In onda: Ferdinando Sforzini

Scritto il 19/01/2024
da Pino Lazzaro


Classe 1984, ha vestito – una specie di “Giro d’Italia” – via via le maglie di Sassuolo (C2), Verona (B), Modena (B), Vicenza (B), Ravenna (B), Grosseto (B), Avellino (B), Bari (A), Cluj (“A” romena), ancora Grosseto (B), Pescara (A-B), Latina (B), Virtus Entella (B), Pavia (C), Viterbese (C), una piccola parentesi con il ritiro AIC a Coverciano per "senza contratto" e poi Avellino (D), Cavese (C), Palermo (D) e infine Campobasso (D).



A proposito di questo suo continuo “vagabondare”, eccolo qui: “Sì, ho cambiato tanto e ora come ora posso dire che avrei dovuto a volte avere un po’ più di pazienza, questione di carattere, nel bene e nel male e del resto senza di lui, di questo mio carattere, non avrei fatto quello che ho fatto. Avrei dovuto insomma mandare giù, aspettare, ma io volevo essere sempre protagonista, questo mi faceva stare bene. Certo, con la testa di oggi, ma pure quella dei 27/28 anni, come detto avrei fatto delle scelte diverse… comunque sia, pochi i rimpianti, è stato ed è questo il mio percorso”.



“Dopo aver smesso di giocare, ho fatto subito il corso da direttore sportivo, ce l’ho da due anni il patentino. Non mi si sono presentate delle situazioni ed è arrivato questo contatto con Rai Sport e ho accettato perché è un’esperienza che mi permette di conoscere e di tenermi aggiornato sui calciatori, specie della Serie C. In più m’incuriosiva poter vedere il tutto con un altro taglio, un po’ “giornalistico”, ecco”.

Critiche e giudizi
“Cerco, sinceramente, d’essere sempre più morbido possibile, ci sono ben stato anch’io lì dentro, so che l’errore ci può sempre stare. In effetti faccio fatica ad accettare le critiche da chi non ha mai messo gli scarpini, so bene – ripeto – le sensazioni che si provano. C’è chi critica e se gli dai un pallone non arriva a fare tre palleggi… comunque sia, quel che cerco di fare è piuttosto esaltare le giocate”.



Preparazione
“Mi metto lì a studiare le statistiche, che ne danno di informazioni e studio le formazioni, i tipi di modulo, come insomma “quei” tecnici fanno giocare le squadre. Più o meno le “mie” partite le so una settimana-dieci giorni prima, mentre le due trasferte che farò le so a inizio di ciascun mese”.

Pestando l’erba
“Abbiamo i collegamenti, prima e dopo la partita, così ho la possibilità di andare ancora una volta in campo e sono sempre sensazioni belle, un vissuto che porterò sempre con me, che mi mette addosso ancora un po’ di adrenalina, io così lì a pensare che magari 10’ li vorrei fare”.



Migliorato
“Devo dire che mi piace un po’ tutto quello che faccio. All’inizio non è stato facile, soprattutto al momento della diretta, mi sono trovato in difficoltà, situazioni nuove con cui convivere e da gestire, un mondo che non conoscevo e devo dire che mi sento molto migliorato… il pre-gara, il post e poi il commento tecnico, lì dove c’è almeno un po’ più di tempo, dopo che ho modo di rivedere le cose sul monitor, qualche fallo, i rigori, le espulsioni”.

Ancora gli scarpini?
“No, no, poco niente. Vado a correre un paio di volte la settimana, un po’ di palestra, magari d’estate qualche calciotto, ma niente di speciale. Mettici poi qualche dolorino qui e là… certo però che mi manca”.