso”.