Il “pastore” Sørensen

Scritto il 09/04/2022
da Stefano Ferrio

 Una foto, una storia 



Il ritratto di un rustico e geniale asso danese giunto all’Atalanta nel 1949.

 


“O Pastùr”
Il numero della maglia è il fatidico 10, ma non sembri strano che possiamo solo indovinarlo in questa esemplare foto di spogliatoi, trovata nell’archivio AIC, dove il giocatore l’ha indossata a metà, ed è ancora impegnato ad aggiustarne le maniche. La divisa è quella nerazzurra dell’Atalanta, e il centrocampista ritratto, durante il campionato di Serie A 1949-’50 si chiama Jørgen Sørensen, esattamente il tipo che ci si aspetta intuendo la calma compassata, ma anche l’indifferenza a ogni problema di etichetta da parte di un campione danese che i tifosi nerazzurri hanno consegnato agli annali come “O Pastùr”, il pastore in dialetto bergamasco, tanto per rammentare quanto gradisse un approccio “casual” ai casi della vita.



Sonante batosta
Omaggiare il geniaccio di Sørensen, nato a Odense nel 1922 e a Odense morto nel 1999, significa ricordare come l’Italia “scoprì” l’esistenza di una Danimarca che ha il calcio nel proprio DNA. Succede il 5 agosto 1948 allo stadio londinese di Highbury dove, negli ottavi di finale delle undicesime Olimpiadi moderne, toccano in sorte proprio i rossocrociati scandinavi alla Nazionale azzurra ancora allenata dal grande Vittorio Pozzo, il ct dei due Mondiali vinti nel ‘34 e nel ‘38.
Quell’Italia, fra l’altro, scende in campo come squadra campione olimpica in carica, avendo vinto, sempre guidata da Pozzo, l’oro ai precedenti Giochi di Berlino ‘36, ma i dodici anni trascorsi, con in mezzo una Guerra Mondiale, si vedono tutti sul glorioso campo dell’Arsenal, dove i danesi estromettono gli azzurri con un sonante 5-3.



“Boom danese”
La batosta produce effetti anche sul calciomercato, dove deflagra in men che non si dica il “boom danese”. Vi partecipa anche l’Atalanta, società di provincia già allora capace di navigare lungo le rotte di un calcio non ancora globale, ma sulla strada per diventarlo. Ecco perché alla vigilia del campionato 1949-’50 arrivano a Bergamo due puri talenti nordici: uno è il centrocampista Karl Aage Hansen, professore di scuola media prestato al calcio, nonché fratello dello stellare centravanti John Hansen, che raggiungerà nella stagione successiva alla Juventus, mentre l’altro è questo flemmatico quanto letale Jørgen Sørensen, fantasista d’attacco destinato a lasciare nella storia atalantina il pesante segno di 50 gol segnati in 134 partite.
Tanto fiuto della porta non passa inosservato, e infatti lo premia con due stagioni al Milan, comprensive di scudetto vinto nel 1954 duettando con compagni di reparto come gli svedesi Gunnar Nordhal e Niels Liedholm. Segue il passo d’addio con la maglia del suo Odense, prima di un ritiro che avrà tutta l’aria di un taglio netto con il mondo del calcio. Come ci si aspetta da “O Pastùr”.