Alessandro Gazzi - Un lavoro da mediano

Scritto il 27/05/2022
da Pino Lazzaro

 Biblioteca AIC 



Si chiama per l’appunto Biblioteca questa rubrica. Ovvio, si tratta sempre di libri scritti da/su un calciatore. Però stavolta un po’ diverso lo è, non è che accanto ad Alessandro Gazzi ci sia stato uno scrittore o un giornalista o un ghost writer come s’usa dire. No, l’ha scritto proprio tutto lui questo suo libro, andandosi tra l’altro – stagione dopo stagione, partita dopo partita – a scandagliare l’anima. I novanta minuti di tante e tante partite, accompagnati da riflessioni, ansie, rifiuti, imbarazzi, rivelazioni, errori e qualche gol, insicurezze e certezze, soddisfazioni e delusioni. Tante e tante montagne russe emotive che hanno, dall’esterno, magari un unico riscontro: la partita, il risultato ancor prima di come puoi aver giocato, di come s’è espressa la squadra. Ma chi ha giocato, sa che lì dentro c’è tanto e tanto ancora. Alessandro ci è andato così proprio dentro, sforzandosi di mettersi proprio a fuoco, il più possibile, ancora e ancora. Bravo e complimenti.

 


Ecco Gazzi
“Tutto è cominciato da un concorso letterario della casa editrice con cui ho poi fatto il libro. Avevo mandato un racconto, Dieci minuti, che è poi entrato in un loro libro-antologia ed è stata la direttrice della casa editrice a chiamarmi, sono orgoglioso di questo, lei a dirmi se avevo voglia di scriverlo un libro: ho accettato. L’ho vissuta un po’ come una sfida, un mettermi alla prova. Già col mio blog e la stessa partecipazione al concorso m’ero reso conto che la mia scrittura era migliorata e la chiave è stata del tutto personale, soffermandomi su quel che ho vissuto, cronologicamente, sino alla partita Torino-Inter, ai miei 31 anni. Mettermi lì a scrivere ha voluto dire riflettere, usarle per bene le parole, è diverso – che so – da un’intervista: scrivendo hai poi tempo di rileggere, di rivalutare”.

Sul computer
“Ho scritto direttamente sul computer e ho cominciato nell’agosto del 2020, già un po’ di cose le avevo in testa, altre erano già nel mio blog. Grosso modo ci ho messo un anno, qui e là, ritagliando del tempo tra il lavoro, la famiglia e lo studio”.



Il titolo
“È venuto facile. Quel Un lavoro da mediano è stato il mio, il calcio è sì uno sport ma è pure lavoro, soprattutto un lavoro. Poi Ansia, sudore e Serie A deriva dal mio vissuto. Ansia che non ha di per sé una accezione negativa, è qualcosa di più complesso, quell’attivazione pre-gara per incanalarti a fare il meglio che puoi; sudore è riferito a quel che mi hanno insegnato sin da bambino, che devi insomma dare di tuo per migliorarti e Serie A è il punto d’arrivo, là dove sono riuscito ad arrivare”.

La copertina
“Ci sono io lì a terra che contrasto Ronaldinho. Il disegno l’ha fatto Guido Scarabottolo, da una foto di quand’ero al Bari. Il colore della maglia ricorda il Toro, mettendo così assieme le mie esperienze più durature, i sette anni di Bari e i quattro di Torino. Ronaldinho rappresenta il fuoriclasse, il talento, io sono lì che lo contrasto, quel che in fondo ho sempre cercato di fare”.



Presentazioni, in giro
“Sì, sto facendo qualche presentazione, già tre o quattro, mi arrivano insomma le richieste e ci vado volentieri e mi trovo così a fare quel che nello spogliatoio non ho mai fatto: parlo molto”.

In pausa
“No, ora non scrivo, ora no. Di tempo ne ho poco, voglio finire l’università, Scienze Motorie, a fine maggio ho l’ultimo esame e poi spero di concludere con la tesi a novembre. In più ho ancora questo rapporto con l’Alessandria… ma di certo continuerò a scrivere”.



Collaboratore tecnico
“Aiuto nel lavoro di tutti i giorni, il preparare i campi per gli allenamenti, impegnare quei ragazzi che non prendono parte a quelle che possono essere le esercitazioni tecnico-tattiche. Via via sto entrando sempre meno nello spogliatoio, ci ho vissuto 20 lì dentro, è un distacco graduale e no, non posso dire che mi manca”.

Dopo
“Non so, non so. Tra lo studio, la fine del campionato e qualche presentazione del libro sto vivendo un po’ tutto alla giornata, giusto il quotidiano. Sarà dopo che vedrò”.



Alessandro Gazzi
UN LAVORO DA MEDIANO
Ansia, sudore e serie A
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Bellunese di Santa Giustina, classe 1983, Alessandro Gazzi ha via via giocato con Treviso (B), Viterbese (C1), Bari (B), Reggina (A), ancora Bari (B-A), Robur Siena (A), Torino (A), Palermo (C) e Alessandria (C). Ha smesso col calcio giocato lo scorso agosto ed è attualmente collaboratore tecnico nell’Alessandria. Moglie e tre figlie, è in vista della laurea in Scienze motorie.