La partita che non dimentico, Nahuel Valentini

Scritto il 31/07/2023
da Pino Lazzaro


Classe 1988, argentino di Rosario, dopo gli anni col Rosario Central (dapprima nelle giovanili, poi nella “B” e nella “A” argentine), Nahuel Valentini ha via via giocato con Livorno (A), Spezia (B), Real Oviedo (“B” spagnola), Ascoli (B), Padova (C), L.R. Vicenza (B) e ancora Padova (C).

“Di partite che non posso dimenticare, proprio per me importanti, ne ho alcune. La prima a cui rivado è l’esordio in prima squadra col “mio” Rosario Central, in Argentina. Io che con loro ho iniziato che avevo cinque anni e me ne sono andato che ne avevo venticinque. Mio padre che al tempo era pure preparatore atletico, tutti noi proprio tifosissimi. Avevo diciannove anni, l’ho saputo il giorno prima che avrei giocato, dura la notte prima dormire: giusto poi il derby con il Newell’s Old Boys, in 45.000 allo stadio… come faccio a dimenticare?”.

Ricordo n. 2

“La seconda ancora col Rosario Central, il gol che ho fatto nell’ultima partita del campionato. Da calcio piazzato, io che vado su di testa al limite dell’area e a parabola il pallone va nell’angolino, il gol più bello che ho fatto, noi che con quel campionato siamo saliti in A, un po’ il coronamento di un sogno che da sempre era con me”.


Ricordo n. 3

“La terza è invece una partita qui in Italia, all’Olimpico di Roma, partita di Coppa Italia. Noi dello Spezia in B siamo andati a vincere in casa loro, ai rigori, bellissimo. Ricordo Gervinho, Iturbe, De Rossi, Dzeko… l’allenatore era Garcia: fu proprio dopo quella partita che venne esonerato”.

Immagini 1-2-3

“1) Per l’esordio col Rosario Central mi rivedo lì in mezzo a quel clima di passione, il derby, l’orgoglio che avevo dentro per essere arrivato in prima squadra. 2) La partita del gol: la prima immagine che ho dentro è quel giro di campo fatto con tutti i miei compagni. 3) All’Olimpico con la Roma: la corsa scatenata verso i nostri tifosi, via le maglie, tutti a cantare”.



Nello spogliatoio

“Di mio sono uno allegro, mi piace scherzare, fare gruppo. Solo che in questi ultimi anni ho visto che c’è bisogno di dare anche qualche esempio. Così mi rendo conto che mi sono un po’ azzittito, cercando d’essere più d’esempio, specie con ragazzi che ora arrivano e caratterialmente non sono pronti. Un po’ più serio insomma, lo scorso campionato lì a Padova ero pure il capitano e insomma ho messo un po’ da parte la mia vera essenza, anche se per me il calcio continua a essere un divertimento, per me bisogna esserne onorati per quanto è bello”.

Dopo

“L’età è quella che è, ci devo per forza pensare, certo però che è proprio tanta la voglia che ho, anche perché in questi ultimi anni mi sono ancor più appassionato al calcio, mi piace tanto, la voglia di imparare ancora di più, il piacere dell’allenamento, lo stare con i compagni. Come dire insomma che nella mia mente mi pare d’essere ancora un ragazzo, è così”.