Marco Gorzegno, in equilibrio tra le onde della normalità

Scritto il 13/12/2023
da Claudio Sottile


Su Wikipedia risulti ancora in attività.
“Non c’è stato un addio al calcio (sorride, ndr), ma non gioco più, possiamo dirlo a chi ha curato la pagina”.

Da Instagram: quanto surf.
“Per me non è uno sport. È un modo di vivere, che mi proietta in un’altra dimensione, non riesco a vederlo in un modo differente. Un rifugio da qualsiasi situazione, mi fa stare molto bene, col fisico e con la testa. Sto a contatto con la natura e gli elementi, l’acqua, il mare, l’oceano”.

399 gare dai Dilettanti alla cadetteria, zero in Serie A.
“Il rammarico per questo è un qualcosa che non ho, grazie al cielo. Se hai dei rammarichi, vuol dire che ti dai delle colpe e che avresti potuto fare di più. Spero che la pensino come me tutti i calciatori che hanno smesso. Svariate circostanze si creano, come un ‘palo dentro o palo fuori’, non puoi fossilizzarti”.



Esempio concreto.
“A Prato ho profondamente legato con Alessandro Diamanti, quando ancora non era salito alla ribalta. Era la mia seconda esperienza lontano da casa, lui mi accolse in famiglia e tra i suoi amici, ho conosciuto il vero Alino. Il ‘palo dentro o palo fuori’ l’ho vissuto proprio con lui nel giugno 2009, eravamo avversari in un Brescia-Livorno, finale playoff per approdare nella massima serie. All’andata finì 2-2 e noi colpimmo un legno clamoroso, che ci avrebbe consentito di giocare il ritorno in Toscana con un approccio diverso. Alessandro è un ragazzo che stimo, tutt’oggi ci sentiamo, partecipo ai suoi eventi, sono contento di quello che è riuscito a raccogliere nella propria carriera. Ha toccato vette altissime, Nazionale compresa, facendo vedere chi era. Dopo Prato, siamo stati ancora compagni a Bergamo, sponda Albinoleffe, e proprio a Brescia. Quella volta col palo mi andò male, ma almeno fu un amico a beneficiarne”.

Oltre gli scarpini appesi.
“Bisogna prepararsi prima, non nel momento di chiudere con l’agonismo. Devi pensarci pian piano, così da avere idee specifiche di quello che sarà il tuo domani. Ho smesso di giocare perché non volevo più girare città e desideravo una stabilità familiare. Quando giochi è tutto bello e semplice, non pensi alla vita post calcio, per fortuna l’AIC si prodiga in iniziative importantissime per far capire ai ragazzi che dopo la professione di atleta c’è un’intera esistenza davanti. Serve predisporsi, studiare, scegliere una qualsiasi passione che si ha e coltivarla. Tra un allenamento e una partita si ha parecchio tempo libero, bisognerebbe usarlo anche per capire cosa fare nel frangente in cui le luci si spengono, senza ritrovarsi spaesati”.



Cosa non c’è.
“Mi manca lo spogliatoio di tutti i giorni. Non tanto per il giocare, quanto per le scenette che accadono in gruppo, le cene; da un po’ mi diverto a calcio a sette e quindi, a margine dei tornei, rivivo certe atmosfere. Paura di smettere, invece, mai”.

La quotidianità, adesso.
“Federica, la mia compagna, ha un negozio di articoli per la prima infanzia. L’aiuto con la logistica e l’e-commerce, avvicinandoci a Natale di lavoro ce n’è. In Italia oggi non si fanno figli, per fortuna nel cuneese il trend è diverso (sorride, ndr). Alcuni clienti mi hanno riconosciuto, è capitato nonostante il mio curriculum normale. Cuneo è un paesone da neanche 60.000 abitanti e magari è più semplice che accada, eppure quando sanno chi sei dei ragazzi che in adolescenza ti guardavano sulle figurine e ora sono padri di famiglia, è comunque piacevole”.



Tra campo e negozio.
“In qualsiasi attività c’è bisogno di sacrificio e della gocciolina sulla fronte, la professionalità è fondamentale. E paga sempre. Se non ti alleni bene, non giochi all’altezza”.

Riflessioni.
“Ho il patentino UEFA B, però al momento mi sono distaccato dall’ambiente. La voglia di fare calcio c’è, tuttavia ne deve valere la pena. A oggi, sinceramente, non ho trovato un’occasione tale da mettere in discussione il mio percorso umano. Quando trovi un tuo equilibrio non vai a cercare altro, godi degli attimi e degli affetti. Quando individui la tua zona di confort, all’interno sei sereno. I calciatori vengono visti come persone tutelate, è vero, però dietro c’è grande sacrificio. Dagli 11 ai 38 anni hai dato te stesso in giro per l’Italia e sei stato fuori dalla tua comodità. Perciò, quando intercetti la serenità, è giusto farsi coccolare un po’. La normalità è molto bella”.



Marco Gorzegno, classe 1981, esterno sinistro scuola Juventus e padre di Caterina e Giovanni, dopo un carriera – tra le altre – con Spezia, Brescia, Sassuolo ed Empoli, è alle prese con passeggini, tutine e ciucci.