Una rondine tra i pali

Scritto il 26/04/2024
da Stefano Ferrio


Quando Frantisek Planicka, che quasi un secolo fa volava come un uccello da un palo all’altro, viene abbattuto dal sasso di un tifoso juventino.

 


Più che una partita…
Decisamente “altri tempi” questi in cui una specie di clownesco massaggiatore con basco in testa si china interdetto sul portiere stramazzato in area di rigore, dove due compagni non sanno bene come prestargli soccorso sotto gli occhi di un baffuto personaggio che, con quel completo grigio, potrebbe essere un medico sociale, ma anche un commissario di polizia. Ipotesi che si reggono entrambe in piedi indovinando il tumultuare sullo sfondo di quella folla stipata oltre uno steccato non propriamente invalicabile...

… una zuffa di altri tempi
Gli “altri tempi” evocati da questo superbo scatto, all’epoca finito sulla copertina de “Il Calcio Illustrato”, e attualmente custodito nell’archivio fotografico dell’Associazione Calciatori, è un modo di dire che non dà adito a dubbi quando c’è un pallone di mezzo. Lo si tira in ballo per ricordare tenzoni giocate dentro uno stadio come se si fosse nel cortile sotto casa, o con due “porte” fatte buttando i maglioni sul prato, e immaginando una “traversa” sopra le braccia slanciate del portierino di turno. Prendevano così vita, fino a degenerare in zuffe da strada, partite dove il malcapitato arbitro si accorgeva di essere capitato lì per caso, scoprendosi totalmente incapace di arginare un crescendo inarrestabile di spinte, insulti, fughe, contestazioni, imbrogli riusciti o smascherati.



La “Rondine boema”
Chissà quante avrebbe potuto raccontarvene Frantisek Planicka, portiere nato a Praga il 2 giugno 1904, e a Praga morto il 20 luglio 1996, quando quella grande città era ancora la capitale di un indiviso Paese chiamato Cecoslovacchia. Se la Nazionale cecoslovacca che scendeva in campo a cavallo tra gli anni ‘20 e ‘30 era una delle più temute d’Europa, in parte lo doveva al colpo d’occhio e alle prodezze di questo audace numero uno, soprannominato “Rondine boema” per come strozzava nella gola dei tifosi il grido “gol” volando da un palo all’altro della propria porta.



Portiere leggendario
All’epoca ritenuto secondo solo al tuttora osannato Ricardo Zamora, collega spagnolo detto anche “El Divino”, Planicka ebbe modo di farsi conoscere dai tifosi italiani come portiere non solo della Cecoslovacchia, di cui è titolare nella finale Mondiale di Roma ‘34, persa 2-1 ai supplementari contro gli azzurri, ma pure del proprio club di appartenenza, lo Slavia Praga. Ed è in questa veste che lo vediamo steso e dolorante sul prato dello stadio torinese di corso Marsiglia, dove a quei tempi giocava in casa la Juventus.



Andata e…
Il giorno è domenica 10 luglio 1932, e lì si disputa la semifinale di ritorno della sesta edizione della Mitropa Cup, competizione antesignana della Coppa dei Campioni, poi diventata Champions League. La partita di andata, giocata quattro giorni prima a Praga, è stata quanto meno burrascosa, stravinta 4-0 dallo Slavia fra mille contestazioni, dovute in particolare al calcio di rigore da cui si origina il quarto gol, realizzato non prima di una furibonda rissa scoppiata fra i giocatori in campo, e conclusa con la Juventus ridotta a sette uomini a causa dell’espulsione di Cesarini e delle ferite riportate da Caligaris, Varglien I e Vecchina. Una situazione di pesante disparità su cui poco o nulla sembra poter intervenire l’arbitro, l’austriaco Braun, costretto a fuggire negli spogliatoi durante l’infuriare del parapiglia.



Ritorno
Le premesse per un ritorno di fuoco ci sono tutte, e vengono puntualmente confermate da quanto avviene a Torino. Dove la Juve chiude il primo tempo in vantaggio per 2-0, grazie alle reti di Cesarini, multato ma non squalificato dopo l’espulsione di Praga, e Orsi. Tutto lascia presagire una possibile rimonta quando, all’inizio del secondo tempo, Planicka si accascia al suolo privo di sensi. Colpito da un semplice quanto sospetto malore, secondo gli juventini, sicuri che si tratti di uno stratagemma escogitato per vanificare la loro impresa. I giocatori ospiti affermano invece che è stato abbattuto da uno dei sassi che i tifosi di casa scagliano a ripetizione contro di loro dalle gradinate.


E alla fine vinse il Bologna
In ogni caso è quanto basta perché lo Slavia abbandoni il campo senza più farvi ritorno, con conseguente squalifica di entrambe le squadre da parte degli organizzatori della competizione, che assegnano d’ufficio la Mitropa Cup 1932 al Bologna, squadra vincitrice dell’altra semifinale contro il First Vienna.