In onda: Francesco Repice (Radio Rai)

Scritto il 04/02/2022
da Pno Lazzaro

Marzo 1963, è entrato in Rai nel 1997 e ha iniziato a commentare il calcio a partire dal 2000. A lungo tra i radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto, dal 2015 è la “prima voce” degli anticipi e posticipi della A e delle Coppe europee. Con la Nazionale ha “debuttato” con l’Europeo del 2000 e dopo essere stato a lungo la “seconda voce” con Riccardo Cucchi, da maggio 2014 (era precisamente un’amichevole tra Italia e Irlanda) è il primo commentatore. Dalla sua, quattro Mondiali e quattro Europei.  
 


Sì, ho giocato a calcio, sono arrivato in Promozione. Mezzala, di qualità, un dieci dal piede educato, poca voglia però di correre, la mia parte presuntuoso insomma, dammi la palla che ci penso io. E ho continuato a giocarci, adesso ne ho 58 di anni ma sino a 50 sono andato avanti, mi sono divertito, sino a quando il tendine d’Achille ha tenuto, lì, al torneo Pezzana (per gli over, molto popolare a Roma, frequentato pure da parecchi ex calciatori), a undici naturalmente, solo undici, per carità.



Adrenalina /1
La “mia” partita la so al lunedì, diciamo per la domenica, una settimana prima, con le date già fissate della Champions e della Nazionale. No, non mi preparo più, adesso con Juve, Milan, Inter, Real Madrid, Barcellona eccetera cosa mai ti prepari? Lo facevo quando dovevo raccontare partite di squadre semisconosciute, giocatori mai visti ed è ora l’atmosfera degli stadi, tra bandiere e sonoro, l’andare lì dentro quel che mi prepara.

Scaramanzie
Allo stadio arrivo sempre un tre ore e mezzo prima, non si sa mai, sono anche scaramantico, per me dev’essere così. Aggiungo che se devo raccontare poi le partite delle squadre per cui tifo, la Roma e la Nazionale, allora per forza mi metto pure sotto la maglia di lana, l’ho fatto anche per gli Europei, un qualcosa che in qualche modo di protegge, è giusto con me, va bene così.

Aspettando l’inizio
Certo che le sento, specie come detto se ci sono loro, la Roma e la Nazionale. Da quando le telecamere sono entrate negli spogliatoi, quel posto che adesso così per me è meno sacro di prima, ho visto sto vezzo di tanti di farsi la doccia prima, chissà perché… vedo che si scaldano, cerco di immedesimarmi, specie per quelli che conosco di più, quel che fanno, quel che pensano e mi dico sempre di pensare pure ai tifosi delle altre squadre, che devo starci attento.

Adrenalina /2
Sì, partecipo, ma quando c’è la Roma o la Nazionale al novantesimo sono finito, tanto stress, ne perdo di chili, pur stando fermo. Quel che assolutamente devo fare a fine partita, giusto quella decina di minuti, è starmene seduto, ripensando a come ho fatto, dove ho tenuto magari dei toni troppo alti o troppo bassi, per pensare poi a come mettere assieme i pezzi per i notiziari e alle domande da fare agli allenatori.



Da bordo-campista
L’ho fatto per una vita il bordo-campista, lì, lungo la fascia, a un passo dal campo. Vedendo così da vicino dei calciatori mostruosi, giocate impossibili, ma come si fa, come? Te ne dico una, una sera a Parma, pioggia e nebbiolina, campo pesantissimo, sta palla sparata in avanti e Zidane, senza nemmeno guardare, che stoppa a seguire con l’esterno, resiste alla carica di uno (che cade), finta e taglia dentro e ancora di esterno mette Inzaghi davanti alla porta. Dai, io che un po’ ho giocato, come faccio a spiegarmi una cosa così?

Privilegiato
Ho una grande fortuna, lo so. Più di così? L’unica sarebbe giocarci negli stadi. Sì, uscire dagli spogliatoi con gli scarpini, vedere e sentire la gente, essere proprio un calciatore insomma.

Amarcord
Ho vissuto e vivo emozioni pazzesche… ricordo lì ad Appiano Gentile, io fuori dal cancello e dalla macchina scende Facchetti, sì, Facchetti e mi chiede se avevo bisogno, se poteva essere utile. O a Coverciano, dalla redazione mi dicono di andare a sentire, parlava il team manager: era Gigi Riva, oh, Riva, per me sempre Rombo di tuono. O ancora, finale di Champions, Manchester United-Barcellona, io seconda voce di Riccardo Cucchi, c’era uno lì davanti che un po’ mi intralciava, si gira, era Cruijff… ho pensato a mio padre, metà degli Anni ‘70, lui che mi aveva portato quelle Puma con la banda arancione, per un mese ci ho dormito.

Le postazioni degli stadi
Per me la migliore è San Siro, anche se si è all’aperto, mentre Roma è sì più comoda e spaziosa ma è più lontana dal campo. Il problema dello Stadium di Torino è che fa sempre troppo freddo, sono calabrese, è una delle cose che odio il freddo. Uno stadio che mi emoziona come fossi all’Olimpico quando gioca la Roma, è Marassi, ma quello che più di tutti sempre mi segna è la Bombonera di Buenos Aires, io che tifo pure Boca, ogni volta andarci è come un pellegrinaggio.



Le parole nello zaino
Vado a braccio, sempre e non mi preparo/scrivo nulla, mai. Ricordo Sandro Ciotti, lui a quel tempo era praticamente un dio per noi, io giovane redattore che dovevo dare le notizie dello sport al Gr2 delle 12.30. Roba da due minuti, dovevo giusto lanciare un paio di servizi e m’ero scritto tutto. Ciotti lì che mi chiede di leggere quel foglio che avevo in mano, subito non mi dice niente, poi però mi butta là: ma se ti danno da fare una cronaca di 90 minuti, te la scrivi prima? Come uno schiaffo, da lì non mi scrivo più niente: come diceva Ciotti, le dovevo avere nello zaino le parole, quelle dovevo usare.

Calciatori: ieri e oggi
Forse un tempo c’era più approssimazione, di sicuro meno interessi, magari erano meno acculturati e pure la loro parte ingenui, certo però era più facile avvicinarli e parlarci. Ora ho a che fare con ragazzi che lì magari in aereo assieme fingono di dormire, sempre lì con le cuffiette… Non ci si parla più, sempre meno i rapporti e la prima sensazione che ho è quella di essere soprattutto una rottura, è così.