Le parole che non ti ho detto… Roberto Soldà

Scritto il 05/06/2024
da Giuseppe Rimondi


Roberto Soldà, 65 anni compiuti a fine maggio, vicentino di Valdagno ma bergamasco d’adozione, una carriera di quasi vent’anni con più di dieci trascorsi nella massima serie, è ancora in splendida forma, sembra aver smesso gli scarpini da pochissimo. Un piccolo pit stop per una cartilagine del ginocchio destro che faceva le bizze ma è già quasi pronto per l’estate.
Dopo gli inizi a Valdagno Roberto comincia la sua avventura in Romagna, prima al Ravenna poi al Forlì, dove conosce Alba, che ne diventerà la moglie e dove viene notato dall’Atalanta che lo acquista nel 1983. In nerazzurro con una grande stagione conquista immediatamente la Serie A.



Roberto, sulla Gazzetta dello sport c’è stato un titolo che diceva: Soldà batte Maradona 1-0. Ricordi?
“Sì, quel ritaglio di giornale lo custodisco ancora, però fu una forzatura, vincemmo contro il Napoli del “Pibe de oro” con un mio goal su punizione e uno lo salvai sulla linea di porta, ma lui è stato inarrivabile per tutti”.



Cosa non funzionò nella tua avventura alla Juventus?
“Al primo anno in una grande squadra ci vuole sempre un po’ di tempo per ambientarsi, poi fu anche una stagione complicata, era l’ultima di Platini in bianconero, io ebbi anche qualche infortunio muscolare di troppo, uno proprio durante gli ottavi di finale a Madrid contro il Real nell’allora Coppa dei Campioni”.



Ti sei poi preso le tue rivincite prima nel Verona ma soprattutto nella Lazio.
“Sì, sia a Verona che a Roma, sponda biancazzurra, ho potuto dimostrare le mie qualità. Diciamo che a Roma ho dato il meglio, avevo raggiunto la maturità calcistica e agli ordini di Dino Zoff mi sono tolto le soddisfazioni maggiori”.



Raccontaci la tua vita fuori dal campo.
“Sono comunque rimasto nel calcio per tanti anni, prima da allenatore poi da direttore tecnico in alcune compagini dilettantistiche della zona, sempre con la stessa passione e l’impegno di quando giocavo. Ho visto crescere tanti ragazzi, alcuni arrivati in categorie importanti altri no. Contemporaneamente seguivo i miei investimenti immobiliari e ho visto crescere i miei due figli oramai adulti, Mattia 39 anni e Andrea 35”.



Sei comunque rimasto a vivere a Bergamo: cos’ha di speciale questa città?
“È una città a misura d’uomo, qui sono a casa, i miei figli sono bergamaschi. Solamente nei mesi estivi mi trasferisco nel nostro appartamento di Milano Marittima, finita l’estate, però, torno sempre a Bergamo”.

Quali sono i tuoi hobby?
“A Bergamo la bicicletta, le camminate in montagna e qualche partitella con gli ex giocatori dell’Atalanta. Al mare invece mi piace il foot volley e continuo con la bici, sia muscolare che elettrica”.



Il segreto dell’Atalanta è Gasperini?
“Sicuramente sì, senza nulla togliere alla famiglia Percassi, fondamentale per dare stabilità al club e farlo crescere fino a diventare una realtà europea. Ma Gasperini è quello ha fatto fare il salto di qualità, tiene la squadra ai massimi livelli da tanti anni, ha valorizzato numerosi giocatori e fatto fare tantissime plusvalenze, che sono poi servite alla Dea per la crescita generale. Anche lo stadio tra poco sarà completato ed è un gran bel gioiellino”.



Il mister anche ultimamente ha rifiutato una panchina importante.
“Devo dire che ora, secondo me, sarebbe stato pronto. A differenza di quando andò all’Inter dove dovette subentrare a un monumento come Mourinho e dove non riuscì a trasmettere i suoi metodi alla squadra. Adesso non deve dimostrare più niente, ha la consapevolezza della bontà del suo lavoro e qualsiasi giocatore di qualunque squadra accetterebbe di buon grado - visti i risultati ottenuti - i ritmi imposti dai suoi allenamenti e le sue idee. Ma se alla fine ha deciso di rimanere, evidentemente a Bergamo ha tutto quello desidera: una piazza importante e una città che lo adora”.



Ti sei emozionato anche tu davanti alla televisione per la finale di Europa League?
“Certo, l’Atalanta è nel mio cuore, uno dei miei due figli era a Dublino in curva, la partita è stata giocata meravigliosamente. Anch’io, che di solito sono molto tranquillo, mi sono trovato a esultare, tifare e saltare sul divano di casa. Devo poi fare i complimenti al telecronista Andrea Marinozzi di Sky, veramente bravo e preparato, mi ha fatto sentire in Irlanda”.