Gianfranco Circati… nel nome del padre

Scritto il 26/01/2024
da Giuseppe Rimondi


Gianfranco Circati, originario di Fidenza con una buona carriera calcistica in giro per l’Italia tra Serie B e Serie C, un bel giorno decide di trasferirsi a Perth in Australia con tutta la famiglia, la moglie Ilenia e i figli (allora piccolissimi) Gianluca e Alessandro.

Una sana pazzia?
“In realtà nell’estate del 1999, grazie a Sergio Buso, ero stato ingaggiato sei mesi dal Perth Glory, dove giocai 14 partite, trovandomi molto bene, sia in squadra che in città, un’esperienza bellissima. Poi a marzo il richiamo dell’Italia e di un calcio di un livello decisamente più alto, mi fa rientrare e accettare la proposta del Treviso di mister Bellotto, che poi ho seguito anche a Cagliari”.



Nel 2004 finisci la tua carriera a Varese in Serie C. Poi?
“Poi insieme a mia moglie decidiamo di tornare a Perth per un’esperienza di vita, senza nessun contratto calcistico ad aspettarmi. Ho continuato a giochicchiare nelle serie minori, più per tenermi in forma fisicamente, perché comunque ritenevo conclusa la mia parentesi calcistica professionale. Ho avuto fortuna nel trovare una società di origini Italiane, la Perth SC, che mi ha permesso di dirigere il loro settore giovanile, con più di 450 ragazzi iscritti. Ho cercato di seguire anche la crescita calcistica dei miei figli ma mai come loro primo allenatore, rimanevo nello staff, defilato dietro le quinte”.



Oltre il calcio?
“Sono diventato agente di commercio, ho preso in esclusiva alcune aziende di Sassuolo nell’ambito del porcellanato e piano piano ho allargato il mio raggio d’azione a tutta l’Australia, da Melbourne a Sidney e Brisbane, fino alla Nuova Zelanda. Mi piace molto, viaggio tanto, diciamo per una ventina di settimane all’anno. Qui a Perth si sta benissimo, l’estate dura per dieci mesi, a me piace andare al parco, in spiaggia, sono quasi sempre in maglietta e pantaloncini. L’unica attenzione che devi avere è mentre fai il bagno in mare: quando suona la sirena che avverte la gente dell’avvistamento di squali, ecco li è meglio uscire dall’acqua…”.



Seguendo i tuoi ragazzi, quando hai capito che Alessandro aveva doti superiori alla media?
“Premesso che il grande, Gianluca, non era molto portato e ha deciso di smettere presto, ora è ingegnere petrolifero, lavora per grossissime compagnie del western Australia. Alessandro invece già ad undici, dodici anni faceva vedere cose interessanti, con la testa mentalizzata sul football, e ho capito che, con un po’ di fortuna, poteva avere un futuro da calciatore. A tredici anni è passato dal Perth SC al Perth Glory, a sedici ha debuttato in prima squadra. A quel punto un procuratore, che aveva agganci in Inghilterra, l’ha portato a fare dei provini nel Regno Unito, a 17 il Leicester fece un’offerta per un contratto di quattro anni. Purtroppo con la Brexit in corso, non avendo passaporto britannico, la società inglese fu costretta a una marcia indietro e l’ingaggio sfumò”.



Come nasce la destinazione Parma?
“Dall’Inghilterra, eravamo sotto Natale, Invece di farlo rientrare subito qui, l’ho mandato dai nonni, a Salsomaggiore, per passare le vacanze. Per non tenerlo fermo, ho chiamato un mio caro amico, Vincenzo Pincolini (ex preparatore del grande Milan) e gli ho chiesto se poteva dare una mano ad Alessandro per farlo allenare e, magari, mettersi in evidenza. Tramite Luca Piazzi, allora responsabile del settore giovanile del Parma, mio figlio si è potuto aggregare alla formazione Under 18 e, dopo soli quattro allenamenti, hanno deciso di tenerlo con loro. Partendo dalla Primavera ha debuttato in prima squadra, oggi è titolare di una formazione prima in classifica che gioca un bel calcio, sempre propositivo, con un bravissimo tecnico, Fabio Pecchia, che la sta dirigendo con molta sagacia verso un finale speriamo vincente. A guardarli giocare io mi diverto, non perdo una partita, a costo di stare sveglio tutta la notte”.



Raccontami della sua scelta di giocare per i Wallabies?
“Era stato convocato nella Under 20 italiana poi è arrivata la chiamata della Nazionale Australiana, ne ha parlato con sua mamma, lui si sente australiano e ha accettato la convocazione. Ha debuttato con la Nazionale maggiore lo scorso ottobre contro la Nuova Zelanda. Come italiano un po’ mi è dispiaciuta la decisione che ha preso ma la rispetto e l’appoggio totalmente. Si sta giocando la Coppa d’Asia ma lui è rimasto a Parma e francamente penso sia meglio che rimanga concentrato sul campionato della squadra gialloblù, il suo sogno comunque è di giocare un mondiale con i Socceroos”.