Paolo Rozzio, la partita che non dimentico

Scritto il 06/04/2022
da Pino Lazzaro

Classe ’92, piemontese di Savigliano (Cuneo), ha giocato a 18 anni con la Canavese in C2, passando poi alla Primavera della Fiorentina. In seguito, giusto due le sue squadre: il Pisa (quattro stagioni tra C1 e C) e la Reggiana (dal 2016/2017; un’altalena tra C, D, C, B e ancora C).

 



“Se mi fai ripensare a questa mia piccola carriera, ne ho parecchi di momenti belli ed emozionanti, ma pure di brutti, anche questi sanno farti crescere. Ieri per esempio (il 27 marzo, 5 a 2 all’Imolese; ndr) ho provato un momento bellissimo: ho fatto gol e a fine partita, ancora con calzoncini e maglietta, sono andato su in tribuna, mi hanno aperto, c’era la bimba con la mia compagna, m’è proprio piaciuto”.

Atmosfere
“Allora posso riandare alla vittoria del campionato col Pisa, grande piazza quella, ci ho giocato dai 20 ai 24 anni, è là dove ho potuto crescere. E poi il campionato vinto qui con la Reggiana ma pure la retrocessione dalla B dello scorso anno, esperienza che mi è servita, c’è sempre modo di ripartire, di riscattarsi e dunque anche la delusione dello scorso anno è stata utile. E ripenso ai derby contro il Parma, quel mio primo anno qui a Reggio, andata e ritorno, l’atmosfera che ho avvertito, stadi pieni, non le dimentichi ste cose qui, idem ora quando si affronta il Modena”.



Strano, solo due squadre…
“Sì, ho cambiato poco, giusto Pisa e Reggio. Il fatto è che sono due piazze queste in cui m’hanno fatto sentire apprezzato, sia come calciatore che come persona, un qualcosa che per me vale ancor più dell’aspetto economico (certo, se non magari ti danno tre volte tanto e ti può così cambiare la vita). Dopo il fallimento qui a Reggio, c’era sì la possibilità di cambiare, più di una società m’aveva cercato, ma ho continuato a rifletterci, qui l’ambiente lo conosco, il calore della tifoseria, alla fine mi sono detto che pure la D, qui, poteva essere stimolante”.

Eppure…
“Ricordo dopo Pisa, quell’ambiente così caldo, che avevo un po’ di scetticismo verso Reggio, non conoscevo, avevo paura di “spegnermi”, chissà, meno stimoli? Invece ho trovato una piazza pazzesca che al di là della qualità di vita che qui c’è, può contare nel territorio – e non parlo solo della città – su una quantità industriale di tifosi. Ed è qui ho trovato la compagna, abbiamo la bimba, famiglia”.



Il punto sulla carriera
“Sono in un momento molto positivo, sì, farò 30 anni a luglio, penso d’essere all’apice della maturazione. Sto e stiamo facendo bene, ma so pure, con gli anni che ho, che dovrò starci ancora più attento, la cura dei dettagli, la prevenzione, l’alimentazione. E non mi dimentico gli infortuni che ho avuto, due volte al tendine d’Achille, un menisco. Stagioni quelle dei due infortuni al tendine in cui ho giocato 7 e 15 partite, davvero uno spreco, ma ho saputo ripartire”.

Il dopo
“Ci penso, assolutamente sì. Tempo fa ho ripreso a studiare, Psicologia, mi mancano un po’ d’esami per la laurea triennale, materia che mi affascina e che mi servirà come base per il dopo e non penso solo all’aspetto lavorativo. Quel che di più ho paura è la noia, si smette, che so, a 36-37 anni, una vita davanti e che farai? Ora come ora m’attira l’idea del procuratore o magari del direttore sportivo e chissà poi quali saranno le opportunità che potrò avere. A suo tempo ho fatto il classico, ora con l’università cerco di ampliare il bagaglio e chissà. Allenatore? Se penso che vorrebbe dire di nuovo mettersi a girare, non è un qualcosa che mi attira, adesso proprio no”.