"Le parole che non ti ho detto", Federico Ravaglia

Scritto il 20/03/2024
da Giuseppe Rimondi


foto: Maurizio Borsari

A Bologna in questo periodo una delle due torri, la Garisenda, è in restyling, nella squadra rossoblù invece le due torri che difendono la porta felsinea sono in perfetta forma. Al titolare, oramai da alcune stagioni, Lukasz Skorupski, 32 anni, si sta affiancando il “bolognesissimo” Federico Ravaglia, 24, quasi due metri di altezza, un estremo difensore che quando è stato chiamato in causa si è sempre dimostrato all’altezza delle aspettative.

Cosa si prova a vestire la maglia della squadra della tua città e di cui sei anche tifoso?
“È stupendo, io sono arrivato qui ad appena dodici anni, ho sempre coltivato il sogno di esordire con questa maglia, sia quando ero sugli spalti a vedere la partita sia quando facevo il raccattapalle a bordo campo”.



Essere “profeta in patria” è più difficile?
“Devi trovare un equilibrio dentro te stesso, è un’esperienza che cerco di vivere non come un peso ma come una responsabilità positiva. A me dà una grande energia, scendo in campo sapendo che sono tutti con me, familiari, amici, tifosi”.

Dopo le molte vittorie ottenute al Dall’Ara ti vediamo spesso festeggiare sotto la curva Andrea Costa sventolando un bandierone rossoblù insieme a Tommaso Corazza, pure lui bolognese e uscito dallo stesso settore giovanile.
“Sì, tra la squadra e il nostro pubblico si è creata un alchimia e una simbiosi meravigliosa, che io e Tommaso, probabilmente, sentiamo con ancora maggiore trasporto”.



In città si discute molto su questa alternanza che, a volte, Thiago Motta mette in atto fra te e Lukasz: si racconta che per il ruolo di portiere possa essere una decisione rischiosa…
“Sarà sempre così, nel caso di qualche errore la scelta sarà valutata in senso negativo, altrimenti ogni piccola discussione sul tema viene azzerata. Io quest’estate in ritiro sapevo che sarei partito dietro Skorupski ma ho affrontato ogni allenamento, ogni settimana, come se poi la domenica giocassi da titolare. Quando finalmente lo staff tecnico mi ha comunicato che era arrivato il mio momento, mi sono sentito pronto”.

Il tuo rapporto con il compagno di reparto come procede?
“C’è grande rispetto tra noi due, se gioca lui io divento il suo primo tifoso se tocca a me sono sicuro che per lui sia uguale, c’è una sana competizione”.

Quando si capisce chi sarà il prescelto per la gara successiva?
“Durante gli allenamenti settimanali ci alterniamo sempre, la decisione ci viene comunicata a ridosso dell’incontro. Mai molto prima”.



L’impressione dall’esterno è che siete migliorati entrambi, il lavoro dello staff tecnico, da Alfred Dossou-yovo a Iago Lozano, si vede a occhio nudo. È lo stesso staff che a La Spezia ha consentito a Provedel di spiccare il volo verso la Lazio.
“Sono d’accordo, ricordo i miglioramenti avuti da Ivan a La Spezia nell’anno con Thiago e questi suoi collaboratori. Per quanto riguarda noi, hanno creato un bellissimo ambiente con un clima ideale. Qualsiasi proposta di allenamento la accettiamo con grande entusiasmo. Siamo tre portieri, compreso il giovane Bagnolini, e ognuno fa alzare l’asticella delle prestazioni degli altri due”.

Quest’estate nella prima amichevole della stagione contro il Palermo a Rovereto uscisti dal campo arrabbiatissimo…
“Non credo al fato, però… Entro nel secondo tempo faccio un mezzo miracolo e prendo comunque due gol, uno addirittura in rovesciata con palla nel sette! Esito quasi uguale in un’altra amichevole col Monaco. Ne parlai con Lollo De Silvestri nello spogliatoio e lui mi disse: calma, la sorte girerà”.



Infatti il vento è cambiato, titolare contro il Verona in Coppa Italia.
“È stata la mia prima partita in casa con il pubblico presente, infatti le altre mie presenze di alcune stagioni fa, ai tempi del Covid, si disputarono a porte chiuse. Quando ho saputo che avrei giocato ero felicissimo, anche perché era una competizione a cui tenevamo tantissimo. Feci anche una bella parata nel finale di gara”.

Di nuovo in campo contro la Roma, fino alla serata magica di San Siro.
“Indubbiamente la notte più bella della mia vita, tanti amici su al terzo anello arrivati per incitarmi, il rigore parato a un grandissimo campione come Lautaro Martinez, i supplementari, la rimonta e la vittoria, cosa chiedere di più? Mentre esulto con i compagni vedo mio padre in tribuna che scende fino alla ringhiera e mi chiama a gran voce, cosa che abitualmente non fa mai, per esprimermi tutta la sua gioia. Negli spogliatoi nel post gara ricevevo sul telefonino i video, fatti dagli amici sugli spalti, della mia parata sul rigore, indimenticabile!”.



Alcuni anni fa, nel dicembre del 2020, ci fu il tuo esordio “scioccante” in Serie A contro la Roma, 1-5 finale. Brutti ricordi?
“Ricordo che durante la settimana Skorupski si fece male a una mano e si capì subito che per la domenica non ce l’avrebbe fatta. Sinisa Mihajlovic dovette scegliere già negli allenamenti chi inserire nella squadra titolare tra Angelo Da Costa e il sottoscritto. La scelta ricadde subito su di me, quindi la percezione che avrei debuttato fu subito forte. La partita andò malissimo, ci fu anche tanta sfortuna, prima un autogol, poi un infortunio di un mio compagno a determinare un’altra rete dei nostri avversari e, per non farmi mancare nulla, mi feci male anche io a una caviglia anche se volli terminare comunque io tra i pali. Ogni bambino sogna debutti diversi, la partita sfortunata nella carriera di un giocatore capita a tutti, io diciamo che l’ho pescata alla prima. Comunque feci altre tre presenze in quel campionato”.



Poi diversi prestiti dagli esiti altalenanti.
“Nel ruolo di portiere non è mai facile per un giovane avere la fiducia degli allenatori, il primo anno al Sudtirol feci una sola presenza, l’anno successivo al Gubbio andò decisamente meglio con 24, così come al Frosinone in B con 27. Infine a Reggio Calabria nella Reggina, in panchina c’era Pippo Inzaghi, che mi fece giocare all’inizio poi puntò deciso su Colombi e io a gennaio tornai a Bologna”.



La scelta di rientrare e giocarti le tue carte a Bologna si sta rivelando azzeccata.
“Sono felicissimo di essere qui, con questo staff tecnico sto migliorando tantissimo, quindi incrocio le dita e guardo al futuro con ottimismo”.

Avere un gemello pressoché identico in qualche situazione può esserti utile?
“Sì e no, perché quando Alessandro sta fuori la sera qualcuno potrebbe pensare che sia io a fare le ore piccole… Però devo dire che è attentissimo nel cercare di non mettermi in difficoltà”.



TOP 11 Calciatori nati a Bologna e provincia dal dopoguerra
Gianluca Pagliuca; Gianluca Luppi, Alessandro Gamberini, Michelangelo Albertazzi; Andrea Tarozzi; Giancarlo Marocchi, Giacomo Bulgarelli, Cesarino Cervellati; Giacomo Raspadori, Giacomo Cipriani, Stefano Chiodi.
A disposizione: Marco Ballotta, Guglielmo Giovannini, Pietro Ghetti, Francesco Gazzaneo, Massimo Loviso, Gabriele Paonessa, Fabio Poli.



TOP 11 Calciatori bolognesi o cresciuti nel Bologna
Gianluca Pagliuca; Cristian Zaccardo, Gianluca Luppi, Alessandro Gamberini, Adam Masina; Giancarlo Marocchi, Eraldo Pecci, Giacomo Bulgarelli, Franco Colomba; Roberto Mancini, Christian Vieri.
A disposizione: Giuseppe Zinetti, Michelangelo Albertazzi, Andrea Tarozzi, Claudio Terzi, Augusto Scala, Pietro Ghetti, Cesarino Cervellati, Fabio Poli, Fabio Borini, Stefano Chiodi, Giacomo Raspadori.