Le resurrezioni del Licata

Scritto il 02/04/2022
da Stefano Ferrio

 Una foto, una storia 



E il Licata sconvolse la B
“Io c’ero” è una delle frasi chiavi del calcio. Ci ricorda che, in uno sport dove non esistono limiti ai miracoli, una sfida all’Incredibile fu vinta a suo tempo anche dal Licata, di cui vediamo la formazione iscritta al campionato di Serie B 1989-’90 in una foto tratta dal pregiatissimo archivio dell’Associazione Calciatori.
Lo “Io c’ero” in questione si riferisce al campionato italiano di Serie C1 1987-’88, girone B: diciotto squadre in lizza per due promozioni dirette, e vittoria che vale ancora due punti. Alla fine del girone di andata, domenica 17 gennaio 1988, il Licata allenato da Aldo Cerantola gira la boa del torneo a quota 17 punti, intruppato nella più anonima metà classifica, con lo sguardo dei tifosi puntato più dietro che davanti, considerando che i loro beniamini in maglia gialloblu (storicamente ispirata a quella della Svezia) hanno pur sempre beccato sei sconfitte in diciassette partite.



Miracolo inaspettato
D’altra parte, con tutto il rispetto possibile, siamo a Licata, provincia di Agrigento, piazza di 35mila abitanti dove, all’epoca, già il fatto di occupare un posto nel calcio professionistico appare come una specie di sogno per una squadra approdata per la prima volta alla C2 appena sette anni prima, e promossa in C1 nel 1985 grazie al genio nascente di un allenatore che fa di nome Zdenek Zeman.
Nessuno, in quella domenica d’inverno, può quindi immaginare quanto sta per accadere nel girone di ritorno: 28 punti, su 34 a disposizione, nelle successive 17 partite, frutto di 12 vittorie, 4 pareggi, e un’unica, ultima sconfitta, patita alla ventiduesima giornata, sul campo del Brindisi. Il totale fa 45 punti, e primo posto finale, con promozione diretta in Serie B celebrata il 5 giugno 1988 fra le mura amiche dello stadio Dino Liotta, dove, all’ultima giornata, la squadra di casa batte 2-0 il Frosinone.


Storie di resurrezioni
Ecco, 34 anni dopo, ognuno degli spettatori accorsi in quella storica domenica può rivolgere al mondo intero il suo forte e chiaro “Io c’ero”, alla stessa stregua dei tifosi del Liverpool, presenti alla finale della Champions 2005, vinta ai rigori contro il Milan dopo essere stati sotto 0-3, o di quelli della Germania Ovest, laureatasi campione del mondo nel 1954 rimontando due gol alla Grande Ungheria di Puskas e Hidegkuti.
Gli ultimi due sono esempi illustri che rifulgono assieme ad altri - come lo scudetto vinto dall’Inter nel 1971, dopo avere totalizzato due punti alla fine delle prime cinque giornate - nel calcio dei grandi tornei e delle cronache destinate a milioni di appassionati. Ma, sotto la punta dell’iceberg, si stagliano molte altre strabilianti storie di resurrezioni, come insegna la parabola di questo Licata che, allenato da uno dei primi profeti italiani della zona integrale, il trevigiano di Loria Aldo Cerantola, conquista la Serie B grazie all’impatto espresso da un collettivo dove spiccano la fame di gol del bomber Francesco La Rosa e le stille di genio elargite da un regista offensivo come Giuseppe Romano.



“Io c’ero”
Il bello è che non finisce qui, perché il successivo torneo di seconda serie, affidato in panchina prima a Giuseppe Papadopulo e poi a Francesco Scorsa, ricalca il medesimo copione: anzi, la partenza è molto peggio, con 12 punti e penultimo posto dopo 17 giornate. Ma segue una rinascita altrettanto folgorante, culminata nella nona piazza finale impreziosita dalle 16 reti di La Rosa, che si piazza secondo, dopo Totò Schillaci, nella classifica dei cannonieri.
La favola del Licata termina un anno dopo, nel 1990, con la retrocessione in C1, seguita dalle altalenanti vicende che conducono all’attuale Serie D. Una posizione onorevole, anche se apparentemente lontana dai livelli toccati in quegli anni ‘80. Salvo poi mettere a fuoco il nome dell’allenatore Giuseppe Romano, che è lo stesso, illuminante regista del Licata dei miracoli.
Uno di quelli che, 34 anni dopo, possono dirci “Io c’ero”.