In onda: Andrea Mantovani

Scritto il 01/12/2023
da Pino Lazzaro


Classe 1984, ha vestito via via le maglie di Torino (A), Triestina (B), ancora Torino (B), Chievo (sei stagioni, cinque in A con l’intermezzo di una in B), Palermo (A), Bologna (A), Perugia (B), Vicenza (B), Novara (B) e infine ancora Vicenza (C).

“Quando mi è arrivata la proposta – e sono passati ormai tre anni – l’ho subito accolta con entusiasmo, accettandola soprattutto per la possibilità che mi veniva data di rimanere comunque nell’ambiente, potendo così “vedere” e raccontare calcio con altri occhi. Aggiungo che nel mio caso si è rivelata pure un’esperienza molto formativa: in campo in effetti parlavo sempre tantissimo, al contrario di quand’ero fuori e il tutto m’è servito insomma pure per “aprirmi” anche nella vita di tutti i giorni”.

Un mondo da scoprire

“Quel che mi piace proprio parecchio è la preparazione per le partite, copriamo i tre gironi della C, le cose che succedono, questo e quell’episodio. È un mondo tutto da scoprire e anche in questo è formativo, in C ce ne sono diversi di giocatori che saranno i campioni di domani e hai così modo di sviluppare un approccio che può essere utile anche per altri ruoli, penso agli osservatori, ai dirigenti, agli stessi allenatori (e non è il mio caso)”.



Conosciuti e non

“Quel che abbiamo con RaiSport è una programmazione mensile, so così per tempo le partite e non poche volte – in fondo ho smesso 4 anni fa – capita pure che lì in campo ci siano miei ex compagni o comunque ex avversari contro cui ho giocato. Per tutti gli altri, quelli che sono magari alle prime esperienze tra i prof o altri che non conosco, vado nelle varie piattaforme tipo Wyscout o anche YouTube”.

Critiche e giudizi

“Cerco sempre, come dire, di avere un occhio di riguardo… quando un attaccante dribbla un difensore perché questi ha sbagliato i tempi o s’è posizionato male, ecco che preferisco far risaltare più l’attaccante. Questo perché da ex giocatore so che non è poi così semplice e facile quando sei lì dentro e la stessa cosa vale certo per gli arbitri. Al tempo ho fatto spesso il capitano, con alcuni di loro capita ancora di sentirci: un rapporto che è stato di dialogo e rispetto, così ho sempre cercato di averlo”.



Atmosfere

“Sì, capita di tornare negli stadi che sono stati anche “miei”, tipo Trieste e Vicenza, là dove ne ho vissute di emozioni, con i ricordi che così affiorano: è sempre bello potersi emozionare. Per i posticipi del lunedì siamo proprio a bordo campo, potendo così scambiare quattro chiacchiere e pure confrontarmi sia con i giocatori che con gli allenatori. Quando invece siamo su in tribuna a commentare, mi rendo conto che ho un occhio diverso e comunque un po’ di distacco c’è, poco da fare”.

Quelle partite

“Ricordo in particolare le due partite della finale playoff dello scorso campionato, tra Foggia e Lecco, specialmente poi quella del ritorno, a Foggia. Con la squadra lombarda che veniva vista con un po’ di scetticismo, 50 anni che mancavano dalla B e invece furono la sorpresa, in quello stadio così pieno…”.

Competere, comunque

“Mi tengo ancora allenato, sì e in effetti capita, quando m’incontra un allenatore, che mi dica che una ventina di minuti me li farebbe ancora fare… No, non gioco più e al massimo gli scarpini li uso per giocare con mio figlio, lui gioca, ha 15 anni, è bello farlo assieme. C’è poi il padel e il tennis: quando hai fatto dello sport, la voglia della competizione ti resta comunque dentro ed è lì che la ritrovo”.