La partita che non dimentico, Matteo Dionisi (Trento)

Scritto il 01/06/2022
da Pino Lazzaro


Classe ’85, da Cantalice (Rieti), ha giocato via via con Monterotondo (D), Rieti (D-C2), Valenzana (C2), Rovigo (C2-D), Civitavecchia (D), Sacilese (D), Pordenone (D), Padova (D-C), Delta Rovigo (D), Rieti (D), Latina (D), Avellino (D), Savoia (D) e Trento (D-C). Dalla sua ben sei promozioni dalla D alla C, con 2 “scudetti” di categoria (con Avellino e Pordenone). 

 


“Di partite che non dimentico ne ho più d’una, specie quelle legate alle vittorie dei campionati, di ricordi belli così ne ho parecchi, specie quelli con il Rieti, dalle mie parti, l’orgoglio d’essere saliti tra i professionisti. Se però penso a una partita proprio particolare, allora vado a quella che ho giocato alcuni anni fa proprio col Rieti (era il 17/18) contro il San Teodoro. Noi in lotta per vincere il campionato, loro per non retrocedere, partita ruvida, non riuscivamo a sbloccarla, s’era già nel secondo tempo e infine proprio io, poco abituato, ho fatto gol, di testa”.

Per lei
“Non ho fatto altro che alzare le braccia verso il cielo, pensando a mia madre, sì, lei, che era giusto mancata il venerdì prima dell’andata proprio contro il San Teodoro e così non c’ero andato quella volta in trasferta in Sardegna. Certo, bello il ricordo di quel gol, ma con questo risvolto negativo che mi accompagna e che non mi lascerà, che mi ha fatto e continua a farmi pensare, come uno strano scherzo del destino”.



Più D che C
“Sti treni che passano, fortuna e sfortuna, ma se guardo alla carriera che posso aver fatto, dai, è questa quella che meritavo. Vedo mio fratello (Federico, ultima stagione all’Ascoli, a suo tempo in A con Livorno e Frosinone), quanto lui se l’è guadagnata, se uno è bravo, dai e dai i valori vengono fuori e penso così che la mia dimensione è stata ed è questa. Ecco, avrei potuto lavorare meglio e di più su di me, cercando di migliorarmi qui e là e dunque è solo un mea culpa quel che posso fare. Ed è soprattutto questo che cerco di consigliare ai giovani, di cercare di sfruttare – migliorandosi – il loro tempo, specie là dove sanno di avere delle mancanze”.

Con loro
“Un po’ bastone, un po’ carota. Non sono comunque il classico burbero, anzi, il più delle volte le cose gliele dico scherzando, ma gliele dico ed è questo il modo che uso per provare ad aiutarli, per farli crescere”.



Adesso?
“Finché mi porto addosso questo entusiasmo, andrò avanti più che posso, l’età la considero giusto un numero e finché sta passione mi accompagna, capisco bene che almeno per il momento non è il momento di lasciare”.

Dopo?
“Vedremo, con mio fratello abbiamo in piedi lì a casa (a Cantalice) un centro sportivo, pure una scuola calcio. Ora come ora non mi ci vedo proprio come allenatore, ma chissà e penso poi alla famiglia, la seconda bimba che è appena nata…”.