Beccalossi: la mia vita da numero 10

Scritto il 17/01/2024
da Pino Lazzaro

 Biblioteca AIC 



Come pioveva
Sto salendo i gradini che dagli spogliatoi conducono al campo di gioco e piove che Dio la manda. Sono teso e concentrato. Camminiamo in silenzio lungo il tunnel d’ingresso e si sente solo il suono ritmato dei nostri tacchetti – tac-tac, tac-tac, tac-tac – sul pavimento duro. Appena usciti sul prato bagnato ci accoglie una pioggia sferzante, sovrastata solo dal boato degli ottantamila presenti. Non lo so ancora, ma sto per giocare una partita che segnerà la mia vita calcistica, e non solo, negli anni a venire. È domenica 20 ottobre 1979. Sono le 14.15 a San Siro. Affrontiamo il Milan, fresco campione d’Italia, nel sacro rito del derby, che sotto la Madonnina si celebra due volte all’anno da ormai ben quattordici lustri.



Ecco Beccalossi
“Non era nelle mie previsioni un libro, poi però c’è stato l’incontro con Eleonora, lei così giovane, lei a buttarmi lì l’idea e così è cominciata. Ci trovavamo in un bar, davanti a un caffè, un bel po’ d’incontri, io che tiravo via via fuori gli spunti e non per parlare di partite eccetera, quanto di quello che ci sta attorno, è questo a cui più tenevo: episodi, sensazioni. Il tutto è andato avanti per 9-10 mesi, lei che ha poi messo assieme tutto il mio raccontare e sono contento di averle pure dato una mano, l’ho fatto volentieri, proprio perché giovane. No, non ci tengo a presentazioni “ufficiali”, il libro è lì, che prenda pure la sua strada. Qualcosa ho detto – perché mi hanno invitato – a Radio 24 e su RTL, ma niente di più”.



Con i giovani della Nazionale
“L’Europeo dell’U20 con mister Bollini, dopo vent’anni. Come dire che i giovani ci sono, c’è bisogno che si aprano le porte per loro. Io ho debuttato in B a 16 anni, pensi davvero che potessi essere pronto? Certo che no, però m’hanno fatto crescere, lasciandomi libertà e fantasia. Quel che più mi gratifica (e pure un po’ mi… preoccupa) è che mi vedono come un “saggio” e certo ho imparato tanto da loro in questi sei anni, non è vero che sono viziati. Certo diversi e quel di cui hanno bisogno è avere davanti delle persone credibili, allora sì ti danno tutto. Loro che non mi hanno mai visto giocare, chi a chiedermi se poi ero destro o sinistro, lì su YouTube a vedere, sono curiosi e ci tengono. So quel che faccio, do quel che posso dare ed è proprio lo stare con loro la mia gratificazione più grande”.



Sfogliando
(pag. 18) Capii più tardi che dietro quell’apparenza burbera si nascondeva in realtà un grande uomo dal cuore d’oro (l’allenatore Bersellini) … era l’ultimo anno di Giacinto Facchetti, una leggenda nerazzurra e una delle persone più corrette e perbene che abbia mai incontrato. Onesto, costituzionalmente incapace di non mantenere la parola data, non lo sentii mai parlare male di qualcuno, cosa assai rara nel nostro mondo…

(pag. 20) Quella notte mi addormentai felice, sul letto della camera dell’hotel, indossando la maglia ancora sudata con cui avevo giocato poco prima, come a voler prolungare la magia della giornata…

(pag. 24) Datemi un pallone e sono capace di restare sul campo di allenamento per quindici ore filate. Mettetemi però a fare scatti e allunghi con fischietto e cronometro e al minuto uno sono già stufo…

(pag. 29) Preferisco l’etichetta di imprevedibile a quella di affidabile; prediligo il guizzo alla costanza. Le cose sempre uguali mi annoiano …



(pag. 43) Palleggiavo per il tempo che mancava alla cena tirando il pallone contro il muro del cortile, quasi solo col piede sinistro. Instancabilmente. Concentrato sul ritmo e la precisione dei movimenti. Nato destro naturale, mi ero messo in testa di diventare anche un calciatore mancino per imitare Omar Sivori, all’epoca mio idolo calcistico …

(pag. 48) L’episodio, però, che mi fece comprendere che il mio futuro ormai sarebbe stato quello del calcio professionistico fu, più che il debutto o il primo gol, l’essere inserito nelle figurine Panini …

(pag. 89) Potete immaginare la mia emozione quel giorno: della Ferrari conoscevo ogni cosa, storia, macchine, tecnica, piloti. Per dire, negli armadietti dello spogliatoio i miei compagni avevano attaccato le foto di Ornella Muti, Gloria Guida e Anna Maria Rizzoli. Io i ritagli di Gilles …



(pag. 102) Non ricordo un collega calciatore o un allenatore che non avesse una qualche piccola mania scaramantica. Eugenio Bersellini, ad esempio, obbligava la moglie a trovare un quadrifoglio nei campi di Appiano Gentile il giorno prima della partita …

(pagg. 115-116) Una delle cose che m’impressionavano era il rumore dei suoi passi (Maradona). Dagli spalti non si avverte, ma in campo noi che giochiamo sentiamo distintamente il tunf-tunf della nostra corsa. Quando passava Diego invece si udiva solo il fruscio sull’erba. Una pantera …

(pag. 123) Poi, improvvisamente, sentii il mio nome scandito dagli spalti, prima solo accennato e poi via via sempre più forte, in un crescendo tambureggiante che vibrava fin lungo le ossa, finché lo stadio intero si fece un unico coro maestoso. Fu un brivido mai provato prima. Ancora oggi, a distanza di molti anni, quel momento rimane il ricordo più vivido e la soddisfazione più grande avuta nella mia carriera …

(pag. 145) Mentre alcuni compagni di squadra la sera optavano per la discoteca, il gettonato Hollywood in primis, io preferivo frequentare le osterie dove si potevano ascoltare le canzoni in dialetto milanese …



(pag. 163) Sembra impossibile crederlo oggi, eppure c’è stato un tempo in cui nella Serie A militavano solo calciatori italiani …

(pag. 200) Probabilmente noi avevamo un approccio più ingenuo, al limite del naïf: non avevamo i procuratori, trattavamo in prima persona i nostri contratti, probabilmente prendendo anche qualche fregatura. Ma avevamo meno pressione …

(pag. 201) Avessi un figlio desideroso di diventare un calciatore, lascerei che giocasse divertendosi, senza interferire nel suo percorso. La vita direbbe poi la sua, punto.



Evaristo Beccalossi con Eleonora Rossi
LA MIA VITA DA NUMERO 10
Prefazione di Enrico Ruggeri
Diarkos



▪ Bresciano, classe 1956, Evaristo Beccalossi ha giocato via via con Brescia (B), Inter (sei stagioni filate in A), Sampdoria (A), Monza (B), ancora Brescia (A-B) e Barletta (B); le sue ultime stagioni le ha infine giocate tra i dilettanti, rispettivamente con il Pordenone e il Breno. Nel suo palmares lo scudetto con l’Inter (79/80) e due Coppe Italia (Inter 81/82 e Sampdoria 84/85). Attuale capodelegazione delle Nazionali U19 e U20.
▪ Eleonora Rossi (Milano, 1996) giornalista, laureata in Comunicazione digitale, dipartimento di Scienze politiche e sociali presso l’Università degli studi di Pavia. Si è occupata di conduzione e scrittura di programmi televisivi in campo sportivo su temi di interesse sociale.