Pallone e dintorni... Martina Rosucci

Scritto il 04/04/2024
da Pino Lazzaro


(la laurea in Scienze Motorie per la centrocampista della Juventus e della Nazionale)

 


Classe ’92, un po’ di scudetti e parecchio altro ancora, 81 (ottantuno…) presenze nella Nazionale maggiore, Martina Rosucci si è laureata giorni fa in Scienze Motorie, 108 il voto finale, un buon/ottimo voto a cui tanto ha contribuito la sua tesi, che così recita: “Il legamento crociato anteriore nel calcio femminile: studio di un caso clinico”. Provando un po’ a scherzare (pardon), si può pure aggiungere che quel caso clinico per forza di cose lo ha potuto illustrare per filo e per segno, dato che è proprio su quel suo ginocchio che Martina informa e riflette. Quel ginocchio che da tanto e tanto la tiene lontana dal campo, dalla “partita” come lei sottolinea, che soprattutto si gioca assieme, sì, assieme: noi di qua e loro di là.



Ecco Martina
“A suo tempo, ormai dieci anni fa, gli esami li avevo fatti quasi tutti, me ne mancavano solo due, un ambito quello di Scienze Motorie che stava bene assieme con le mie esperienze sul campo, soprattutto perché sono sempre stata interessata in quel che facevo e faccio e dunque chiedo e chiedo, sia che riguardi la preparazione atletica che gli aspetti tecnico-tattici… tutto”.

Quasi una cura
“Riprendere in mano i libri è stato molto diverso da dieci anni fa, ma posso dire che ho “approfittato” di questo mio momento di difficoltà e così lo studio è stata un po’ una cura. In effetti il non essermi ancora laureata era un bel peso che mi portavo addosso, con in più mia madre che me lo continuava a chiedere, ancora e ancora, quando l’avrei fatto…”.

Più “semplice”
“Se non ci fosse stata l’opportunità dell’online con l’Università telematica San Raffaele (con cui l’Assocalciatori ha una convenzione; ndr) certo sarebbe stato più difficile. Facendo il trasferimento alla San Raffaele non tutti gli esami fatti mi sono stati riconosciuti, in tutto ne ho dovuti fare così sei e mi sono messa sotto da aprile a dicembre”.



Con loro
“Quel che più mi è mancata è stata la partita, ma non la intendo proprio sul mio piano personale, quanto il poterla vivere assieme al gruppo, sì, allo spogliatoio. Ecco, direi insomma la quotidianità con le mie compagne, questo quel che non avevo. Sì, sono un’agonista e pure con questo infortunio lo sono stata e lo sono, con quel mio obiettivo fisso che è il tornare in campo e di tornarci al meglio. Ancora quanto mi manca non so, sai com’è, ti concentri su qualcosa e magari salta fuori qualche altro problemino da un’altra parte. Vorrei esordire in questa stagione, ci spero, altrimenti sarà la prossima”.



Un bagaglio completo
“In questi anni il nostro calcio è proprio cambiato e non credo d’essere di parte nel ricordare il ruolo che ha voluto dire, sul piano della credibilità, l’ingresso della Juventus: allora si è cominciato a capire che potevamo avere un futuro. Ora ci sono strutture, staff allargati e specializzati, preparatori, fisioterapisti, nutrizionisti. Ora lo sviluppo può essere insomma al 100% e il bagaglio che può essere messo assieme dalle giovani è molto più ampio di quel che potevamo avere noi alla loro età: prima era giusto costanza e temperamento quel che bastava”.



Quell’orgoglio che rimane
“Va bene, da una parte un po’ mi dispiace – come dici tu – di non essere nata un po’ dopo, avrei voluto crescere io con queste possibilità, però sinceramente sono pure orgogliosa e felice d’aver fatto parte di una generazione – ricordando pure quelle prima di noi – che ha fatto da ponte con quella di adesso”.

Dopo
“Il mio dopo in fondo è già adesso, so che il mio futuro sarà nell’ambito sportivo, già ho il patentino Uefa B, che è il massimo che per ora posso avere. Da sempre in campo sono una “chiacchierona”, chiamo e guido, provando a fare da collante tra i reparti. Soprattutto è un qualcosa che mi appassiona e io sono una che ha sempre vissuto di passione”.