Pallone e dintorni... Francesco Sinatti

Scritto il 18/04/2024
da Pino Lazzaro


Premiato col “Cronometro d’oro” quale miglior preparatore atletico della scorsa stagione

 


“Mi sento onorato di aver ricevuto questo premio perché per me ha un valore unico: è assegnato da dei colleghi, che oltretutto devo ringraziare per le preziose informazioni che ci stanno dando sui giocatori che vengono in Nazionale. Ringrazio mister Spalletti e tutto il suo staff, la società Napoli e lo staff medico. Quindi un ringraziamento particolare a Francesco Cacciapuoti, l’altro preparatore, con cui ho condiviso tante esperienze, soprattutto durante la scorsa stagione. Che dire… mi sento un privilegiato per aver potuto contribuire alla gioia del Napoli”.



Dal sito della Figc, ecco quanto – lì tra virgolette – Francesco Sinatti ha avuto modo di dichiarare dopo aver ricevuto a Coverciano il “Cronometro d’oro”, il premio che da qualche stagione è dedicato al mondo dei preparatori atletici. Come si è letto, a votarlo proprio i suoi colleghi preparatori: un po’ quello che capita in casa AIC col Gran Galà, con i calciatori e le calciatrici premiati/e che per l’appunto si dichiarano orgogliosi/e proprio perché è il giudizio di coloro che sono lì sul campo quello che conta di più.
Preparatore del Napoli nella scorsa, straordinaria stagione culminata con lo scudetto (e “Panchina d’oro” assegnata a mister Spalletti), ora Sinatti si trova a svolgere un doppio ruolo: da una parte col Napoli e dall’altra pure con la Nazionale.



Ecco Sinatti
“Tutto sommato posso proprio dire che come calciatore ero sul mediocre, al massimo ho fatto l’Eccellenza, però pur da dilettante mi comportavo comunque da prof, visto che il calcio lo consideravo e lo considero la cosa principale della mia vita. Sì, lo volevo diventare professionista col calcio e ci sono riuscito prendendo… un’altra strada. Vengo da una famiglia di sportivi, mio padre e pure gli zii erano mezzofondisti, di buon livello, diciamo che un po’ li ho “traditi””.

Il percorso
“Già fin che giocavo stavo attento alla preparazione, non mi piaceva subirli gli allenamenti, mi piaceva capire e quindi ero sempre interessato a quanto proponevano allenatori e preparatori di allora. Finite le superiori ho poi seguito la strada di mio padre, lui insegnante Isef, io così con Scienze Motorie, iniziando a provare di proporre qualcosa in ambito sportivo, tra i dilettanti. Sì, altri tipi di calciatori e altre strutture, certo differenze così ci sono ma nemmeno poi tanto: si gioca sempre in undici e quelle sono le dimensioni del campo. Esperienze che mi hanno aiutato, cercando così di tirar fuori il meglio pur non avendo tanto”.

Niente di scontato
“Quando ho iniziato a lavorare con i prof avevo 27 anni, davanti a me giocatori che avevano pure parecchi anni più di me, carriere importanti le loro e dunque questo mio pormi con loro poteva anche essere un po’ anomalo. Mi sono così posto delle regole e come base il rispetto reciproco: è un rapporto delicato, devi stare attento, loro ti pesano subito”.



Il più
“Quel che proprio più mi piace è l’adrenalina che provo e che sanno darmi sia gli allenamenti che le partite. Emozioni tali che non credo proprio un altro lavoro mi possa dare. Ho avuto modo anch’io un po’ d’insegnare, anche di lavorare in palestre, ma non c’è niente come il calcio”.

Quel che ci aspetta
“Vedo i ritmi delle partite, quanto differenti da dieci anni fa e così sempre più determinanti sono gli aspetti fisici, è necessaria una cura superiore, con in più questa maggiore frequenza di partite, le rose aumentate di numero, quanto fondamentale sia adesso il recupero. Magari non tutto può essere proprio positivo, ma è questo che il cosiddetto spettacolo richiede. Credo poi che sarà questa la strada anche per il futuro: ritmi aumentati, sempre meno il tempo per pensare, non penso sia possibile tornare indietro: meno pause e prestazioni che continueranno a evolversi”.

La giusta distanza /1
“Con loro, con i calciatori, mi piace essere autorevole e non autoritario. Sono uno a cui piace anche ascoltare e si sa che mica sono tutti uguali, fondamentale dunque capire chi hai davanti, c’è chi ti dice le cose come stanno e chi no… ho comunque imparato molto dai calciatori, però come mia regola preferisco non ci sia poi troppa amicizia”.



La giusta distanza /2
“No, non esiste, mai capitato di giocare con loro o che mi metta a fare degli esercizi assieme, soprattutto perché devo vedere quel che fanno, come lo fanno e intervenire quando serve. È dopo, quando tutto è fermo, allora sì mi metto lì a fare qualcosa per conto mio”.

Meglio vincere…
“Le partite le vivevo meglio quando giocavo, ora la sento proprio la responsabilità dei risultati, con la consapevolezza – dico anche purtroppo – di quanto sia importante il risultato, quanto possa condizionare ed è proprio vero che vincere ti facilità poi il lavoro”.

E il premio?
“È lì a casa, ad Arezzo, nemmeno ho avuto il tempo di pensare a come/dove lo metterò. Ambizioso di mio lo sono, certo che mai e poi mai, a suo tempo, avrei pensato di poter raggiungere un traguardo così”.