Andrea De Vito, il mio secondo tempo

Scritto il 17/06/2024
da Tommaso Franco


 

Hai esordito in Serie A con la maglia del Milan al Barbera contro il Palermo il 24 aprile 2010. Era il Milan di Pirlo, Seedorf, Beckham, Inzaghi…

 

Un’emozione unica, era un Milan di grandi campioni, spesso ero aggregato alla prima squadra. Ogni volta che facevo un allenamento, ogni volta che condividevo la cena c’era qualcosa da imparare da campioni che avevano vinto tutto: Champions League, Mondiali, scudetti. Quando a 18 anni ti ritrovi vicino a loro, sembra di vivere in un mondo parallelo. È un’occasione incredibile.  

 

Hai fatto comunque più di 200 presenze nei professionisti

 

Sono 50 in B e più di 200 in C: 260 in tutto. 

 

È un traguardo che pochi calciatori riescono a raggiungere, un sogno per tanti ragazzi che cominciano ma pochi come sai arrivano al professionismo…

 

Ho fatto 13 anni di professionismo e di questo ne vado fiero, poi l’ultimo anno all’Imolese. In tutto sono quattro anni di B e 9 di C e quindi, sì, mi ritengo fortunato. 



 

Poi una scelta di vita…

 

Tutto è partito da una mail che ho ricevuto dell’Associazione Italiana Calciatori sulle convenzioni. È come se mi fosse scattato qualcosa. Mi sono informato meglio ed eccoci qui. Stavo cercando un'attività oltre al calcio, sentivo dentro di me l’esigenza di stabilizzarmi. Dopo aver parlato con Stefano, (Ferrario, ndr), ho capito che questa poteva essere una bella opportunità, poi rivelatasi tale. Ho approcciato un mondo completamente nuovo che durante la carriera non conoscevo assolutamente: gestione, amministrazione, contabilità, relazione col cliente. Una nuova strada che mi ha permesso di non vivere quel calo di stimoli che molti calciatori hanno una volta terminata la carriera agonistica sul campo. 

 

Dove hai aperto la tua attività?

 

A San Benedetto del Tronto. Finita la stagione a maggio, sono subentrato ad una attività esistente, diventata poi Fit-Express e ora gestita da me. Ho fatto comunque ancora il calciatore… quest’anno abbiamo vinto il campionato di eccellenza con la Civitanovese. 

Questa nuova attività mi garantisce uno stipendio e mi lascia del tempo per dedicarmi anche ad altro. 

 

Hai la sensazione che il calciatore pensi troppo tardi al dopo-campo o credi che il vento stia cambiando e si punti maggiormente sulla formazione? 

 

Credo che il vento stia cambiando, anche perché si sentono molte storie di calciatori ed ex calciatori in difficoltà un po’ spaesati al termine della carriera. Arrivati ad una certa età è ancora giusto puntare sul calcio ma è altrettanto corretto pensare anche al “dopo". Portare avanti un progetto in parallelo credo che sia comunque una scelta vincente. Le possibilità che ti crei dopo la carriera sono date dalla formazione e da quanto hai deciso di investire su di te mentre giochi. 



 

Un paio di domande anche a Stefano

 

La tua generazione di calciatori è differente dalla generazione di oggi? Qual è la maggiore difficoltà che i ragazzi incontrano? 

 

Con questo mio nuovo ruolo ho avuto a che fare con tanti ragazzi giovani di 24-25 anni, ed ho apprezzato molto il fatto che non vivessero la loro giornata totalmente improntandola sul calcio. In questo vedo già un approccio diverso rispetto a quello che generalmente c’era nei calciatori della mia generazione, e dal mio sicuramente. Mi sembrano più propensi a valutare e ad ascoltare altre possibilità e altre strade. La mia generazione non era così diversa da quella precedente, ha investito molto, perlopiù, sul classico “mattone”. Adesso per fortuna c’è un approccio diverso, decisamente più aperto. 

 

Nel tuo caso, come sei arrivato a Fit-Express? Com’è nata? 

 

Quando a trent’anni sono tornato in C, economicamente le cose erano un po’ cambiate, c’erano delle situazioni un pochino traballanti, il fisico non era più quello dei primi anni… e oltre al classico “mattone”, volevo crearmi qualcosa di mio. Con l’aiuto di mia madre, cercavo in Lombardia un'occasione interessante e mi sono imbattuto, dopo molte ricerche e valutazioni, in questa opportunità. Essendo atleti, quello delle palestre è un mondo che riconosciamo con facilità, un contesto che ci aiuta ad intraprendere una nuova sfida.