Da lontano, Vittorio Vigolo

Scritto il 19/02/2024
da Pino Lazzaro


Vittorio Vigolo (Europa FC; Gibraltar Football League)

Classe 2000, vicentino di Cornedo, dopo gli anni nel settore giovanile del Milan e successivamente con l’Hellas Verona, ha via via giocato con Rende (C), Virtus Ciserano Bergamo (D), Alma Juventus Fano (C), San Luca (D), Foggia (C) e Athletic Carpi (D); a gennaio 2023 il “salto” sino a Gibilterra, dapprima col Glacis United per passare poi, in questa stagione, all’Europa FC. 

“È da quando avevo 13 anni che sono via di casa, poi i 7 anni al Milan, vivendo successivamente altre realtà, rendendomi conto che il calcio non è il Milan, è anche altro e ricordo lì a Rende, eravamo in quaranta, quasi nemmeno ci si allenava, lo facevamo praticamente per strada. Esperienza ed esperienze che però mi hanno fatto crescere e ho continuato a girare per l’Italia, la serie D, il Covid, pure in C a Foggia con Zeman, poi a Carpi, l’epatite che ho preso, mai giocato”.



Ripartenza?

“Allora ho pensato di tornare giusto a casa, la squadra del mio paese, Eccellenza, era un po’ di continuità quel che cercavo. M’hanno pure dato un lavoro, operaio, ma ho fatto presto a capire che non poteva essere questa la strada se volevo – come voglio – provarci sino alla fine. Loro, i miei compagni che bevevano e fumavano, tra il vincere e il perdere in fondo poca differenza. Poi la chiamata da Gibilterra, il mister italiano (Michele Di Piedi; ndr), a dirmi di andare almeno a vedere, un paio di allenamenti e poi decidere”.

Non solo calcio

“Sono andato e m’è piaciuto subito e certo qui c’è un clima davvero spettacolare, ora sono sempre 20°. Se avessi saputo quel che ora so, di certo sarei partito dopo il Milan, un’esperienza questa che mi ha fatto crescere soprattutto come persona, con in più la conoscenza ora dello spagnolo e dell’inglese, anche questo conta”.

Un po’ di cose

“Abito poco fuori Marbella, in Spagna, un’ottantina di chilometri da Gibilterra. Le partite sono al venerdì sera, al sabato o alla domenica e ci alleniamo tutti i giorni, tranne uno e dipende da quando si gioca. Ci si allena quasi sempre qui in Spagna, solo uno lo si fa a Gibilterra. Qui l’obbligo è che ce ne siano almeno quattro di giocatori locali, questo per cercare di agevolare la Nazionale, nel campionato sono solo undici le squadre, così fa grosso modo una cinquantina di calciatori in tutto, questi sono”.



Come s’alza il vento

“Sì, giochiamo tutti nello stesso stadio. Ce ne sono altri due, uno in particolare è davvero molto bello ma una delle caratteristiche di Gibilterra è il vento e là dove sono costruiti ce n’è sempre davvero tanto, così giochiamo in quello più “riparato”. Ora di posti ce ne sono 5000 e stanno pure pensando di rifarlo, anche per la Nazionale che le partite in casa se le va a giocare in Portogallo. I campi sono in sintetico e lo sostituiscono ogni paio d’anni”.

Un po’ riservato

“Nello spogliatoio la maggior parte sono spagnoli, ci sono anche degli argentini e visto che a Gibilterra la lingua è l’inglese, si parla in spagnolo e in inglese. Di mio sono uno tranquillo, non mi piace essere – come dire – focoso, me le tengo dentro le cose e so che a volte può essere pure un difetto questo. Una delle ultime partite l’abbiamo vinta 4 a 3, all’ultimo l’ho fatto io il quarto gol, tutti nello spogliatoio a urlare... ero contento, certo, ma senza star lì a… gridare”.

Confronti

“Come storia, la mia squadra, l’Europa, ha una buona tradizione, è la seconda qui come titoli. Siamo partiti così così, ora invece stiamo facendo abbastanza bene. C’è da dire che le squadre che arrivano davanti vanno a fare i preliminari in Europa, dalla Champions in giù: per me valgono certo una buona C in Italia. D’altro canto ci sono poi società nel campionato che per dire ne fanno solo due di allenamenti”.



Testa dura

“Come detto, il calcio che ho visto in Italia, in C e in D, è un calcio che non mi piace, so bene che sono io che mi devo adattare, certo se vedo il contesto in cui vivo, pure le strutture che ci sono, se dovessi scegliere tra restare e tornare in Italia, è qui che preferirei continuare. Finché posso provarci, finché non sbatto proprio la testa, io intendo continuare a rincorrere il mio sogno: sono un Capricorno, sì, una testa dura. Me lo dice sempre mio papà, che lui al posto mio avrebbe già mollato: finché posso, io continuo”.

Dedicato?

“Certo che sì. Dopo l’esperienza di Rende, ho iniziato un rapporto pure con un nutrizionista, ci sto attento e lui mi segue al 100%; in più, grazie a un preparatore, faccio tutti i giorni dei lavori in palestra, lavori mirati e non come magari capitava prima: sempre in palestra, convinto di fare cose giuste e utili, che poi invece sul campo potevano mettermi in difficoltà”.

S’impara

“Sì, anche come giocatore sono cambiato. Da prima punta come sono sempre stato, capita adesso col “mister” di fare l’esterno o dietro le punte o anche la mezzala. Ho insomma aperto gli occhi, ho visto che posso e so adattarmi in altri ruoli: da esterno non sono poi il classico veloce e il mister mi dice sempre che mi vede un po’ come Saponara, ecco, che sono insomma quel “tipo” di esterno”.

Piano B

“Mi sono iscritto all’università, online. Avrei voluto poter frequentare, viverla di più, conoscere le persone ma con questa vita è impossibile. Allora almeno online, Scienze Motorie, tra l’altro un qualcosa che mi aiuta e che posso ritrovare anche in campo. Con in più il fatto che, chissà, può sempre valere come piano B”.

--------------

 

SCHEDA 

Gibilterra (in inglese Gibraltar) è un cosiddetto (Wikipedia) territorio d’oltremare del Regno Unito, nel sud della penisola iberica, sulla parte orientale dello stretto omonimo che collega il Mediterraneo all’Atlantico. Sono in tutto circa 30.000 gli abitanti.

 ​​