Le parole che non ti ho detto… Lorenzo Carissoni

Scritto il 17/04/2024
da Giuseppe Rimondi


Fino a qualche anno fa i calciatori con la laurea si contavano sulle dita di una mano, ora, anche grazie all’Università San Raffaele e all’Associazione Calciatori che organizza e affianca i ragazzi che vogliono proseguire negli studi, stanno aumentando a vista d’occhio. Lorenzo Carissoni, nato a Zogno provincia di Bergamo, 27 anni compiuti e dalla stagione in corso in forza al Cittadella in Serie B è uno dei più recenti laureati nel panorama calcistico nazionale.



Allora “dottor” Carissoni cosa l’ha spinta a rimettersi sui libri?
“Innanzi tutto giocando a calcio il tempo libero è tanto e, anche grazie all’educazione che ho ricevuto dalla mia famiglia, non mi è mai piaciuto passarlo con i videogiochi, quindi ho deciso di rimettermi in gioco anche studiando per avere comunque un piano B che, nella vita, è sempre meglio avere. Quando mi sono iscritto ero in Lega Pro e il mio futuro professionale nel mondo del calcio era ancora abbastanza incerto”.

È stata dura ricominciare a studiare?
“Sì, all’inizio soprattutto, ho sempre fatto fatica, anche da ragazzo, quindi ho scelto la triennale di Scienze Motorie più pertinente al mio mondo, almeno qualche vantaggio l’ho avuto. Sono comunque riuscito a laurearmi entro i tre anni, senza mai andare fuoricorso”.

Dove e in cosa ti eri diplomato al Liceo?
“Mi sono diplomato in Meccatronica, un indirizzo tecnico. I primi quattro anni a Bergamo, da dove provengo, poi, quando sono stato preso dal Torino, ho frequentato l’ultimo anno in una scuola pubblica del capoluogo piemontese”.



Mandi un bel messaggio a tutti ragazzi che si affacciano nel calcio professionistico.
“Ritengo di sì, ripeto il tempo libero è molto, impiegarlo nel modo giusto è importante. Sto anche pensando, a settembre, di fare gli altri due anni e conseguire la Laurea magistrale. Sui libri per me è durissima, sarebbe un’altra bella sfida con me stesso”.

Raccontaci come funziona l’Università telematica?
“Bisogna partecipare a lezioni online, registrate e scaricabili in qualsiasi momento, ci sono anche gruppi di studenti che mettono a disposizione appunti che ti aiutano molto nello studio. Per poter dare un esame devi aver frequentato un certo numero di lezioni. Alcuni esami andavano fatti in presenza fisica, a Milano oppure Roma, altri orali collegati col professore via computer in videochiamata, molto tosti, infine alcuni un pelo più semplici in cui dovevi mettere la crocetta sulla risposta esatta”.

I professori sono più magnanimi con voi calciatori?
“Pochissimi sanno chi siamo e cosa facciamo nella vita, forse è capitato una volta toccando l’argomento calcio. Sicuramente devo ringraziare Fabio Poli, il mio relatore, che è anche l’ideatore di questa collaborazione tra Università e AIC”.



Adesso che sei approdato nella serie cadetta anche il tuo impegno calcistico è decisamente aumentato.
“Sicuramente, adesso che mi sono adattato alla categoria cercherò di dare tutto me stesso nei prossimi anni per coltivare e realizzare il sogno che avevo da bambino: riuscire a giocare in Serie A. In questa stagione, contro avversari che hanno già frequentato la massima categoria, ci sono stati momenti in cui mi sono sentito pronto. Alla mia età arrivarci sarà sicuramente un’impresa, ma mai dire mai!”.

La tua è stata una gavetta piuttosto lunga, vero?
“Abbastanza. Dopo un anno buonissimo al Pontisola in Serie D mi acquista il Torino dove, nel settore giovanile, faccio benissimo tanto che mi fanno un contratto di tre anni e vengo anche convocato nella Nazionale Under 19. Dopo però sono cominciati i prestiti e anche i miei calvari. Un pochino per colpa mia, ma in molti casi perché pochi credevano nelle mie potenzialità. Sono stati anni duri, stavo perdendo la speranza di ritagliarmi un futuro da professionista. Devo molto a Daniele Di Donato che mi aveva allenato alla Vis Pesaro e l’anno dopo mi ha voluto con sé al Latina dove, dopo una prima stagione di assestamento, ho disputato una buonissima seconda annata. Anche il mio passaggio al Cittadella lo devo in parte a lui che ha speso buone parole sul mio conto con il direttore Stefano Marchetti che poi ha deciso di portarmi qui”.



Dopo un grande inizio di stagione culminato con un quarto posto per il Cittadella sono iniziate le difficoltà: che succede?
“Nel girone di andata, mentre preparavo la tesi, la squadra volava, giocavamo benissimo, poi inspiegabilmente ci siamo inceppati, sono arrivate tante sconfitte, abbiamo perso un po’ delle certezze che avevamo acquisito. Adesso ci stiamo riprendendo anche se la vittoria manca da gennaio, arrivano tanti pareggi e il peggio sembra alle spalle. Speriamo di chiudere in crescendo evitando di impelagarci in una classifica pericolosa. Qui l’ambiente è sano, come squadra e società. Anche i tifosi ci stanno vicini, sono venuti due volte a parlarci ma in maniere civile e costruttiva”.

Chiudiamo con l’augurio di vederti coronare tutti i tuoi sogni.
“Grazie, ci proverò. Intanto, dato che sono fidanzato da undici anni con Valentina, bergamasca come me, cercherò, con lei, di realizzare il primo…”.