La partita che non dimentico... Eleonora Petralia

Scritto il 11/04/2024
da Pino Lazzaro


Classe 1989, Eleonora Petralia, dopo aver giocato dai cinque ai tredici anni con squadre maschili, ha poi vestito via via le maglie di Imolese, Dinamo Ravenna, Riviera di Romagna, San Zaccaria, Cesena, San Marino Academy e ancora Ravenna, suo attuale club. Per lei, insegnante di ruolo in Scienze Motorie all’Istituto Professionale ‘Versari Macrelli’ di Cesena, pure due esperienze calcistiche negli States, una in Oregon e l’altra in California.



“Te ne posso dire due? (Vai pure…). Vado allora in ordine cronologico e inizio così con quella che fu la mia ultima partita con i ragazzi. A suo tempo il mio settore giovanile è stato quello maschile, con loro ho continuato sino ai tredici anni, un anno pure da fuoriquota. E se avessi potuto, è con loro che avrei continuato, cresciuti assieme fin da quando di anni ne avevo cinque, lì a Ferrara, con una società affiliata alla Spal. Il risultato preciso non lo ricordo, so comunque che l’abbiamo vinta e che era una nostra diretta concorrente”.

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“Quel che m’è rimasto dentro è l’entrata in campo, per quella partita la portavo io la fascia da capitano e la “foto” è quell’abbraccio con loro, i miei compagni”.



Ancora un’ultima
“Più avanti negli anni, da adulta, ricordo un’altra mia ultima partita, stavolta lì a Cesena, ne ho passati diversi di anni lì con loro. Contro il Chievo, abbiamo vinto mi pare per 4 a 2, non ne sono sicura, ma di certo ho fatto doppietta e il mio secondo l’ho fatto proprio sotto la Curva Mare…”.

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“Quando siamo uscite per il riscaldamento, quel terreno bellissimo e l’atmosfera così speciale di quello stadio”.



Solo tre punti in classifica…
“È così, eppure – sembrerà strano, quasi paradossale, chi se lo potrebbe aspettare – la cosa comunque più positiva è rimasta il gruppo che non si è sfasciato ed è rimasto unito nonostante le tante e tante difficoltà: ancora ci alleniamo come fossimo a metà classifica, sì”.

Io con loro
“Come capitana non sono certo una che “attacca al muro”, tra l’altro non fa parte di me, sono un’insegnante e so pure d’essere diplomatica. Non sono poi una che cerca tanti discorsi motivazionali, quel che preferisco fare è dare l’esempio, credo infatti che il vissuto sia ben più importante delle parole”.



A che punto
“Fisicamente mi sento bene, anche perché la cosiddetta vita d’atleta è un po’ il mio credo. Vedrò così a fine stagione quel che mi si prospetterà e se davanti mi dovessi trovare qualcosa che non mi piace, allora potrei anche smettere. Come dire insomma che gli obiettivi dovranno essere concreti e organizzati”.

Dopo
“È l’ambito sportivo quello in cui in ogni caso mi vedo. No, allenatrice lo escludo, non la sento certo come una mia priorità. Magari preparatrice atletica o, visto che mi manca ancora poco più di anno per completare gli studi, come nutrizionista, ecco che potrebbe essere quella un’altra possibilità, vedremo”.