Emanuele Suagher, "Inizia il mio secondo tempo"

Scritto il 12/02/2024
da Giuseppe Rimondi


Quando lo vedi scendere adagio adagio le scale della tribuna dello stadio “Danilo Martelli” di Mantova, posando poi per qualche fotografia, non pensi che possa essere quel grintoso difensore centrale che combatteva con durezza ma anche con lealtà contro tanti attaccanti di tutte le categorie professionistiche in una più che dignitosa carriera. In attesa dell’ennesima operazione per il quinto legamento crociato rotto, sempre sullo stesso ginocchio, Emanuele Suagher a soli trentuno anni ha detto basta con il calcio giocato da poco più di un mese. Il cuore avrebbe voluto continuare ma il fisico gli ha mandato segnali inequivocabili, tanto da fargli prendere la decisione più saggia. Ora fa parte come collaboratore tecnico dello staff di Davide Possanzini, allenatore del Mantova.

Sugo, in questo passaggio quanto è stato importante l’allenatore?

“Con Possanzini ho un grande rapporto, tutti dicevano che ero il suo "allenatore" in campo. Quando, dopo l’infortunio, mi ha chiesto di fare il salto della staccionata e di unirmi al suo gruppo di lavoro, ci ho riflettuto un pochino ma poi ho accettato con entusiasmo e ho iniziato subito questa nuova avventura. Devo ringraziare tantissimo anche la società Mantova, dal presidente Piccoli in giù tutti hanno appoggiato questa soluzione e mi hanno sostenuto nei momenti più duri”.

Riavvolgiamo il nastro della tua vita calcistica partendo dalle giovanili dall’Atalanta

“Ho iniziato nelle file nerazzurre a soli nove anni con Mister Bonifacio, persona fantastica, poi passando via via da “Titti” (Gianluigi) Savoldi fino a Walter Bonacina negli allievi, che in un primo momento mi ha spostato da centrocampista a esterno alto in attacco poi, vedendo che facevo fatica a saltare l’uomo ma, viceversa nessuno riusciva a eludermi, mi ha retrocesso prima terzino poi difensore centrale, e da lì non mi sono più mosso”.

Non sei però riuscito a debuttare in prima squadra

“Per me che sono bergamasco e atalantino  è l’unico rammarico della mia lunga carriera. Nell’anno della promozione dalla B alla A nel 2010-11, con Colantuono allenatore, ho fatto diverse convocazioni e panchine ma purtroppo non c’è mai stata l’occasione per entrare in campo”.

Dopo quella stagione iniziano i prestiti. E la sfortuna.

“Dopo un buon anno alla Tritium in C, dove da Alessio Dionisi ho imparato molto, vado a Pisa, stessa categoria, e nella prima di campionato contro il Latina, trascorsi appena tre minuti di gioco, mi rompo il crociato. Dopo l’operazione e tutta la riabilitazione rientro, faccio bene, ma perdiamo la finale per la promozione, proprio contro il Latina!”.

Quindi la prima volta in B a Crotone.

“Bell’esperienza, dopo un inizio in salita gioco da titolare contro il Palermo, allora con attaccanti del calibro di Dybala e Belotti. Conquistiamo i primi storici play off per la compagine calabrese, purtroppo veniamo eliminati dal Bari. Rientro all’Atalanta e mi chiedono di rimanere per fare il quinto centrale, ma giocando a quattro sarebbe stata un’impresa ardua conquistare spazio, quindi preferisco continuare a fare esperienza e arrivo a Carpi, dove mi vuole il direttore Giuntoli. Sei mesi alla grande poi, a gennaio, mi rompo per la seconda volta il legamento. Arriva una storica promozione che sono costretto a vivere un po’ ai margini. Questa volta per rientrare ci metto praticamente un anno. Quindi di nuovo l’Atalanta e di nuovo il Carpi, sempre a gennaio e sempre con Castori in panchina”.

 



Finalmente assapori la serie A.

“Sei mesi buonissimi, peccato per la retrocessione arrivata per un solo punto”.

Qual è l’attaccante più forte che hai incontrato?

“Icardi per la bravura in area di rigore, Balotelli per il fisico e la tecnica, Mandzukic per la cattiveria agonistica. Ma quello che mi ha messo più in difficoltà è stato senza dubbio Dzeko della Roma, dove giocava in coppia con Salah”.

Rientri all’Atalanta con Gasperini e la sfortuna ci vede ancora benissimo!

“Davvero. La società mi voleva rinnovare il contratto, eravamo d’accordo su tutto ma, il primo giorno di allenamento, tra le varie viste mediche di rito per tutta la rosa, Gasperini ci fa fare qualcosina sul campo e, crack, in un contrasto con Kessie, terza rottura del ginocchio. Nel mercato di riparazione finisco a Bari ma non stavo ancora benissimo. L’anno dopo, prima parte di stagione altalenante con Novellino ad Avellino poi mi chiama Castori a Cesena, piazza stupenda, che non potevo rifiutare. Purtroppo incappo nel periodo in cui la società fallisce con tutte le problematiche che ne conseguono. La stagione successiva mi mandano ancora a Carpi, ritorna anche Castori ma non riusciamo a evitare la retrocessione in D”.



Arriva la chiamata della Ternana.

“A metà del primo anno quarta rottura del legamento, ma la sospensione dei campionati per il Covid paradossalmente mi riduce sensibilmente il periodo ai margini del calcio giocato. Poi arriva Lucarelli e facciamo la storica cavalcata che ci porta ad avere ben ventitré punti di vantaggio sulla seconda e a conquistare la serie B con larghissimo anticipo. Purtroppo la dirigenza umbra non mi rinnova il contratto. Penso che sia venuto il momento di riavvicinarmi a casa, avendo due bambini piccoli (avuti dalla moglie Giada, Sophia e Lorenzo, ora di 8 e 5 anni). Firmo due anni per la Feralpisalò ma non trovandomi bene riprovo il Sud con la Vibonese, annata difficile anche lì, per fortuna il direttore Botturi mi porta alla Pro Sesto dopo una chiacchierata su una panchina a Bergamo nel periodo di Ferragosto con tutti i locali chiusi. A Sesto io e miei compagni facciamo un annata esaltante finendo quarti. Poi arriva il Mantova ed eccomi qui!”.

Svelaci il segreto di mister Possanzini e di questa, per ora, esaltante stagione?

“Più che il modo di giocare che vuole il tecnico, modo che comunque cambiamo spessissimo durante la stessa partita, è l’uomo Possanzini che mi ha colpito: ti dice le cose in faccia, è corretto, sa ottenere dai giocatori quello che chiede, espone le sue idee in modo molto chiaro. Il campionato sta andando oltre le più rosee aspettative ma il cammino è ancora molto lungo”.

Come procede il tuo ambientamento nello staff tecnico?

“Mi trovo molto bene, ci sono giorni in cui il campo mi manca tanto ma sono sempre più convinto della mia scelta”.

Ti vedi allenatore un giorno?

“Non posso negare che, presa questa strada, il mio pensiero corre là, ma intanto cerco di imparare da tutti i componenti del gruppo tecnico. Tra qualche anno si vedrà, vado avanti per gradi e comincerò anche a iscrivermi ai corsi di Coverciano”.