Walter Sabatini - Il mio calcio furioso e solitario

Scritto il 08/06/2024
da Pino Lazzaro

 Biblioteca AIC 



Incipit
Santiago (il figlio; n.d.r.)
Santiago, alla fine ho deciso di farlo. Farò il libro che per anni ho rifiutato di scrivere, avendolo sempre considerato un imperdonabile atto di vanità. Adesso però è il momento di raccontarti chi sono e chi ho cercato di essere. Sono stato personaggio involontario, creato da altri, non da me. Io non c’entro, volevo solo la normalità di tutti i giorni, i miei orologi, le mie sigarette, la mia barba incolta, il mio lessico provocatorio. Ma non c’entro. Non volevo essere quello che gli altri hanno raccontato e continuano a raccontare, infastidendo la maggior parte delle persone.



Ecco Sabatini
“Ho cominciato a scrivere su WhatsApp, buttavo giù le cose che pensavo di notte ed è stata poi una mia amica a riversare tutto sul computer. Siamo andati avanti così giorno per giorno, via via aggiungendo e aggiornando, poco più di due mesi, luglio e agosto e un po’ di settembre. Il titolo è mediato dai contenuti, c’è contiguità e per quel che riguarda la foto di copertina ci ha pensato la casa editrice, è stata una loro scelta. Aggiungo che questo mio è un libro spontaneo, scritto di getto, nessun editor ci ha messo le mani. Sì, di presentazioni ne ho fatte diverse, sempre in piccole realtà provinciali, nessuna in librerie di città importanti, incontri poi in cui c’è sempre stata partecipazione e calore”.

Con gli occhi di adesso
“Se potessi lo scriverei ex novo, ne ho tralasciate tante di cose della mia vita e non per una questione di pudore, di riserbo, io so d’essere un caterpillar, nessun problema. Lo riscriverei perché ho lasciato da parte persone e circostanze, riscontro insomma della superficialità e così, arrivando all’ultima pagina, ecco la sensazione di aver scritto proprio nulla: insomma, potevo fare di più e meglio… ripeto, tutto m’è venuto così, spontaneo: io non sono uno scrittore, sono un uomo di sport, sono quelle le mie armi”.



Sfogliando                                                                                                                               
… (pag. 10) Ma in realtà so molto bene che io tendo alla distruzione di quello che faccio, anche quando lo faccio bene
… (pag. 15) Non ho mai dimenticato il biancheggiare della collana sul collo di mia madre e per me, che ho fatto dei simboli quasi un criterio di giudizio nella mia vita e nella mia professione, è rimasto un ricordo sensibile che vado spesso a ripescare
… (pag. 23) Da bambino, i discorsi degli adulti mi sono sempre piaciuti perché cercavo, riuscendoci, di capirne i sottintesi
… (pag. 37) Quando ci penso, provo tenerezza per i calciatori dei miei anni Settanta, che vivevano di normalità eccessiva. L’edonismo imposto dalla società dei consumi non potevano neanche immaginarselo
… (pag. 40) Sono certo che la fortuna non sia casuale e che bisogna saperla pensare, blandire e vezzeggiare, con rispetto e senza timore, perché il paradosso è che noi spesso non la vogliamo sino in fondo solo per paura di perderla una volta ottenuta
… (pag. 42) La mia carriera non decollò mai, anzi posso dire che letteralmente annaspava, nel tentativo di superare i miei limiti ormai conclamati, dovuti principalmente al mio carattere difficile, troppo solitario, refrattario alle regole imposte



… (pag. 55) L’insoddisfazione però è la mia sfida occulta, con me stesso prima e con il calcio poi. È stata il motore propulsore di tutto quello che ho fatto e del successo che mi è stato attribuito
… (pag. 73) Ma il calcio, si sa, sposta giudizi e comportamenti e, puntualmente, ottunde la ragione. Il calcio impatta la psiche umana velocemente, e spesso in maniera così incisiva da trasformare le persone
… (pag. 78) Tu (il figlio; n.d.r.) e la Roma, le uniche cose reali della mia vita
… (pag. 81) Ricordati sempre, Santiago, che le parole che scegliamo di usare ci qualificano come esseri umani, rispecchiano chi siamo e fanno avverare ciò che speriamo
… (pag. 83) Non fumavo sigarette inutili, ma solo celebrative, consolatorie o d’intrattenimento, arrivando inevitabilmente a un totale di sessanta al giorno
… (pag. 102) Passavano giorni interi senza che sfiorassi cibo, a parte i miei consueti quindici caffè quotidiani



… (pag. 117) In quelle ore disperate avevo anche scritto una poesia per lui (Renato Curi; n.d.r.), che è andata dispersa tra le macerie della mia vita. Perché la mia vita è piena di macerie. Me ne sono sempre rammaricato: quella poesia conteneva qualcosa di rabbioso, ma autentico
… (pag. 123) A Paolo (Sollier; n.d.r.) devo anche la scoperta di García Márquez e del libro che più ho amato in assoluto, Cent’anni di solitudine
… (pag. 136) Una squadra che si muove sincronicamente nelle due fasi di gioco produce scrittura, costruisce un racconto della partita e non ci può essere niente di più godibile di un racconto scritto bene
… (pag. 150) Ma c’è un luogo nella o della mia vita che possa meritare le mie ceneri? Non lo trovo, oppure sono io che non merito un luogo speciale ed esclusivo
… (pagg. 151-152) Quello che mi manca ora è il tumulto che si affaccia in me con l’avvicinarsi delle partite, il filo di paura che le accompagna e che non è possibile recidere. Questo è ed è stato il mio calcio, una sfida permanente che ha reso la mia vita accettabile. Non oso neanche immaginare l’aridità che mi avrebbe assediato e vinto in assenza di questo sentimento.



Walter Sabatini
IL MIO CALCIO FURIOSO E SOLITARIO
Piemme



SCHEDA (dalla terza di copertina)
Calciatore negli anni Settanta, in Serie A vestì tra le altre le maglie di Perugia, Vicenza e Roma… Direttore sportivo, negli anni, di Perugia, Lazio, Roma (la parentesi più lunga ed emozionante), Inter, Sampdoria, Bologna e Salernitana, è noto per aver portato in Italia campioni quali Iličić, Pastore, Alisson, Benatia, Salah, Nainggolan, Lamela e tanti altri.