Gli "italiani" della POLONIA

Scritto il 16/06/2024
da Claudio Sottile


È la seconda truppa più nutrita, tra quelle di stranieri che giocano da noi. Ben nove i prescelti dall’allenatore Michal Probierz, per accaparrarsi la piazza d’onore e ritardare le vacanze estive: portieri Wojciech Szczęsny (Juventus), Lukasz Skorupski (Bologna), difensori Bartosz Bereszyński e Sebastian Walukiewicz (Empoli), Pawel Dawidowicz (Hellas Verona), centrocampisti Kacper Urbański (Bologna), Nicola Zalewski (Roma), Piotr Zieliński (Napoli), attaccante Karol Świderski (Hellas Verona). Nell’area di porta, ormai due vecchie conoscenze dei nostri fine settimana. Lo juventino (che vanta 15 “lenzuola bianche” in campionato) ha i 7,32 metri per 2,44 nel DNA: il padre Maciej è stato un portiere, ha collezionato sette presenze con la Polonia tra il ’91 e il ’96, e ha vinto quattro campionati in patria (con Legia Varsavia, Widzew Lodz, Polonia Varsavia e Wisla Cracovia). Meno blasonato il percorso coi guanti del fratello Jan. Il “bolognese” è stato tra i più scatenati nelle feste attorno alle torri degli Asinelli e della Garisenda. Se l’anno prossimo ci sarà bisogno del passaporto in infrasettimanale, sarà anche grazie ai suoi 13 clean sheet.



Il terzino di scena al “Castellani” lo si può trovare nel dizionario dei sinonimi e dei contrari, cercando la definizione opposta a quella di “appariscenza”; 24 presenze (più due alla Sampdoria prima del trasferimento azzurro) e un assist, con picchi di rendimento non riscontrati, e abnegazione – invece – a livelli da saturazione. Discorso simile per l’altro empolese della colonia “Orly” (“Aquile”): 27 le apparizioni in campo, dando attenzione e vigore a una retroguardia costantemente impelagata tra la vita e la morte (sportiva). Le 28 volte in cui mister Marco Baroni ha trascritto il nome del centrale dei veneti sulla lavagnetta del campionato, hanno contribuito a fortificare le mura veronesi; senza la scure di qualche problemino fisico e del giudice sportivo, le avrebbe giocate pressocché tutte.



L’altro rossoblù ha toccato le 25 presenze (e superato i 1.000 minuti, considerando anche la Coppa Italia), dopo l’apprendistato (due sole presenze fino a fine novembre in Serie A) pensato per lui dalla guida tecnica italo-brasiliana. Essere in questa manifestazione, a 19 anni, come si sente dire tra gli addetti ai lavori, è “tanta roba”. Il pupillo di Josè Mourinho, con l’esonero del suo vate, ha perso il filo del campo; 33 gare tra dentro e fuori il confine, tradotte però in soli 1.544 minuti lì nel mezzo della corrida giallorossa. Uno degli ingegneri del tricolore ricucito sulla maglia con la “N” guarda già alla nuova divisa, che sarà a strisce nerazzurre; l’ultimo ballo campano è durato 35 volte (quattro gol e tre assist). Prima di trasferire le verticalità sotto il Duomo, occorrerà mettere precisione nella manovra dei “Bialo-czerwoni” (“Biancorossi”). Il mancino, arrivato nel corso della rivoluzione d’inverno messa in atto al “Bentegodi”, in nemmeno 500 minuti ha fatto esultare per due volte la sua gente: di platino lo spunto da tre punti, nello scontro diretto interno, contro il malcapitato Sassuolo.