La partita che non dimentico... Francesco Forte (Benevento)

Scritto il 12/07/2022
da Pino Lazzaro


Classe ’93, romano, ha giocato via via con Pisa (C1), Inter (A; campione d’Italia con la Primavera nel 2011/2012 e debutto – una presenza – in prima squadra, nell’aprile 2013), ancora Pisa (C1), Forlì (C), Lucchese (C), Cremonese (C), Teramo (C), di nuovo Lucchese (C), Perugia (B), Spezia (B), Waasland-Beveren (“A” belga), Juve Stabia (B) e Venezia (B-A); da gennaio 2022 al Benevento (B).


“Certo che ne ho una che non dimenticherò mai e non vedo l’ora di raccontarla, mi viene proprio dal cuore, sì. Dai, come non posso riandare al mio primo gol in Serie A? Quanto l’aspettavo… io che la serie A l’avevo “assaggiata” all’Inter, avevo 19 anni, contro il Palermo, al Barbera e poi quel lunghissimo viaggio tra C e B, sempre con dentro di me quel sogno/promessa, sin da bambino, per me e per la mia famiglia, tutti i sacrifici fatti: nessuno regala niente”.

Giusto la Lazio
“Di partite in A col Venezia ne avevo fatte altre ed è arrivata poi quella contro la Lazio, già dicembre. Non so, forse uno scherzo del destino, io romanista, nato e cresciuto in Curva Sud, proprio la Lazio e ancora mi dispiace non esserci stato all’Olimpico, contro la Roma, ma già ero andato via…. E non dovevo nemmeno giocare, già sapevo che me ne andavo dal Venezia, un po’ ai margini, così mi sentivo e capita poi che nella rifinitura Henry, il mio amico Henry, non sta bene, ha la febbre e così l’ho saputo in pratica la mattina della partita che avrei giocato”.

Tra Acerbi e Luis Felipe
“Loro in vantaggio, giocavano proprio bene, io lì davanti tra Acerbi e Luis Felipe. Circa la mezzora, palla ad Aramu, piede di qualità e ne avevamo parlato giusto tra noi, che se capitava poteva provare a metterla in mezzo forte e a giro, quasi fosse un tiro… l’ho proprio “sentito” quel momento: in torsione, di testa, l’ho messa dentro, anche un bel gol, sì”.


Adrenalina
“Poi l’abbiamo purtroppo persa per 3 a 1 la partita, però quel gol resta, con tutto quello che c’era e c’è dietro. Sono uno che gioca di adrenalina, sempre, ma subito dopo quel gol mi sono quasi svuotato, rivedendo in quei pochi secondi i tanti e tanti treni che mi sono passati davanti dai tempi di Tor di Quinto, la mia famiglia e pure i miei amici, anche quelli dell’infanzia, pure perduti, che però, chissà, quel gol me li faceva in qualche modo ritrovare”.

Obiettivo A
“Sono e mi sento al top e sarà proprio attraverso questi prossimi anni che mi completerò. Quel che voglio con tutto me stesso è tornare in Serie A e farò di tutto per riuscirci”.

Il divertimento?
“Come detto, sono uno che vive di adrenalina, lì sul campo come una sfida e per me il divertimento sta proprio lì, con la palla che rotola sull’erba. Io me lo ricordo che di base il calcio è un gioco e perciò divertimento, appunto: credo che tutti i calciatori continuino comunque a sentirlo questo aspetto”.



In Belgio, la svolta
“Sì, per me la tappa all’estero è stata fondamentale e andando a vedere la mia di carriera, si vede bene che proprio dopo quell’esperienza c’è stata una sorta di svolta: poi dalla B alla A col Venezia, la semifinale playoff col Benevento… Convinto come sono sempre stato che alla maturità come calciatore ci sarei arrivato sui 28-29 anni: così è”.

Al dopo
“In pratica ci penso da sempre, da quando ho cominciato a giocare. Me lo sto costruendo, prima la laurea in giurisprudenza, poi il master in sport management, grazie proprio all’AIC. Vorrei insomma rimanerci in questo mondo, si vedrà più avanti con che ruolo: intanto sto cercando di allargare i miei orizzonti e so che il tutto mi tornerà comunque utile”.