Walter Zenga - Ero l’uomo ragno

Scritto il 29/03/2022
da Pino Lazzaro

 Biblioteca AIC 



Sangue su sangue
“A quarant’anni la vita inizia…”. Me lo sarò sentito ripetere centinaia di volte, quando ero giovane e tutti mi chiamavano molto semplicemente l’Uomo Ragno. Quando per molti ragazzi rappresentavo un vero e proprio idolo, per il mio modo “pazzo” di volare tra un palo e l’altro. Allora, forse, un po’ di sana follia me la portavo dietro per davvero, in ognuno di quei tuffi. Adesso so con certezza che nella vita, in fondo, si tratta di trovare la forza per poter volare: tra un ostacolo e quello successivo, senza paura.
A quarant’anni, quindi, mi sono ritrovato ancora dentro uno spogliatoio: in quello scenario ideale in cui la sfida si prepara e si respira. Lo spazio perfetto per uno come me, come casa.



(pagg. 21 e 22) … il calcio, soltanto il calcio, mi ha sempre offerto la possibilità di togliermi di dosso tutte le mie ansie e le mie angosce…

(pag. 26) Andavo a scuola al mattino e poi salivo sul tram, con mia borsa nerazzurra e con la scritta “Inter” in bella vista. Non facevo nulla per nasconderla, anzi…

(pag. 39) Uno di quegli uomini (Nedo Sonetti, l’allenatore allora alla Sambenedettese) che insegna senza mettersi in cattedra, nel modo più semplice e genuino, utilizzando l’esempio come fosse un libro da leggere…

(pagg. 73 e 74) C’è un fattore in più, poi, che troppo spesso non viene considerato quando si parla della vita “dorata” dei calciatori. Il fatto che, quando arrivano la fama e la celebrità, in cambio si debba cedere la propria libertà…



(pag. 87) … cerco sempre di trattare con le persone nel modo più diretto e sincero possibile. Anche adesso, che il ruolo dell’allenatore tocca a me: bisogna semplicemente avere rispetto e dire le cose come devono essere dette. Quando sono belle e quando sono scomode…

(pag. 125) La vidi arrivare (Raluca, la futura compagna) e insieme a lei si presentò, in tutto il mio corpo, un’energia strana che mi scaldò dentro. Una di quelle emozioni che si provano poche volte nell’esistenza intera…

(pag. 130) Me ne sono accorto molto presto, ma la vita da allenatore, il respirare quel mio amato campo verde dalla panchina mi ha dato la certezza indiscutibile: io vivo di pressione, ne ho bisogno…



(pag. 138) Era uno straccio d’uomo (il papà), con la maschera d’ossigeno a lasciar liberi soltanto gli occhi che si riempirono subito di emozione. Mi guardò, si tolse la maschera e sorrise, cancellando in un solo secondo tutte le incomprensioni che avevamo costruito stupidamente per anni, seguendo l’orgoglio…

(pag. 143) … chi mi sottovaluta non mi conosce. E stupirlo è ogni volta uno sfizio…

(pag. 149) C’è qualcosa di misterioso e differente in quell’impianto (il Marakàna di Belgrado), che riesce a creare un calore assolutamente particolare…

(pag. 195) Per come è andata la mia vita, mi sento come un marinaio. Di porto in porto, di avventura in avventura, senza poter mettere davvero mai radici solide. Definitive e forti…



(pag. 199) Mi sono trovato faccia a faccia con gli attaccanti più forti e pericolosi del pianeta, con i guanti a coprire le mani. Eppure non è stato mai così difficile come imparare a essere papà, a mani nude…

(pag. 211) Poi invece, d’improvviso, non ti cerca più nessuno. E ti ritrovi a chiamarti da solo, tra un telefono e l’altro, per vedere se ci sia connessione o meno…

(pag. 215) Il calcio ti entra dentro senza uscire più, per questo quando ti lascia rischi di essere perduto…

(pag. 230) Ho vissuto entrambi i ruoli e ne ho compreso la differenza: da giocatore puoi nasconderti nel gruppo, non hai tutti gli occhi puntati su di te. Da allenatore, se vai in crisi come uomo, diventa davvero dura non farlo notare.



Walter Zenga
ERO L’UOMO RAGNO
La vita, il calcio, l’amore
Cairo Editore


Milanese, classe 1960, la carriera di Walter Zenga è stata contrassegnata da calciatore dalla sua militanza nell’Inter (in prima squadra dal 1982 al 1994), club con cui ha vinto uno scudetto, una Supercoppa italiana e due Coppe Uefa. Prima dell’Inter ha giocato con Salernitana, Savona e Sambenedettese; dopo, con Sampdoria, Padova e New England Revolution, nella Major League statunitense. 58 le sue presenze nella Nazionale A, partecipando a due Mondiali (Messico 1986 e Italia 1990) e a un Europeo (Germania Ovest 1988). Da allenatore ha poi girato un po’ il mondo, passando dagli Stati Uniti alla Romania, dalla Turchia sino all’Arabia Saudita e guidando qui in Italia il Catania, il Palermo, la Sampdoria, il Crotone, il Venezia e il Cagliari. Da “mister” ha vinto un campionato rumeno con la Steaua Bucarest e con la Stella Rossa di Belgrado un campionato serbo-montenegrino e una Coppa di Serbia e Montenegro.
▪ Il libro lo ha scritto in collaborazione col giornalista Fabrizio Boni.