L’immenso Puskas

Scritto il 16/03/2022
da Stefano Ferrio

 Una foto, una storia 



Milioni di appassionati di tutto il mondo sanno chi fosse l’attaccante della Grande Ungheria, autore di 700 gol in carriera e superstar del Real Madrid.

 


Come nascondere il pallone anche al fotografo
Tre avversari seduti a terra, e due che fissano attoniti il pallone, finito fuori dal campo fotografico, nonché diretto al fondo della rete. Sono cinque in maglia azzurra contro uno di bianco vestito, eppure nulla possono opporre allo strapotere fisico e tecnico di un attaccante che, non a caso, si chiama Ferenc Puskas, impegnato nell’occasione a firmare il gol del definitivo 3-0 con cui l’Ungheria batte l’Italia allo stadio di Roma, il 17 maggio 1953, in una partita valida per la Coppa Internazionale.
La prepotente bellezza dell’immagine rievoca il titolo di una canzone, “Chiedi chi erano i Beatles”, composta nel 1984 dagli Stadio che tuttora propongono dal vivo questa incantevole ballata, dove la musica scritta da Gaetano Curreri fa librare nel firmamento parole come “Se vuoi toccare sulla fronte il tempo che passa volando”, di cui rendere grazie al sommo poeta e scrittore bolognese Roberto Roversi.



Chiedi chi era Ferenc Puskas
Ecco, con analogo spirito si può porre all’universo mondo la domanda “Chiedi chi era Ferenc Puskas”, perché simili sono le grandezze di cui si discetta, tendenti all’immensità. Musicale è stata quella dei Fab Four di Liverpool, in attività per appena un decennio, gli anni ‘60, eppure sufficienti perché rivoluzionassero la storia della canzone con perle intitolate “And I love her”, “Eleanor Rigby” o “Tomorrow never knows”. Calcistico è stato invece il talento di Ferenc Puskas, ungherese di Budapest, città dove è nato il 2 aprile 1927, ed è morto il 17 novembre 2006, dopo essere stato considerato fra i più grandi attaccanti di ogni tempo, prima con la maglia rossonera del leggendario Honved Budapest, dal 1943 al 1956, e poi con la “camiseta blanca” del Real Madrid, trascinato dai suoi gol alla conquista di tre Coppe dei Campioni. Senza dimenticare che, se tuttora si favoleggia della Grande Ungheria degli anni ‘50 come di una delle più forti e spettacolari squadre di ogni tempo, buona parte di cotanta fama è dovuta al formidabile sinistro e all’innato funambolismo di Ferenc Puskas, doti di volta in volta esaltate dalle prodigiose qualità di compagni d’attacco che si chiamavano Nandor Hidegkuti, Sandor Kokcis o Zoltan Czibor.



Talento immenso
Certo, è tuttora facile far capire a un ragazzo del 2021 chi fossero i Beatles, facendogli ascoltare su un qualsiasi supporto album come “Revolver” o “Sergent Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Molto più arduo diventa esibire allo stesso adolescente una qualche prova sensibile del genio di Puskas, una qualsiasi testimonianza in grado di dare maggiore sostanza a dati statistici comunque impressionanti, come i 700 gol finiti a referto, o i sedici titoli di capocannoniere vinti fra Campionati nazionali e Coppe internazionali. In tal senso, più di tanti spezzoni di video, troppo rapidi e magari corrosi dal tempo, a quanti oggi chiedono chi fosse mai Ferenc Puskas risponde questo scatto, conservato all’interno dell’impagabile archivio fotografico dell’Associazione Calciatori.
A dare senso a questa specie di balletto calcistico è proprio l’assenza del pallone. Del quale si dice che i fuoriclasse lo “nascondono” agli avversari, talmente irresistibile risulta la loro forza tecnica e atletica, quasi appartenessero a un altro mondo rispetto a quello abitato dai comuni mortali con scarpette chiodate ai piedi. È lo stesso dubbio che in questa istantanea si stanno ponendo il portiere dell’Italia, Lucidio Sentimenti, e i suoi compagni di difesa Arcadio Venturi, Raoul Bortoletto, Sergio Cervato e Pietro Grosso. Tutti e cinque, con un così sconsolato stupore, rispondono a quanti oggi si chiedono chi mai fosse un certo Ferenc Puskas.