Le leggende di Chiorri

Scritto il 22/06/2022
da Stefano Ferrio


 Una foto, una storia 


Il fantasista di Samp e Cremonese detto anche “Il Marziano”
 


Il 5 aprile 1987 è una domenica entrata nella storia dello stadio comunale Giovanni Zini di Cremona. L’occasione è data da un match di cartello della ventisettesima giornata di Serie B, fra la Cremonese di mister Bruno Mazzia e il Messina allenato dal compianto “professor” Franco Scoglio, due squadre che si aggirano ai piani alti della classifica, con vista puntata sui tre posti da promozione.
Cupa e uggiosa, è una domenica pomeriggio che sembra riflettersi sull’andamento delle “ostilità” in campo, bloccate da una dominante paura di rischiare qualcosa di troppo. Tanto che, intorno al minuto 17 del secondo tempo il sentore di un grigio 0-0, tipico di una contesa refrattaria a passare alla storia, sta stendendo un velo di rassegnazione sui 15mila spettatori presenti. Ma è anche il momento in cui quel borbottante silenzio è scosso dal fischio dell’arbitro, che è un non qualunque e ancor giovane Fabio Baldas, destinato a lunga carriera, prima da “internazionale”, e poi da designatore per le massime serie italiane.


Marziano
Ravvede, Baldas, un fallo compiuto dal libero messinese Antonio Bellopede, lo “Scirea della Trinacria”, ai danni di Marco Nicoletti, attaccante della grigiorossa squadra di casa, e assegna di conseguenza un calcio di punizione con pallone posizionato nella mezzaluna esterna dell’area di rigore difesa dai siculi. Come rivelato da un video recuperabile su YouTube, di fronte a un’opportunità del genere, una crescente ondata di adrenalina risveglia all’improvviso il pubblico di casa, che inizia a bisbigliare le sette lettere di “Chiorri”. Nella fattispecie si tratta di Chiorri Alviero, nato a Roma il 2 marzo 1959, fantasista d’attacco, nome d’arte “Marziano”, affibbiatogli dai tifosi della Sampdoria a causa dei “numeri” con cui questo lunare e imprevedibile giocatore sa rubare il senno a qualsiasi avversario gli si presenti davanti. In maglia blucerchiata Alviero ha disputato otto stagioni, intervallate da una stagione al Bologna, nella stagione 1981 -’82 a cui si riferisce questa foto, prima del “taglio” con cui, nel 1984, il presidente Mantovani lo esclude definitivamente dalla “rosa”, preferendogli colleghi forse non così virtuosi, ma sicuramente più affidabili, come i Vialli e i Mancini che porteranno quella Samp all’unico scudetto della sua storia.



Specialista in gol “impossibili”
Adesso è ancora più chiaro cosa ci si accinge a vivere quel 5 aprile dell’87. In tre anni di partite i tifosi grigiorossi hanno imparato ad amare il Marziano, aspettandosi da lui qualsiasi invenzione possibile su un campo da calcio: “veroniche”, palombelle, tunnel, sombreri, “passi doppi”, finte assassine, colpi di tacco come mazzi di fiori spuntati dal cilindro del mago. Da qui l’eccitazione che all’improvviso risveglia dai torpori d’aprile l’intero stadio Zini, una sorta di febbre dovuta al nome del “panchinaro” che Mazzia ha fatto scattare in piedi non appena è giunto alle sue orecchie il fischio di Baldas: “Chiorri, Chiorri…”. Se lo rimpallano speranzosi anche i compagni di squadra, che puntualmente circondano l’arbitro indicandogli il cambio chiamato dal loro allenatore.
“L’unico a non essersi accorto di nulla sono io” – racconta lo stesso Alviero in una recente intervista rilasciata a Storie di Calcio. “A un certo punto vedo il dirigente accompagnatore che, buttatosi ai miei piedi, inizia a strapparmi la tuta di dosso, così finalmente capisco che devo entrare. Non ho nemmeno il tempo di riscaldarmi, ma capisco anche il perché vedendo i movimenti in corso davanti all’area del Messina”.



Tiro franco
Tutto assume di colpo colori paradossali, ai limiti del farsesco. Da una parte l’Alviero che entra in campo a passo strascicato, dando l’impressione di uno che invece “esce” da qualsiasi tenzone, provato dallo sfinimento atletico ed esistenziale all’origine dei calzettoni giù e della maglia indossata fuori dai calzoncini, a mo’ di pigiama. Dall’altra l’intero Messina atterrito dalla comparsa di questo sospetto “specialista” del cosiddetto tiro franco, con conseguente ammassamento in barriera prima di sette, poi addirittura di otto giocatori giallorossi, tutti concitati, oscillanti da destra a sinistra per proteggere il loro portiere, Franco Paleari, da ogni possibile traiettoria di tiro.
Resta ovviamente fuori l’”impossibile”, ed è esattamente lì che, al fischio del signor Baldas, la indirizza il Marziano, con un tiro teso e arcuato che sorvola le teste dei giocatori in barriera per stamparsi poi all’incrocio dei pali, senza bisogno di abbassarsi.



Stralunato idolo
A Cremona passano altri cinque anni così, i tifosi e il loro stralunato idolo, soggetto a furenti depressioni seguite da solari rinascite. In mezzo c’è posto non per una, ma addirittura per due promozioni in Serie A: cose da “marziani”, per l’appunto, così come l’addio alle scene di Alviero Chiorri. Che nella primavera del 1993 appende le scarpe al chiodo, e prende un aereo per Cuba, da cui torna ventiquattro anni dopo, con “mogli” e figli al seguito. Perché la storia, lo avete capito, è di uno che non si risparmia mai, più per la gioia che per la disperazione di chi lo ha visto giocare a calcio.