Corrado Colombo, la vita (vera) oltre il pallone

Scritto il 24/01/2024
da Claudio Sottile


Ex attaccante, nato nell’agosto 1979, in carriera ha giocato e segnato – tra le altre – con Atalanta, Torino, Sampdoria, Spezia, Bari ed Hellas Verona. Adesso è rappresentante di abbigliamento sportivo



La scoperta di Corrado Colombo oggi.
“Gestivo una scuola calcio a Pistoia, e due anni fa ho conosciuto l’area manager di Macron Tommaso Righi, che era venuto a proporre il marchio alla mia società. Siamo rimasti in contatto, finché nel febbraio scorso durante una telefonata di saluto è emerso che in azienda c’era una posizione libera, per l’area toscana, nel commerciale. Ho sostenuto il primo colloquio con lui, poi con la country manager, e mi hanno subito assunto. Sono un venditore specializzato per il calcio, ho avuto anche contatti con squadre di altre regioni, sia professionistiche sia dilettantistiche, tramite vecchie amicizie. Ho la fortuna di sentire spesso diversi ex compagni. Non si può farlo con una grande frequenza, ma quando succede è come se non ci parlassimo da un giorno.”



Soddisfazioni professionali.
“Per ora va bene così, è un impegno tosto. Mi hanno dato un’opportunità, di questi tempi è rilevante avere una certa sicurezza. Ho trovato un’azienda in grande espansione, che continua a investire. Nella sede centrale di Bologna, l’età media dei lavoratori è di poco superiore ai 30 anni. Stanno compiendo dei passi da gigante sotto svariati punti di vista, nei prossimi anni Macron crescerà ulteriormente e si espanderà ancora. Mi piace tanto”.

Punti di contatto.
“Questa è la vita normale, che fino a qualche anno fa non ho fatto. Bisogna iniziare a capire che quando si chiude la carriera inizia la vita vera, che un calciatore non conduce. Quello attuale è un lavoro in cui devi saper parlare, gestire l’emotività, sei sotto pressione in determinati momenti. Anche se le emozioni che regala il calcio, positive e negative, non si trovano altrove”.



Dopo lo stop.
“Ai miei ex colleghi che sono ancora in attività dico sempre di prepararsi, così da iniziare subito a fare qualcosa appena smetteranno con l’agonismo, che sia nel mondo del pallone o fuori. Bisogna essere impegnati e avere degli obiettivi. Purtroppo, quando ho smesso nel 2017, la mia fu una scelta impulsiva e non troppo ragionata. Quindi, mi sono trovato un po’ impreparato. Speravo, e mi sarebbe piaciuto, rimanere nel calcio professionistico, però non ci sono state le opportunità. Non avrei mai pensato di svolgere questa professione, che tuttavia mi piace tantissimo, anche perché resti in qualche maniera nell’ambiente. Inoltre, mi ritaglio un paio di pomeriggi a settimana per allenare come collaboratore tecnico al Tau Calcio Altopascio, con la categoria Giovanissimi Elite. Ho il patentino UEFA B, preso grazie al corso organizzato dall’AIC, seguo la parte offensiva dei ragazzi 2009 e 2010. Mi piace tanto stare con loro, sono in una fase della crescita un po’ particolare, cerco di aiutarli dal punto di vista tecnico e comportamentale”.



Una dote da trasferire.
“L’incoscienza, in alcuni momenti delle partite dovrebbero averla, azzardando qualche giocata lì per lì un po’ matta, ma che se va bene è una gran cosa…”.

Tempo di bilanci.
“Quando si smette si hanno sempre rimpianti e rimorsi, ma è opinione comune che si quantifichino solo guardandosi indietro”.



Ripeti in ogni intervista che il gol più bello lo segnasti con l’Atalanta il 9 gennaio 2002 a Torino, contro la Juventus in Coppa Italia.
“Sì, in rovesciata, speciale per me che sono juventino come mia figlia Camilla, mentre mio figlio Tommaso è tifoso della Roma, e allora simpatizzo anche per i giallorossi. Un altro stupendo lo realizzai a fine carriera, nel novembre 2016 ero con la Pistoiese e contro il Tuttocuoio la misi, da 30 metri, all’incrocio. E aggiungo quello ad Avellino, dell’ottobre 2008, con la maglia del Bari, mi coordinai bene in semi girata. Il più importante, invece, al Milan col Livorno nel gennaio 2005. I tifosi amaranto, ancora oggi, me lo ricordano”.


Ora che non giochi più.
“Quando stacchi, stacchi. Nel momento in cui chiusi col calcio professionistico, provai a giocare in Promozione. Ma le sedute erano di sera, faceva freddo, non sentivo più la voglia di andare ad allenarmi e quindi… Ho gonfiato la rete in tutte le categorie, tranne che in Eccellenza e in Seconda Categoria. Credo che non riuscirò a raggiungere questo record (sorride, ndr). Un mese fa ho disputato una partita amatoriale, e ho fatto veramente fatica. Ho mille dolori, ho completamente mollato con il calcio giocato”.