Un bambino che ha fatto storia

Scritto il 21/02/2022
da Stefano Ferrio

 Una foto, una storia 



Tutti oggi riconoscono il valore profetico di questo piccolissimo tifoso sudcoreano, fra i primi testimonial del calcio diventato fenomeno globale.

 


Un baby-tifoso che “resta” più di tanti gol
Forse, nemmeno il ventunenne che fu il bambino qui ritratto saprebbe riconoscersi in questa foto destinata a rientrare fra le cosiddette immagini “senza tempo”, nonostante l’esistenza di un tempo e di un luogo ben precisi in cui è stata scattata. Siamo infatti nel 2002, e la rossa divisa con cui il bambino è stato vestito non lascia adito a dubbi: si tratta di un giovanissimo, anzi “piccolissimo” tifoso della Corea del Sud, catturato dalla macchina fotografica mentre, in braccio a chi con ogni probabilità è suo padre, partecipa al tifo per la nazionale del suo Paese.
L’occasione è data dalla diciassettesima edizione dei Campionati Mondiali di calcio, disputati nella stessa Corea del Sud, oltre che in Giappone. Per l’Italia sono i grigissimi mondiali in cui la nazionale azzurra esce agli ottavi di finale, eliminata dai coreani al golden gol segnato nei supplementari da Jung-Hwan Hanm con conseguente contestazione dell’arbitro ecuadoriano Byron Moreno, “reo” di una direzione tacciata come casalinga.



Disfatta azzurra
I diciannove anni trascorsi da allora danno ancora una volta ragione della relatività non solo del tempo, ma anche delle emozioni sottoposte al trascorrere degli anni. Se, a distanza di 55 anni, perfino la famosa disfatta patita ai Mondiali inglesi contro l’altra Corea, quella del Nord, è diventata un episodio quasi “di colore”, reso surreale dal dentista Pak-Doo ik autore del gol-partita, il ko inflitto all’Italia di Vieri e Totti dalla spiritata nazionale affidata alle sapienti cure del ct olandese Guus Hiddink, trova un posto qualsiasi tra le disfatte subite dall’Italia in partite ufficiali disputate contro Costa Rica, Slovacchia, Norvegia, Irlanda del Nord o Svizzera.



Calcio senza confini
Resta molto più nitido e, anzi, acquista peso ulteriore, il valore simbolico espresso da questo inconsapevole testimonial del calcio che, proprio con l’inizio del XXI secolo, assurge definitivamente a fenomeno globale, praticato e seguito in ogni angolo del pianeta da milioni di entusiasti bambini di entrambi i sessi.
Tanto che una prossima volta in cui i Mondiali dovessero transitare per la Corea del Sud, la nazionale di quel Paese, notoriamente pazzo per il calcio, potrebbe ambire a qualcosa di più del quarto posto conquistato nel 2002. Quando, tra i “supporter” della generazione precedente a quella del tifoso in braccio a papà, già si distingueva non solo per entusiasmo, ma anche per doti squisitamente tecniche, un ragazzino sudcoreano di nome Son Heung-min, meglio noto come Son, attuale fuoriclasse ventinovenne del Tottenham, considerato come il più forte calciatore asiatico di ogni tempo.
Potere, “sconfinato”, del football.